L’elogio della gentilezza nei luoghi di lavoro: così i risultati dipendono dall’educazione
di Irene Maria ScaliseROMA – La gentilezza è sempre più di moda. Andrebbe inserita nei curriculum o negli annunci di ricerca al lavoro. Gli editori producono libri di economia con titoli come The Power of Nice o Elogio della gentilezza o ancora L’arte di essere gentile. LinkedIn è invaso da video che mostrano manager che sono incredibilmente generosi con i senzatetto, fanno volontariato e hanno un cuore d’oro. Le aziende sponsorizzano sempre più i valori della grazia e gentilezza d’animo. Al lavoro ma non solo.
Una moda banale e rivelatrice
Secondo un editoriale dell’Economist la moda della gentilezza è però contemporaneamente “banale e rivelatrice”. “Banale”, perché non è certo una sorpresa che le persone rispondano positivamente al comportamento educato di colleghi e capi. C…
ROMA – La gentilezza è sempre più di moda. Andrebbe inserita nei curriculum o negli annunci di ricerca al lavoro. Gli editori producono libri di economia con titoli come The Power of Nice o Elogio della gentilezza o ancora L’arte di essere gentile. LinkedIn è invaso da video che mostrano manager che sono incredibilmente generosi con i senzatetto, fanno volontariato e hanno un cuore d’oro. Le aziende sponsorizzano sempre più i valori della grazia e gentilezza d’animo. Al lavoro ma non solo.
Una moda banale e rivelatrice
Secondo un editoriale dell’Economist la moda della gentilezza è però contemporaneamente “banale e rivelatrice”. “Banale”, perché non è certo una sorpresa che le persone rispondano positivamente al comportamento educato di colleghi e capi. Ci vorrebbe un bel coraggio – ironizza l’Economist – per affermare il contrario e scrivere libri che elogiano l’antipatia dietro la scrivania. Sarebbe una sorta di assurdo elogio del lavorativamente scorretto. “Rivelatrice”, perché mostra come il pendolo della leadership stia cambiando e virando verso un modo molto più educato di comandare.
Studi e ricerche sull’argomento si sprecano. Una recente meta-analisi sulla gentilezza e sulla leadership efficace, condotta dalla Texas Tech University conclude che spesso le due cose vanno di pari passo. Mentre degli studi sulla gradevolezza dei capi, rivelano come uno dei tratti della personalità dei "Big Five" (insieme all'apertura all'esperienza, alla coscienziosità, all'estroversione e al nevroticismo), è proprio quello legato al comportamento etico, alla fiducia sul posto di lavoro e alla sicurezza psicologica.
Un recente articolo della Stanford University ha esaminato la relazione che si crea tra la personalità dei dirigenti e come vengono percepiti. Secondo il sito di valutazione dei dipendenti Glassdoor, i capi gradevoli sono sinonimo di culture più collaborative e innovative. Parte di questo cambiamento riflette senza dubbio il modo in cui le organizzazioni si sono evolute: i team contano più del potere del singolo. E ancora. Uno studio dell'University College di Londra ha esaminato le prestazioni degli studenti Mba alla London Business School in dieci anni accademici e ha scoperto che la gradevolezza migliora i risultati. Ci si è insomma definitivamente allontanati dallo stereotipo che "i bravi ragazzi finiscono ultimi", e in particolare è in atto la riscossa per le donne che hanno sofferto a lungo per il pregiudizio di essere meno competenti se mostrano calore.
Cosa conta per un capo
La gradevolezza non è però l'unica caratteristica che conta per un capo: una persona deliziosa ma altamente nevrotica potrebbe avere difficoltà in situazioni stressanti. Anche il parere dei dipendenti varia: ad alcuni importa meno dell'empatia e di più dei soldi. Le persone che ottengono un punteggio inferiore in termini di gradevolezza sono inclini a essere meno fiduciose, più competitive e più conflittuali. E naturalmente si cambia da settore a settore. i capi del settore finanziario sono generalmente meno gentili rispetto a quelli che lavorano nel settore sanitario. Non solo. La gentilezza può anche contare meno in ruoli in cui la negoziazione è molto intensa, come le vendite.
La scortesia non va di moda
Ciò per cui sicuramente non c'è scusa è la scortesia. Esiste un livello base di decenza, civiltà e cortesia a cui tutti hanno diritto e da cui tutte le organizzazioni traggono beneficio. Insomma, la gentilezza non è ancora sicuro che sia sinonimo di successo di gestione. Ma la sua assenza è certamente un fallimento di gestione.