“Assicurerai l’effettiva e coerente attuazione delle nuove regole fiscali del Patto di Stabilità e crescita”. Sta in questa frase, a pagina 5 della lettera di incarico di Ursula von der Leyen a Valdis Dombrovskis, il rapporto che legherà l’Italia al nuovo commissario europeo per l’economia per i prossimi cinque anni. Un tempo quasi coincidente con i sette anni che l’Italia chiederà all’Europa per rientrare nei parametri del Patto di Stabilità.
I numeri disastrosi
O meglio per incanalarsi nella giusta direzione, perché se l’obiettivo del deficit sotto il 3% è forse fattibile, resta impossibile quello della riduzione del debito al 60% del Pil. A fine 2023 l’Eurostat ha certificato che il rapporto debito/Pil italiano era al 137,3%, il più alto dopo quello della Gre…
“Assicurerai l’effettiva e coerente attuazione delle nuove regole fiscali del Patto di Stabilità e crescita”. Sta in questa frase, a pagina 5 della lettera di incarico di Ursula von der Leyen a Valdis Dombrovskis, il rapporto che legherà l’Italia al nuovo commissario europeo per l’economia per i prossimi cinque anni. Un tempo quasi coincidente con i sette anni che l’Italia chiederà all’Europa per rientrare nei parametri del Patto di Stabilità.
I numeri disastrosi
O meglio per incanalarsi nella giusta direzione, perché se l’obiettivo del deficit sotto il 3% è forse fattibile, resta impossibile quello della riduzione del debito al 60% del Pil. A fine 2023 l’Eurostat ha certificato che il rapporto debito/Pil italiano era al 137,3%, il più alto dopo quello della Grecia, contro una media dell’Eurozona dell’81,7%. Nello stesso periodo, il rapporto deficit/Pil stava al 7,4% contro il 3,6% dei Paesi che adottano l’euro. Di fronte a questi numeri disastrosi, una magra consolazione è che tutti gli Stati membri tranne Cipro e Danimarca (entrambi +3,1%), Irlanda (+1,7%) e Portogallo (+1,2%), hanno segnato un disavanzo. I deficit più elevati sono stati, però, il nostro e quelli di Ungheria (-6,7%) e Romania (-6,6%), sebbene undici Stati membri presentassero deficit superiori al 3% del Pil.
Il falco nordico Dombrovskis
Il rapporto di Dombrovskis con l’Italia non sarà idilliaco, perché il nuovo commissario si colloca in quella lista di falchi nordici che vedono come il fumo negli occhi il Sud d’Europa con i ratio fuori controllo. Tanto per capire, quando a dicembre i ministri finanziari dell’Ue cercavano di accordarsi sul nuovo patto di Stabilità, si era fatta largo l’idea che si potesse rinviare di un anno il ritorno in vigore dei paletti economici sospesi con il Covid. Allora Dombrovskis rispose perentorio: “Posporre l’attuazione per un altro anno al 2026 non è l’opzione più desiderabile”. E così si è fatto.
Ora dovrà essere lui a dare l’imprimatur ai conti che Meloni e Giorgetti spediranno a Bruxelles per capire se stanno facendo bene o no. Il piano di rientro non è stata ancora preparato, perché il titolare del Tesoro ha chiesto di aspettare fino al 23 settembre, quando l’Istat pubblicherà i numeri italiani degli ultimi cinque anni e la speranza è che li riveda al rialzo, almeno a partire dal 2021. Sarebbe una boccata di ossigeno per un Paese come l’Italia che, non potendo ridurre il debito, punta almeno sulla crescita del Pil per migliorarne il rapporto.
Quanto ai sacrifici, la stima per ridurre il deficit e raggiungere i target è che da qui a sette anni si debbano trovare risparmi per 13 miliardi l’anno, al netto dei provvedimenti che il governo vorrà adottare. Ed è da aprile di quest’anno, quando fu pubblicato il Documento di economia e finanza, che Meloni e Giorgetti si rifiutano di comunicare le stime programmatiche dei conti pubblici, limitandosi a dare solo quelle tendenziali per non spaventare – si disse allora - gli elettori italiani che da lì a poco sarebbero stati chiamati alle urne per le europee. Non si son mai sognati di dire come vorrebbero intervenire nei prossimi anni sulle pensioni, sugli stipendi pubblici, sulla spesa sanitaria o sulla politica per le famiglie, cavalli di battaglia delle campagne politiche della destra. Ora i nodi verranno al pettine, e le maglie non saranno quelle larghe di Gentiloni, ma quelle strette di Dombrovskis.