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Caro università, almeno 19 mila euro per mantenere un figlio fuori sede

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In Italia è poco diffusa la cultura di mettere i soldi da parte per permettere ai ragazzi di studiare in un’altra città. Uno studio dimostra come il 95% dei genitori è sicuro che risparmiare per un ateneo prestigioso sia un ottimo investimento, ma solo l’11% lo fa realmente
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ROMA – Alla riapertura delle università sono parecchie famiglie, che hanno figli che studiano fuori sede, a dover cercare di far quadrare il budget. Il nodo dolente sembra essere il dibattito sulla diminuzione del potere di acquisto delle famiglie e la difficoltà a trovare alloggi a prezzi abbordabili .

Università italiane al top

La buona notizia è che le università italiane stanno diventando sempre più appetibili a livello nazionale e globale. Ben 10 università sono rientrate quest’anno nella classifica delle top università globali, il Qs World University Ranking 2025. Risultato? Si attirano sia nuovi studenti dall’estero, sia moltissimi studenti nazionali che decidono di spostarsi per andare a vivere e studiare nelle città degli atenei a cinque stelle.

ROMA – Alla riapertura delle università sono parecchie famiglie, che hanno figli che studiano fuori sede, a dover cercare di far quadrare il budget. Il nodo dolente sembra essere il dibattito sulla diminuzione del potere di acquisto delle famiglie e la difficoltà a trovare alloggi a prezzi abbordabili .

Università italiane al top

La buona notizia è che le università italiane stanno diventando sempre più appetibili a livello nazionale e globale. Ben 10 università sono rientrate quest’anno nella classifica delle top università globali, il Qs World University Ranking 2025. Risultato? Si attirano sia nuovi studenti dall’estero, sia moltissimi studenti nazionali che decidono di spostarsi per andare a vivere e studiare nelle città degli atenei a cinque stelle.

Quanto costa far studiare un figlio fuori

Quanto costa a una famiglia far studiare un figlio fuori casa? Se non c’è una borsa di studio alle spalle si parte da almeno 19 mila euro a studente all’anno, e l’unico modo per mantenersi è ricorrere a prestiti da genitori, parenti o istituti di credito. Un’indagine di Kruk Italia (che da anni si occupa di tutta la filiera del credito) ha indagato su quanto le famiglie percepiscono lo studiare in una buona uuniversità come un’opportunità, come quantificano questa spesa e quanto prevedono di risparmiare. “Abbiamo voluto condurre questa indagine sul tema degli studenti fuori sede perché operando su diversi mercati ci siamo accorti che in Italia la cultura del ‘risparmiare per il college dei figli’, è una pratica non così comune come in altri Paesi”, spiega Giusy Minutoli, Regional Manager di Kruk Italia. Infatti, se negli Stati Uniti, le famiglie sono disposte a pagare anche 200mila dollari per mantenere i propri figli al college e 1 famiglia su 3 intende coprire tutte le spese, senza far partecipare i ragazzi, questa cultura di risparmiare per gli studi universitari non sembra essere ancora aver attecchito in Italia.

Manca la cultura del risparmio

Almeno stando ai dati emersi dall’indagine Kruk: se il 95% del campione è consapevole dell’opportunità di studiare in un’altra città per i figli solo l’11% ha cominciato a risparmiare per questo investimento di cui l’8% ha iniziato sin dalla prima infanzia e il 3% sin dall’adolescenza. Eppure la voglia di risparmiare per questa opportunità c’è – il 60% del campione farebbe delle rinunce per permettere ai figli di studiare fuori sede perché lo ritiene un investimento necessario per assicurargli un buon futuro.In media (spese universitarie escluse) il campione pensa di spendere al mese tra i 700 e i 1000 euro (42%), tra i 1000-1.500 euro (34%) e oltre ai 1.500 euro (24%). La top 3 delle spese reputate più significative per far studiare i figli in un’altra città che non sia la propria sono l’affitto di un alloggio, la retta universitaria e la spesa e i pasti.“Questi dati” - prosegue Minutoli - “ci mostrano che il campione si rende conto dell’opportunità di far studiare i figli fuori sede come investimento per il loro futuro e la consapevolezza dei costi e della necessità di risparmiare, ma ancora questa pratica non corrisponde poi ai fatti”. Infatti le famiglie hanno risposto che, per risparmiare e far studiare i figli in una città che non sia la loro, sono disposte a spese che in realtà incidono poco nei risparmi, come cene ed eventi mondani (63%) o allo shopping in generale (55%), mentre rinunce a spese più significative come l’acquisto di una seconda casa o la ristrutturazione dell’abitazione sono scelte rispettivamente dal 50% e solo l’11% del campione.

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