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Donnarumma frena sulla quotazione di Fs. “Apriremo il capitale”

L’amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo FS Italiane Stefano Antonio Donnarumma in occasione della seconda giornata del 50° Forum Ambrosetti “Intelligence on the world Europe, and Italy, lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive”. Cernobbio 7 Settembre 2024 ANSA / MATTEO BAZZI (ansa)

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L’ad del gruppo ipotizza la vendita di quote di minoranza a fondi privati
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ROMA - Lo sbarco di Fs in Borsa può attendere. Il passo resta prudente. “Non siamo pronti per la quotazione perchè non c’è un progetto di quotazione”, spiega l’amministratore delegato del gruppo ferroviario, Stefano Donnarumma. Toni perentori. Ma su un’eventuale privatizzazione, le parole si fanno più morbide.

Il cantiere è aperto. “Stiamo studiando la maniera di poter aprire il capitale anche a privati, questo chiaramente riguarda un perimetro ancora da definire”, spiega durante un punto stampa a InnoTrans 2024, la fiera internazionale per le tecnologie dei trasporti in corso a Berlino.

L’ad chiarisce che "sono state fatte delle ipotesi, che però non sono state validate” perché “bisogna capire se c’è una quota di minoranza che possa essere condivisa con dei fondi privati”. La questione è ben inquadrata: per Donnarumma il controllo della società “deve rimanere statale”. E nel caso in cui dovesse essere lui ad occuparsi del progetto lo farebbe “solo a determinate condizioni che blindas…

ROMA - Lo sbarco di Fs in Borsa può attendere. Il passo resta prudente. “Non siamo pronti per la quotazione perchè non c’è un progetto di quotazione”, spiega l’amministratore delegato del gruppo ferroviario, Stefano Donnarumma. Toni perentori. Ma su un’eventuale privatizzazione, le parole si fanno più morbide.

Il cantiere è aperto. “Stiamo studiando la maniera di poter aprire il capitale anche a privati, questo chiaramente riguarda un perimetro ancora da definire”, spiega durante un punto stampa a InnoTrans 2024, la fiera internazionale per le tecnologie dei trasporti in corso a Berlino.

L’ad chiarisce che "sono state fatte delle ipotesi, che però non sono state validate” perché “bisogna capire se c’è una quota di minoranza che possa essere condivisa con dei fondi privati”. La questione è ben inquadrata: per Donnarumma il controllo della società “deve rimanere statale”. E nel caso in cui dovesse essere lui ad occuparsi del progetto lo farebbe “solo a determinate condizioni che blindassero la società”. I tempi, tra l’altro, non sarebbero immediati: almeno due anni.

L’attenzione resta focalizzata sul piano industriale a 5 anni che il gruppo sta predisponendo e che contempla ipotesi di partnership, “anche internazionali”. Intanto bisogna spendere i fondi del Pnrr. “Il dubbio ‘finiamo o no le opere’ non si pone: quelle iniziate saranno finite”, rassicura il manager, spiegando che il gruppo è “già a quota dieci miliardi sui venticinque totali” e che se alcune opere non dovessero essere completate entro il 30 giugno 2026, “sono comunque finanziabili”.

I cantieri, però, rischiano di provocare nuovi disagi dopo quelli registrati durante i mesi estivi. Donnarumma prova a tenere il punto: “I cantieri aperti in estate - dice - sono quasi tutti completati, ora ne partiranno altri, alcuni più impattanti, altri meno”. “In Germania - spiega - preferiscono chiudere per 6-7 mesi le tratte interessate dai lavori: noi non facciamo così, la linea rimane aperta anche se produce disservizi”. Questione di scelte.

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