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Maggioranza divisa sulle polizze calamità. Salvini: “No all’obbligo”

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Anche il leader di Forza Italia Tajani frena: “Solo volontarie”. Fratelli d’Italia fa retromarcia sul rinvio di un anno per l’assicurazione delle imprese. In Emilia Romagna dopo il 2023 premi cresciuti del 30-40%
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BOLOGNA — Il tema delle polizze obbligatorie contro le calamità naturali divide il governo. Dopo l’emendamento presentato da Fratelli d’Italia per rimandare l’obbligo per le imprese di assicurarsi entro il 31 dicembre di quest’anno, che è stato ritirato, sulla possibilità di imporre anche l’obbligo per le case private si aprono due fronti nell’esecutivo. Che sulle famiglie si stesse già lavorando l’aveva confermato il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, che ieri poi ha precisato che per i cittadini almeno all’inizio si tratterà di una scelta «facoltativa». A poche ore di distanza arriva però il distinguo di Matteo Salvini, che chiude la strada a ogni ipotesi di obbligatorietà, seppur rimandata nel tempo.

«Lo Stato può dare delle indicazioni, questo vale anche per l’assicurazione – spiega il ministro dell’Interno – Può dare un consiglio, però non viviamo in uno Stato etico, dove lo Stato impone, dove lo Stato vieta o obbliga a fare». Sulla stessa linea anche Antonio Taja…

BOLOGNA — Il tema delle polizze obbligatorie contro le calamità naturali divide il governo. Dopo l’emendamento presentato da Fratelli d’Italia per rimandare l’obbligo per le imprese di assicurarsi entro il 31 dicembre di quest’anno, che è stato ritirato, sulla possibilità di imporre anche l’obbligo per le case private si aprono due fronti nell’esecutivo. Che sulle famiglie si stesse già lavorando l’aveva confermato il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, che ieri poi ha precisato che per i cittadini almeno all’inizio si tratterà di una scelta «facoltativa». A poche ore di distanza arriva però il distinguo di Matteo Salvini, che chiude la strada a ogni ipotesi di obbligatorietà, seppur rimandata nel tempo.

«Lo Stato può dare delle indicazioni, questo vale anche per l’assicurazione – spiega il ministro dell’Interno – Può dare un consiglio, però non viviamo in uno Stato etico, dove lo Stato impone, dove lo Stato vieta o obbliga a fare». Sulla stessa linea anche Antonio Tajani, leader di Forza Italia: “L’assicurazione deve essere solo volontaria”.

Anche dall’Emilia-Romagna alluvionata si invita a «non fare lo scaricabarile sui cittadini». Ed è inevitabile che qualsiasi decisione su questo tema abbia risonanza particolare in quel territorio, dove la situazione migliora ma rimane aperto il capitolo cruciale della messa in sicurezza di fiumi e colline.

Ieri il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza per 12 mesi in Emilia-Romagna e Marche, stanziando 24 milioni per i primi interventi di sostegno alle popolazioni colpite. «Poi valuteremo i danni», ha detto la premier Meloni. Resta però da capire come in futuro lo Stato intenda far fronte a eventi estremi sempre più frequenti. Una delle strade scelte è quella delle polizze obbligatorie contro le calamità naturali, che consentiranno di ovviare alla cronica mancanza di fondi pubblici.

Un’ipotesi che però divide maggioranza e governo. A differenza delle imprese, per cui dopo che FdI ha ritirato la proposta di rinvio la scadenza rimarrà quella del 31 dicembre 2024, le famiglie avranno più tempo visto che, come ha detto Musumeci, «c’è aperto un confronto per capire se le compagnie di assicurazione sono disponibili. Noi puntiamo su un partenariato pubblico-privato, poi bisogna decidere se dev’essere, come io sostengo almeno nella prima fase, facoltativo». Propositi che però non piacciono per nulla a Salvini, che non vuol sentire parlare di obbligatorietà.

La prospettiva di doversi assicurare non può che riflettersi innanzitutto su chi le catastrofi le sta vivendo sulla propria pelle, come i romagnoli. Le polizze, avverte la presidente facente funzioni dell’Emilia-Romagna, Irene Priolo, «non possono essere un ribaltamento e uno scaricabarile, perché queste cose si scaricano sui più fragili».

«Se c’è il sostegno dello Stato può andare, altrimenti no», sottolinea invece Alessandra Bucchi, del Comitato unitario vittime del fango di Forlì. «Non è la soluzione giusta se sarà un altro onere a chi ha già avuto pesanti danni, con premi evidentemente alti – continua – Inoltre gli enti dovrebbero garantire la tutela del territorio, non obbligare i cittadini a costi aggiuntivi perché chi ne ha la responsabilità non è capace di gestire nulla. Sarebbe un altro modo per non affrontare il problema e scaricare le responsabilità». Senza contare che, soprattutto da queste parti, non è facile assicurarsi: «Io ho provato a chiedere un preventivo, non me lo fanno», continua Bucchi.

Tra gli imprenditori della zona, giura Roberto Bozzi, presidente di Confindustria Romagna, la maggior parte è già assicurata, ma dopo l’alluvione del 2023 «i prezzi sono cresciuti in modo allucinante, anche del 30-40%». Ragion per cui si augura un’iniziativa nazionale mista pubblico-privata, perché «non possiamo pensare – avverte – che il rischio sia legato a una singola azienda, bisogna fare come a Los Angeles per i terremoti, con un forte sostegno statale». Capitolo a parte per gli agricoltori, che restano fuori dall’obbligo ma hanno comunque seri problemi. «Con Agricat ci sono stati errori madornali – dice Andrea Betti, di Confagricoltura Ravenna – e comunque in zona non si trovano più compagnie disposte a coprire i rischi».

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