La crisi dell’acciaio manda a picco anche il porto di Taranto. Per lo scalo jonico il 2024 è un anno da dimenticare. Forse il peggiore di sempre, come si evince dai dati del primo semestre e da una tendenza che è rimasta al ribasso anche nei mesi successivi. Il calo della produzione nello stabilimento ex Ilva, dove attualmente è in funzione un solo altoforno e un altro sarà riacceso fra la fine di ottobre e la metà di novembre, ha creato una situazione di stallo. L’export è fermo. Con la quantità complessiva di acciaio che, se diventerà nuovamente operativo un secondo altoforno, a fine anno sfiorerà i due milioni di tonnellate, non potrebbe essere diversamente. Va avanti soltanto il cabotaggio.
Si salvano solo i turisti
L’unico dato positivo è il traffico crocieristico: nei primi sei mesi i passeggeri sono cresciuti del 28% sul 2023. Il traffico delle merci è calato del 36,4%, da un milione e 372mila a poco più di 872mila tonnellate. I container del 24,2 per cento. «Si tratta di risu…
La crisi dell’acciaio manda a picco anche il porto di Taranto. Per lo scalo jonico il 2024 è un anno da dimenticare. Forse il peggiore di sempre, come si evince dai dati del primo semestre e da una tendenza che è rimasta al ribasso anche nei mesi successivi. Il calo della produzione nello stabilimento ex Ilva, dove attualmente è in funzione un solo altoforno e un altro sarà riacceso fra la fine di ottobre e la metà di novembre, ha creato una situazione di stallo. L’export è fermo. Con la quantità complessiva di acciaio che, se diventerà nuovamente operativo un secondo altoforno, a fine anno sfiorerà i due milioni di tonnellate, non potrebbe essere diversamente. Va avanti soltanto il cabotaggio.
Si salvano solo i turisti
L’unico dato positivo è il traffico crocieristico: nei primi sei mesi i passeggeri sono cresciuti del 28% sul 2023. Il traffico delle merci è calato del 36,4%, da un milione e 372mila a poco più di 872mila tonnellate. I container del 24,2 per cento. «Si tratta di risultati ampiamente previsti – spiega Sergio Prete, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mar Jonio – Ci mancano 30 milioni di tonnellate di traffico ex Ilva. La situazione potrebbe migliorare già da ottobre, se dovesse essere rispettato il piano di ripartenza dell’acciaieria, che porterebbe anche traffico di materie prime in entrata». Storicamente l’ex Ilva rappresentava fra il 65 e l’80% della movimentazione del porto di Taranto, collocandolo al terzo posto in Italia.
La ripartenza delle navi di Acciaierie d’Italia
La conferma che qualcosa possa cambiare in meglio già entro la fine dell’anno arriva da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, che ha avviato il ripristino delle unità navali strategiche. A cominciare dalla nave Gemma, bloccata per più di tre anni a Singapore, di cui la gestione ArcelorMittal non si è mai occupata. Il cargo, fra i più grandi del mondo della sua categoria, è destinato al trasporto strategico di materie prime dal Brasile a Taranto e ha una capienza che raggiunge le 315mila tonnellate di minerali. Il suo ritorno a Taranto è previsto per novembre. Anche le altre navi della flotta – Ursa Maior, Ursa Minor, Corona Australe e Corona Boreale – riprenderanno l’attività, garantendo ad Acciaierie d’Italia più autonomia nel trasporto delle commodity.
Dall’Eni all’eolico, gli altri progetti
Fra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025 è prevista la ripresa anche dell’altro ramo strategico del traffico industriale, ossia le rinfuse liquide legate alla raffineria dell’Eni, che nel primo semestre di quest’anno registrano un -4,8 per cento. Oltre che dall’ultimazione del nuovo pontile nel mar Grande, la spinta, con un aumento fra un 1,5 e 2 milioni di tonnellate, secondo le stime dell’Autorità portuale, dovrebbe arrivare dal progetto Tempa Rossa, con l’esportazione di petrolio dalla Basilicata.
Le criticità riguardano anche il traffico container. Il rilancio è legato alla possibilità che il ministero dell’Ambiente scelga Taranto come sede per ospitare un cantiere per gli impianti eolici offshore galleggianti. «Ne abbiamo fatto richiesta e lo stesso ha fatto Brindisi – rivela Prete –. Se fosse scelto il porto di Taranto, una parte consistente del terminal container sarebbe destinata a quell’attività, con rilevanti ricadute economico-occupazionali. Abbiamo puntato sullo sviluppo della filiera dell’eolico e dell’energia. Il porto Taranto è la sede progetto della Vestas Blades Italia, titolare di una concessione demaniale marittima di una piattaforma logistica di 132mila metri quadrati. Qui è cominciata la produzione della pala eolica più grande del mondo, che sarà esportata dal porto. Sempre qui saranno avviati progetti per la produzione di idrogeno fra i più importanti a livello comunitario».
Saranno necessari anche interventi infrastrutturali. Oggi il traffico è condizionato dall’impossibilità di accogliere le grandi navi portacontainer. Un intervento di dragaggio per l’adeguamento dei fondali è attualmente fermo per problemi di carattere amministrativo e finanziario. «Ministero e Regione Puglia stanno discutendo su come accelerare la ripresa dei lavori», dice il presidente dell’Autorità. L’opera è fondamentale per consentire allo scalo del capoluogo jonico di sviluppare un’altra attività strategica.