Economia

Le banche e la sfida esistenziale dell’Europa

Le banche e la sfida esistenziale dell’Europa
Le Borse, come testimonia la corsa dei titoli, spinge per la fusione tra Commerzbank e Unicredit. Ora sta alla politica, locale ed europea, schierarsi

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Quando Ursula von der Leyen ha invitato Mario Draghi a presentare il suo rapporto sulla competitività non pensava certo che la prima battuta d’arresto al processo di integrazione europeo potesse arrivare dalla sua Germania, oggi guidata da un cancelliere, Olaf Scholz, appartenente all’Spd, un partito che appoggia tra l’altro la stessa coalizione che sostiene Von der Leyen.

Il caso Unicredit

Il caso riguarda la scalata dell’italiana Unicredit alla tedesca Commerbank, un’operazione che, se portata a termine, consentirebbe all’istituto guidato da Andrea Orcel, già azionista di riferimento di Hvb, di creare il primo polo bancario tedesco e tutti insieme un grande player europeo. Il 9 settembre scorso Von der Leyen era stata ottimista: «C’è un largo consenso» che la competitività deve essere «in cima alla nostra agenda e al cuore della nostra azione». E per favorirla nel suo rapporto Draghi indicava come indispensabili le fusioni transfrontaliere tra le banche, perché ad oggi le europee operano in un mercato troppo frammentato e non sono in grado di competere con le rivali statutinensi.

La prima banca Usa, Jp Morgan, capitalizza 596 miliardi di dollari e da sola vale quanto le prime dieci banche europee. I nostri istituti hanno meno redditi e più costi, sono meno capitalizzate e devono sottostare a regole prudenziali che altri non hanno. Da qui ne deriva una minore capacità di finanziare gli investimenti e quindi la crescita delle aziende che sono poi il motore del Pil.

La posizione della Bce

La Bce la pensa esattamente come Draghi. Tra qualche giorno dovrà esprimersi sulla richiesta di Unicredit di salire oltre il 10% nel capitale di Commerzabank e con grande probabilità darà semaforo verde. I banchieri centrali sanno benissimo che le grandi banche sono fondamentali per un’economia forte, perché possono mettere a disposizione della crescita risorse ingenti. Le parole della presidente Christine Lagarde sono state abbastanza chiare: «Le fusioni bancarie transfrontaliere sono auspicate da molte autorità». E tra le autorità che le auspicano figura certamente la Bce. I vincoli sono come sempre locali e nascono dal timore che la conquista di una società nazionale da parte di un competitor straniero possa portare a uno svuotamento del potere decisionale, di posti di lavoro, di risorse per il territorio e di ricerca e sviluppo. E tutto questo è vero. Se il quartier generale si sposta da un’altra parte, va da sé che alcune funzioni dovranno migrare. È poi possibile che nascano alcune sovrapposizioni, nel caso per esempio se si procedesse successivamente a una fusione tra Commerzbank a Hvb. Queste porteranno alla riduzione di organico. Ma è molto difficile che alle spalle, soprattutto quando si parla di fusioni bancarie, rimanga il deserto. Il mercato spinge per la fusione. Sta alla politica locale ed europea schierarsi. Il governo tedesco che aveva promesso di uscire dal capitale di Commerzabank ha fatto marcia indietro perché alla porta si sono presentati gli italiani. La Germania, come un domani la Francia o l’Italia, devono scegliere il loro destino, perché non c’è più tempo e come ha scritto Draghi «questa è una sfida esistenziale». Di fronte alla competizione mondiale, che mette a rischio i nostri valori di prosperità, equità, libertà, pace e democrazia in un ambiente sostenibile, l’Europa deve scegliere se vuole ancora esistere o candidarsi alla decadenza.

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