La manovra “correttiva” di Giorgetti: l’impatto sul Pil si ferma allo 0,3%
di Giuseppe Colombo , Valentina ConteIl ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti
(ansa)ROMA — Una manovra fiacca. Che fa poco per la crescita. Nel 2025 porterà una mini dote al Pil: appena lo 0,3 per cento. Poi la scia delle misure del governo Meloni si farà ancora più debole.
Non basterà la spinta del taglio al cuneo contributivo e il sostegno alle famiglie numerose, le due misure che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, indica nel Piano strutturale di bilancio come leve capaci di generare «un impulso favorevole sui consumi» e sugli investimenti delle imprese, attraverso la maggiore domanda.
Pil ottimistico
Il respiro è corto. Potrebbe esserlo ancora di più alla luce di quanto segnala l’Ufficio parlamentare di bilancio, l’Authority dei conti pubblici. Ci sono rischi, interni (industria ed edilizia in frenata) e internaziona…
ROMA — Una manovra fiacca. Che fa poco per la crescita. Nel 2025 porterà una mini dote al Pil: appena lo 0,3 per cento. Poi la scia delle misure del governo Meloni si farà ancora più debole.
Non basterà la spinta del taglio al cuneo contributivo e il sostegno alle famiglie numerose, le due misure che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, indica nel Piano strutturale di bilancio come leve capaci di generare «un impulso favorevole sui consumi» e sugli investimenti delle imprese, attraverso la maggiore domanda.
Pil ottimistico
Il respiro è corto. Potrebbe esserlo ancora di più alla luce di quanto segnala l’Ufficio parlamentare di bilancio, l’Authority dei conti pubblici. Ci sono rischi, interni (industria ed edilizia in frenata) e internazionali (guerre e Germania in fase di stallo), che il governo non tiene pienamente in conto. E c’è quel Pil un po’ ottimistico nel triennio 2025-2027, soprattutto nel 2026, anno finale del Pnrr che potrebbe però scontare «colli di bottiglia nell’offerta» per la «concentrazione» dei troppi progetti spostati in avanti. In ogni caso, l’Upb ha validato il “quadro tendenziale” del Piano, quello cioè senza le politiche che deciderà il governo.
La stretta sulla spesa
Se però guardiamo al “quadro programmatico” che include anche l’impatto della manovra, scopriamo che il governo si affida molto al taglio del cuneo e dell’Irpef, resi strutturali, per sostenere il Pil in crescita all’1,2% il prossimo anno e all’1,1% nel 2026. Senza, il Pil del 2025 avanzerebbe dello 0,9 appena. E quello del 2026 cadrebbe giù per effetto della restrizione alla spesa primaria netta, imposta dai nuovi criteri europei. La spesa potrà aumentare al massimo dell’1,3% il prossimo anno, sotto la media dell’1,5% che l’Italia dovrà rispettare fino al 2031.
Il giallo della manovra correttiva
Quella che l’esecutivo sta preparando è dunque una legge di bilancio restrittiva. Meglio «correttiva» per dirla con le parole che Giorgetti ha messo nero su bianco nella bozza del Psb arrivata venerdì mattina sul tavolo del Consiglio dei ministri. In un passaggio della premessa, il titolare del Tesoro ha ricordato qual è il prezzo da pagare se si vuole mantenere la curva della spesa in equilibrio fino al 2029, data ultima del Piano.
Il conto è dato da «misure di contenimento della spesa» e «maggiori entrate» affidate all’adempimento collaborativo e al concordato preventivo biennale. Il passaggio dolente è stato cancellato con un colpo di bianchetto.
La dicitura «manovra correttiva» e il relativo ragionamento non compaiono più nella versione del Psb trasmessa alle Camere. Un “giallo” che si spiega con ragioni politiche traducibili nella non convenienza a parlare di interventi correttivi.
Le forbici in azione
Ma ieri lo stesso ministro non ha nascosto la necessità di impugnare le forbici. Durante un incontro alla Banca Popolare di Sondrio l’ha detto chiaramente: «Taglieremo tante spese, cercheremo di economizzare e fare efficienza». Oltre a chiamare «un po’ a concorso anche chi ne ha le possibilità», cioè banche e assicurazioni.
Le misure da finanziare in manovra non sono molte, ma costano. A maggior ragione se, oltre al taglio strutturale del cuneo e dell’Irpef a tre aliquote, si vogliono mettere soldi sul rinnovo dei contratti pubblici, aumentare le risorse per la sanità e approvare un pacchetto per la natalità che per ora ha solamente i titoli: assegno unico, asili nido, congedi parentali e l’estensione alle autonome del bonus per le mamme lavoratrici.
Le riforme fotocopia
Trovare le coperture che mancano è solo uno dei compiti a casa. Il governo deve accelerare sulle riforme, se vuole garantirsi un aggiustamento dei conti lungo sette anni. Gli impegni riportati nel Psb sfruttano la scia delle riforme del Pnrr. E aggiungono poco.
Sulla concorrenza, ad esempio: l’obiettivo è confermare la legge annuale. Sul fisco: la compliance e la lotta all’evasione fiscale ricalcano le misure già contenute nella delega fiscale. Riforme “fotocopia” che avranno un impatto limitato sulla crescita.
Insieme agli investimenti «potrebbero condurre ad un aumento del Pil del 3,8% entro il 2031», si legge nel Piano. Ma i primi effetti si vedrebbero solo dal 2028, con un modesto +0,1%. Se invece si aggiungono le riforme e gli investimenti del Pnrr ancora da implementare, allora la spinta al Pil sarà dell’1,8% già nel 2025 per arrivare al 3,8% nel 2031. Ma a una condizione: il Pnrr deve correre.