✕

Il pressing di Pechino sulle aziende cinesi: “Non comprate i chip Nvidia”

Continua la ‘guerra’ dei microprocessori tra le due superpotenze. Il governo di Xi Jinping vuole bloccare i prodotti hi-tech che non rientrano tra le sanzioni decise dall’amministrazione Biden
1 minuti di lettura

Pechino è in pressing sulle aziende cinesi affinché acquistino i chip destinati a supportare gli algoritmi dell'Intelligenza Artificiale (IA) da produttori locali invece che dal colosso americano Nvidia. Secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg, che cita fonti vicine al dossier, la richiesta rientra nel più ampio piano di espansione dell'industria cinese dei semiconduttori, che punta anche ad aggirare le sanzioni di Washington. Il governo cinese, in particolare, chiede alle sue imprese di non acquistare più i chip H20 fabbricati dalla società guidata da Jen-Hsun Huang e utilizzati per sviluppare i modelli di IA.

È l’ultima puntata della ‘guerra dei chip’ che si trascina ormai da anni fra le due superpotenze.

Da un lato c’è il leader cinese Xi Jinping, che promuove finanziamenti in favore dell’industria nazionale sia attraverso i fondi del governo centrale sia attraverso banche e imprese statali. Uno degli ultimi round risale alla primavera scorsa, quando Pechino ha stanziato 344 miliardi di yuan (44,6 miliardi di euro): il più grande dei finanziamenti lanciati dal ‘Fondo di investimento dell'industria cinese dei circuiti integrati’, che ha come maggiore azionista il ministero delle Finanze. Il mantra di Xi è uno: concentrare gli sforzi sulle "nuove forze produttive”.

Dall'altro lato, invece, ci sono la Casa Bianca, che alza barriere all’export di tecnologia made in Usa verso Pechino, e la stessa Nvidia che – almeno fino a oggi – ha concluso affari miliardari da quelle parti. Soltanto l’estate scorsa il Financial Times, citando le stime della società di consulenze SemiAnalysis, aveva previsto consegne di chip Nvidia H20 per circa 12 miliardi di dollari a Pechino. Ovvero un microprocessore che costa tra 12 e 13mila dollari e non rientra nei prodotti vietati dall’amministrazione Biden.

Adesso le cose cambiano ancora. La Cina, sostiene Bloomberg, spinge verso l’autarchia tecnologica le sue aziende. Al netto del mercato sotterraneo di chip proibiti svelato dal Wall Street Journal nel luglio scorso. Ma questa è un’altra storia.

Leggi i commenti