ROMA – L’Istat rivede i conti pubblici degli ultimi anni. E aggiunge 98 miliardi al Pil del triennio 2021-2023, dopo averne già messi altri 72 l’anno scorso sul 2021-2022: 170 miliardi di spinta extra.
La straordinaria reazione dell’economia italiana nel post Covid, certificata a posteriori e trainata soprattutto dal Superbonus, consente al Paese di riagganciare il livello di crescita che aveva nel 2008, tre crisi fa. Ma non sono tutte rose e fiori. Perché l’unico Pil rivisto al ribasso, nonostante la forte scossa generale, è proprio il più vicino. Quello dell’anno scorso, dal +0,9 al +0,7%.
Ecco spiegata dunque la prudenza del governo. «Il quadro non cambia, la revisione è di lieve entità e non ci sono tesoretti per la manovra», fanno filtrare dal ministero dell’Economia.
ROMA – L’Istat rivede i conti pubblici degli ultimi anni. E aggiunge 98 miliardi al Pil del triennio 2021-2023, dopo averne già messi altri 72 l’anno scorso sul 2021-2022: 170 miliardi di spinta extra.
La straordinaria reazione dell’economia italiana nel post Covid, certificata a posteriori e trainata soprattutto dal Superbonus, consente al Paese di riagganciare il livello di crescita che aveva nel 2008, tre crisi fa. Ma non sono tutte rose e fiori. Perché l’unico Pil rivisto al ribasso, nonostante la forte scossa generale, è proprio il più vicino. Quello dell’anno scorso, dal +0,9 al +0,7%.
Ecco spiegata dunque la prudenza del governo. «Il quadro non cambia, la revisione è di lieve entità e non ci sono tesoretti per la manovra», fanno filtrare dal ministero dell’Economia.
Caccia al tesoretto
Il tesoretto è materia che scotta. Nessun ministro ammetterebbe di averne uno. Soprattutto in una settimana intensa come questa. Il governo si appresta ad approvare in Consiglio dei ministri la versione aggiornata del Psb, il Piano strutturale di bilancio che da quest’anno sostituisce la Nadef in attuazione del nuovo Patto di stabilità Ue.
I numeri cambieranno, rispetto al testo solo illustrato il 17 settembre, perché ingloberanno le modifiche ufficializzate ieri da Istat. E perché finalmente ci sarà anche il quadro programmatico con un’idea di politiche che il governo vuole portare avanti da qui ai prossimi sette anni, la durata dell’aggiustamento dei conti da garantire a Bruxelles.
L’incontro con le parti sociali
La manovra è lontana, non arriverà prima del 20 ottobre. Il Psb può indicare la direzione di rotta. Di questo parleranno il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario Alfredo Mantovano con i sindacati convocati per le 15.30 di domani nella Sala Verde di Palazzo Chigi. E con le imprese, alle 17.30. A partire proprio dalla fotografia rinnovata dell’Istat.
Come cambiano i conti
Da cui si scopre che il tracollo del Pil del 2020 al -8,9% è stato compensato da un rimbalzo di pari entità nel 2021: +8.9%. Il Pil del 2021 all’inizio era stato stimato al +7%. Poi l’anno scorso portato al +8,3%. E ieri al +8,9%.
Anche nel 2022 l’economia ha continuato il rimbalzo: il Pil è salito e dal +4% stimato in un primo tempo siamo arrivati al +4,7%. L’anno scorso, come detto, una prima frenata, dal +0,9% preventivato al +0,7% reale.
La spinta del Superbonus
Il 2023 è però un anno importante da osservare. Specie dai “cacciatori di tesoretti”. I 43 miliardi in più, scovati dall’Istat, sono quasi tutti imputabili (per 37,5 miliardi) agli investimenti fissi lordi. E tra questi al contributo dei bonus edilizi: Superbonus e bonus facciate, scrive Istat (+28,7%).
Il tanto odiato incentivo edilizio ha dunque mosso l’economia post Covid più di quanto si potesse immaginare. Ma con un costo per i conti pubblici altrettanto micidiale. C’è da chiedersi cosa sarebbe successo, l’anno scorso, senza la spinta dell’edilizia, visto un Pil al +0,7%.
Istat ci dice poi che migliorano anche deficit e debito, misurati rispetto al Pil. Il deficit del 2022 si restringe dall’8,6 all’8,1% e il debito dal 142 al 138%. Il deficit del 2023 scende dal 7,4 al 7,2% e il debito dal 137,3 al 134,6%.
Le prospettive
Cali confortanti. Non è detto però che i ripetano anche quest’anno e il prossimo, visto che il Superbonus ormai è acqua passata. Ecco perché il ministero dell’Economia dice che «non cambiano i principi e il quadro del Psb già esaminato dal Cdm lo scorso 17 settembre». Eventuali spazi in più – da un deficit più basso e da entrate tributarie più alte – dovrebbe essere spesi quest’anno. L’ultimo pasto prima della dieta che inizia dal 2025.