”Le elezioni Usa porteranno incertezza. Eurobond non attuali”
di Giovanni PonsVincent Mortier, membro del Comitato di Direzione di Amundi e del comitato esecutivo. Foto ©Magali Delporte
Vincent Mortier, dal suo osservatorio di capo degli investimenti di Amundi, primo gestore europeo con 2150 miliardi di euro amministrati per conto di 100 milioni di clienti, come interpreta il recente taglio dei tassi della Fed dello 0,5%?
“La Fed era accusata di essere in ritardo nel controllo dell’inflazione, ma quando ha visto che il mercato del lavoro si stava deteriorando e che l’inflazione non era più un problema ha deciso di agire anche guardando al futuro. Siamo vicini alle elezioni, un momento che aumenta il livello di incertezza, e il taglio dello 0,5% previene possibili turbolenze future. Farlo dopo potrebbe essere più difficile”.
Le elezioni in Usa, dunque, porteranno instabilità sui mercati?
“Sia Trump che Harris hanno programmi che prevedono manovre di espansione fiscale in un momento in cui il deficit e il debito pubblico sono già alti. La Fed è preoccupata e quindi taglia i tassi anche per alleviare il peso degli interessi. Inoltre Trump con l’introduzione di nuovi …
Vincent Mortier, dal suo osservatorio di capo degli investimenti di Amundi, primo gestore europeo con 2150 miliardi di euro amministrati per conto di 100 milioni di clienti, come interpreta il recente taglio dei tassi della Fed dello 0,5%?
“La Fed era accusata di essere in ritardo nel controllo dell’inflazione, ma quando ha visto che il mercato del lavoro si stava deteriorando e che l’inflazione non era più un problema ha deciso di agire anche guardando al futuro. Siamo vicini alle elezioni, un momento che aumenta il livello di incertezza, e il taglio dello 0,5% previene possibili turbolenze future. Farlo dopo potrebbe essere più difficile”.
Le elezioni in Usa, dunque, porteranno instabilità sui mercati?
“Sia Trump che Harris hanno programmi che prevedono manovre di espansione fiscale in un momento in cui il deficit e il debito pubblico sono già alti. La Fed è preoccupata e quindi taglia i tassi anche per alleviare il peso degli interessi. Inoltre Trump con l’introduzione di nuovi dazi e eventuali limitazioni all’immigrazione, può generare nuova inflazione. Lo scenario di “soft landing” è ancora quello su cui tutti stanno scommettendo ma le probabilità di una recessione sono in aumento”.
Quali sono i segnali di rallentamento dell’economia americana?
“I consumi sono sempre stati un supporto importante per l’economia Usa ma ora i risparmi stanno diminuendo a fronte di un aumento del credito al consumo. C’è un effetto ricchezza positivo dovuto all’aumento del valore degli immobili e al buon andamento della Borsa che induce a consumare di più, ma si sta facendo a debito. E ciò può diventare un problema per l’economia americana, lo Stato già paga un trilione di dollari di interessi sul deficit e un ulteriore aumento limiterebbe la capacità di nuovi interventi di stimolo. Se dopo le elezioni arrivasse una recessione le capacità di manovra sarebbero minori”.
E’ una conseguenza dell’inflazione seguita all’enorme stimolo fiscale varato per combattere il Covid ?
“Il mercato del lavoro americano va ancora bene ma l’inflazione ha bruciato una parte dei salari che non si sono adeguati e ha reso molti cittadini americani più poveri allargando le diseguaglianze. Gli affitti sono saliti in misura importante e molti americani non hanno ancora la casa di proprietà. Tutto ciò supporta la politica di Trump”.
Quante probabilità ha Trump di vincere secondo i vostri modelli previsionali?
“Al momento si può dire che la corsa alla Casa Bianca sia 50-50. Il vero interrogativo è chi controllerà il Congresso se il voto confermerà un testa a testa tra democratici e repubblicani. Una vittoria di Trump con il Congresso in mano ai democratici o una vittoria di Harris con un Congresso in mano ai repubblicani creerebbe molta incertezza. Vi sarebbero difficoltà ad approvare le leggi per il sostegno alle manovre fiscali annunciate dai due contendenti con conseguente aumento del debito pubblico”.
Come sta l’Europa che ha cominciato per prima a tagliare i tassi a giugno e ha proseguito in settembre?
“Ora la Fed e la Bce sono allineate nella discesa del costo del denaro e questo è un bene anche per l’equilibrio delle valute. L’istituzione guidata da Christine Lagarde ha delle previsioni prudenti per l’economia europea, la Germania è sofferente e l’Europa è più dipendente dalle materie prime. C’è bisogno di supportare l’economia per non farla andare in recessione”.
Quindi continuerà nel percorso di riduzione dei tassi di interesse?
“La Bce, diversamente dalla Fed, ha il mandato per controllare solo l’inflazione che deve convergere intorno al 2%. Dunque dovrebbe continuare a tagliare anche se in maniera meno aggressiva visto che ha cominciato per prima. La grande domanda è: cosa farà la Bce se l’anno prossimo l’Europa dovesse registrare un aumento dell’inflazione dovuto all’introduzione dei dazi americani o un incremento dei prezzi delle materie prime. Sarà disposta ad accettare un ‘inflazione un pò più alto per continuare a stimolare l’economia?”.
In Europa c’è un caso Francia, l’instabilità politica ha fatto salire lo spread tra Oat e Bund tedeschi a 70 punti da un livello storico di 45. Come valuta questo nuovo fattore?
“Il Parlamento in Francia è molto diviso, c’è più incertezza, non si escludono nuove elezioni a giugno. Il deficit è alto, più delle previsioni, ma con un Parlamento così frammentato non si possono varare riforme strutturali. In questa situazione lo spread con il Bund a 70 è correttamente prezzato, se andasse verso 100 sarebbe un’occasione per investire”.
Il rapporto Draghi invòca un colpo di reni dell’Europa attraverso un grande piano di investimenti finanziato da eurobond. È d’accordo?
“La prospettiva indicata da Draghi è quella giusta, ci sono tante buone idee nel suo rapporto. Ma credo che la Ue non sia ancora pronta per gli eurobond. I tedeschi vivono ancora il trauma dell’iperinflazione degli anni ’30, vogliono ortodossia su debito e inflazione, la moneta non si deve svalutare. La notizia positiva è che con la Germania e la Francia più in difficoltà rispetto a Spagna e Italia le differenze all’interno dell’Europa diminuiscono e così anche il rischio di una sua disgregazione”.
I problemi dell’economia tedesca derivano in parte dal rallentamento della Cina. Cosa sta succedendo in quel paese?
“La Cina sta cambiando modello di crescita, da immobiliare e esportazioni a transizione energetica, auto elettrica, tecnologia, robotics con grandi investimenti finanziati dalle banche. Le esportazioni sono così rimaste alte, ora si tratta di aumentare i consumi interni. Ma il mercato del lavoro è molto difficile per i giovani, soprattutto nelle grandi città. La disoccupazione giovanile è al 25%, la generazione “one child” che non riesce a trovare sbocchi. Quando le autorità cinesi riusciranno a risolvere questi problemi la Cina sarà veramente competitiva, anche rispetto agli Usa”.
Di fronte allo scenario mondiale che ha delineato quali sono le decisioni migliori che gli investitori dovrebbero prendere?
“Gli investimenti dipendono dal proprio orizzonte temporale. Se si ragiona a breve termine occorre essere molto cauti, curva dei rendimenti a breve e niente tecnologia. Se la prospettiva è più lunga bisogna diversificare molto sull’azionario, anche geograficamente. Con un focus sulle società dai buoni fondamentali e che distribuiscono dividendi”.
Quali lezioni trarre dallo shock di inizio agosto, quando i mercati sono caduti per i dati sul lavoro americani e l’indebolimento della valuta giapponese?
“I mercati hanno mostrato debolezza, la recessione non è prezzata nei mercati azionari che ora sono tornati a prevedere uno scenario di soft landing. Se arrivasse una recessione la botta sarà forte. E poi che non bisogna essere esposti su “trade” speculativi, come quello che prevedeva di indebitarsi in yen per comprare titoli tecnologici americani. Meglio puntare sui fondamentali, i bond con i tassi in ribasso offrono una buona protezione così come l’oro e il rame che è il protagonista della transizione energetica”.
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