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Banche centrali: occhi puntati su inflazione europea e lavoro americano

(reuters)

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La settimana finanziaria scandita dall’indice dei prezzi nell’eurozona e dall’occupazione Usa. In Cina si misura la fiducia delle imprese
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Milano – Il principale dato della prossima settimana sarà quello sull'inflazione dell'Eurozona che, dopo la sorpresa al ribasso dei dati di Francia e Spagna, potrebbe anch’essa risultare inferiore alle attese. L’attenzione sarà rivolta principalmente ai prezzi nel settore dei servizi, in rallentamento sia in Francia che in Spagna. Il consenso di Bloomberg stima un'inflazione all'1,9%, mentre gli swap prezzano un 1,6%.

Prima del dato sull'intera area, lunedì ci saranno i numeri di Italia e Germania. Da martedì primo ottobre a venerdì 4 ottobre in Cina i mercati resteranno chiusi per la festivita' della Golden Week, in cui si celebra l'anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese.

Negli Usa venerdi' avremo i dati sul mercato del lavoro con i nuovi occupati attesi in lieve calo e il tasso di disoccupazione stabile al 4,2%. Dati superiori alle attese porterebbero gli operatori a ridurre le attese di taglio tassi Fed.

Sempre negli Usa martedì e giovedì avremo rispettiva…

Milano – Il principale dato della prossima settimana sarà quello sull'inflazione dell'Eurozona che, dopo la sorpresa al ribasso dei dati di Francia e Spagna, potrebbe anch’essa risultare inferiore alle attese. L’attenzione sarà rivolta principalmente ai prezzi nel settore dei servizi, in rallentamento sia in Francia che in Spagna. Il consenso di Bloomberg stima un'inflazione all'1,9%, mentre gli swap prezzano un 1,6%.

Prima del dato sull'intera area, lunedì ci saranno i numeri di Italia e Germania. Da martedì primo ottobre a venerdì 4 ottobre in Cina i mercati resteranno chiusi per la festivita' della Golden Week, in cui si celebra l'anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese.

Negli Usa venerdi' avremo i dati sul mercato del lavoro con i nuovi occupati attesi in lieve calo e il tasso di disoccupazione stabile al 4,2%. Dati superiori alle attese porterebbero gli operatori a ridurre le attese di taglio tassi Fed.

Sempre negli Usa martedì e giovedì avremo rispettivamente l'Ism manifatturiero e quello dei servizi; il secondo è importante perchè a differenza del primo rimane ancora in area di espansione.

Dalla Cina, arriveranno lunedi' 30 settembre le indicazioni dei Pmi sulla fiducia delle imprese manifatturiere. I dati sono attesi in lieve miglioramento, ma occorrerà aspettare probabilmente il prossimo mese per vedere se ci sarà un impatto positivo sul sentiment delle aziende proveniente dalle recenti misure implementate dalle autorità di Pechino.

LE BANCHE CENTRALI

Dal lato banche centrali lunedì ci sarà l'intervento di Christine Lagarde e quello di Jerome Powell da cui non ci aspettiamo particolari sorprese, mentre durante la settimana seguiranno le dichiarazioni di vari membri della Bce e della Fed. Infine, mercoledì ci sarà la decisione della banca centrale polacca, che dovrebbe lasciare i tassi fermi al 5,75%. "Nella prossima ottava - commenta Vincenzo Bova, strategist di Mps - occhio ai dati americani. Comunque penso che già martedì potrebbero uscire dei numeri non troppo buoni sul fronte dell'Ism manifatturiero Usa e tendenzialmente la settimana potrebbe non essere all'altezza di quella appena trascorsa. Per cui non escludo che i mercati potrebbero smaltire l'eccesso che c’è stato soprattutto per effetto della Cina e non essere molto positivi. Tra l'altro la volatilità dovrebbe aumentare e i mercati cinesi resteranno chiusi da martedì a venerdì per cui penso sarà difficile che le Borse riescano a reggere dei ritmi di crescita come quelli a cui abbiamo appena assistito".

LA SPINTA CINESE AL DOW JONES

Nella settimana appena trascorsa i mercati devono solo ringraziare la Cina. In Asia le Borse sono salite e l'azionario cinese è tornato ai livelli del 2008, mentre I listini europei hanno applaudito più di quelli americani, specie il Dax di Francoforte che ha toccato dei nuovi massimi. A Wall Street invece è volato soprattutto il Dow Jones, che è l'indice più legato gli scambi con la Cina, mentre il Nasdaq è salito in modo più contenuto, senza segnare nuovi livelli record. "Le autorità di Pechino - commenta Bova - si sono finalmente mosse, approvando delle vere misure di politica monetaria e fiscale per migliorare la crescita dell'economia e non solo delle micro-misure come quelle prese finora".

Ma questi stimoli basteranno per far ripartire la ripresa cinese? "A livello strutturale no - commenta Bova - mentre serviranno invece a livello ciclico, per smuovere l'economia, almeno per un paio di mesi. D'altronde l'obiettivo dichiarato è quello di raggiungere il target di una crescita del 5% a fine anno e di iniziare bene il 2025. Tuttavia è impensabile che la Cina possa tornare a livelli di crescita stellare nel medio periodo, per quello servirebbe far decollare i consumi e sbloccare la crisi immobiliare. E per farlo queste misure probabilmente sono ancora insufficienti".

LE INCERTEZZE DI NOVEMBRE

Il Pce, l'indice dei prezzi delle spese per consumi personali, il preferito dalla Fed, venerdì scorso è sceso più del previsto, al 2,2% su base annua ad agosto, contro un atteso aumento del 2,3% e l'indice “core” è aumentato del 2,7%, in linea con le aspettative. Tuttavia questi dati non bastano per capire cosa farà la Fed a novembre. La banca centrale Usa ha già abbassato i tassi di mezzo punto percentuale la scorsa settimana e non c'è dubbio che ha la strada spianata per un ulteriore taglio. "Se la Fed volesse ridurli di altri 50 punti base, i dati sull'inflazione non sarebbero un ostacolo", ha commentato Omair Sharif, economista di Inflation Insights, anche se a questo punto la Fed per decidere guarderà soprattutto ai dati sul mercato del lavoro, più che quelli sull'inflazione. "I mercati - spiega Bova - prezzano 75 punti di tagli di qui alla fine dell'anno, ma non è ancora chiaro se la riduzione di mezzo punto sarà a novembre o a dicembre. Diciamo che a novembre e dicembre le probabilità di un taglio di 50 o 25 punti base al momento sono alla pari".

FED DOVREBBE TAGLIARE TASSI GRADUALMENTE

Il presidente della Federal Reserve di St. Louis, Alberto Musalem invita la banca centrale a tagliare i tassi "gradualmente", dopo la riduzione di mezzo punto, piu' ampia del solito, avviata all'inizio di questo mese. Secondo Musalem l'economia statunitense potrebbe reagire "molto vigorosamente" a condizioni finanziarie più accomodanti, stimolando la domanda e prolungando la missione della banca centrale di riportare l'inflazione al 2%. "Per me, si tratta di allentare il freno in questa fase. Si tratta di rendere la politica gradualmente meno restrittiva", ha detto Musalem al Financial Times. I commenti di Musalem, che ad aprile è diventato presidente della Fed di St.Louis e l'anno prossimo sarà membro votante del Fomc, sono arrivati meno di due settimane dopo che la Fed ha tagliato i tassi di mezzo punto percentuale, rinunciando al piu' tradizionale taglio di un quarto di punto per dare il via al suo primo ciclo di allentamento dall'inizio del Covid-19 all'inizio del 2020. Musalem ha affermato che i rischi di un indebolimento o di un riscaldamento troppo rapido dell'economia sono ora bilanciati e che la prossima decisione sui tassi, che si terrà il 6 novembre, un giorno dopo le elezioni presidenziali, dipenderà dai dati.

A questo proposito i pronunciamenti dei funzionari della Fed sono stati molto diversi l'uno dall'altro.Tuttavia secondo Muslem la mossa di mezzo punto a settembre è stata positiva, perchè "era opportuno iniziare con un messaggio forte e chiaro all'economia: ora partiamo da una posizione di forza", ha affermato.

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