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L’Italia nella corsa ai data center, Microsoft investe 4,3 miliardi

Il presidente di Microsoft Brad Smith 

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Il presidente Brad Smith ricevuto a Palazzo Chigi. Cresce il peso di Milano tra gli hub europei, ma nel frattempo la Spagna corre. Natalucci (Osservatori Politecnico): “Procedure di autorizzazione troppo complesse”
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La grande corsa all’oro dell’Intelligenza artificiale sta facendo impennare la domanda di potenza di calcolo. E in parallelo decollano, anche in Europa, gli investimenti dei grandi operatori del cloud, che quella potenza la forniscono. Ne beneficia pure l’Italia: ieri Microsoft ha annunciato che investirà 4,3 miliardi di euro nei prossimi due anni per espandere la capacità nel nostro Paese. La premier Meloni, dopo l’incontro a Palazzo Chigi con il presidente della società Brad Smith, esprime «soddisfazione». Lunedì aveva discusso di data center anche con Larry Fink, presidente del colosso degli investimenti BlackRock.

Dopo anni in cui la costruzione di centri dati in Europa non ha tenuto il passo degli Stati Uniti, l’impennata della domanda li h…

La grande corsa all’oro dell’Intelligenza artificiale sta facendo impennare la domanda di potenza di calcolo. E in parallelo decollano, anche in Europa, gli investimenti dei grandi operatori del cloud, che quella potenza la forniscono. Ne beneficia pure l’Italia: ieri Microsoft ha annunciato che investirà 4,3 miliardi di euro nei prossimi due anni per espandere la capacità nel nostro Paese. La premier Meloni, dopo l’incontro a Palazzo Chigi con il presidente della società Brad Smith, esprime «soddisfazione». Lunedì aveva discusso di data center anche con Larry Fink, presidente del colosso degli investimenti BlackRock.

Dopo anni in cui la costruzione di centri dati in Europa non ha tenuto il passo degli Stati Uniti, l’impennata della domanda li ha portati a saturazione, con un importante aumento dei prezzi. Da qualche tempo però i grandi operatori europei e americani hanno tutti annunciato nuovi impianti, con alcune novità: «Tradizionalmente la potenza di calcolo si è concentrata nei “Flapd”, Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino», spiega Marina Natalucci, direttrice dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano. «Ora la tendenza è a distribuire capacità e investimenti più vicino a dove il dato viene prodotto, una grande opportunità per l’Italia, oltre che per Spagna, Svizzera e Polonia».

L’Osservatorio ha calcolato che nel 2023 la potenza nel nostro Paese è cresciuta del 23%, arrivando a un totale di 430 Megawatt, e ha stimato investimenti potenziali per 15 miliardi nel triennio 2023-2025 se gli annunci delle imprese rispetteranno i tempi. Si concentrano a Milano, capitale tricolore dei data center e centro emergente europeo, dove hanno collocato i loro hub anche Amazon e Google. Microsoft non fornisce dettagli, né spiega in che misura integri gli impegni già resi pubblici in passato. Di certo espanderà la struttura di Settala, alle porte della città. La somma supera i 3,2 miliardi appena annunciati in Germania e i 4 miliardi in Francia, con analoghi programmi di formazione digitale per i cittadini. Grazie all’investimento miliardario in OpenAI, Microsoft è alla frontiera dell’Intelligenza artificiale generativa, che sta progressivamente integrando nei suoi servizi.

A rendere attrattivo il nostro Paese per i signori del calcolo è anche la posizione, che grazie alle connessioni sottomarine lo rende uno snodo per Mediterraneo e Nord Africa. Ma è forte la concorrenza della Spagna, dove anche grazie all’abbondanza di rinnovabili il costo dell’energia, che i data center divorano, è molto inferiore. La stessa Microsoft investirà 6,69 miliardi per la costruzione di un nuovo campus a Saragozza, dove Amazon ne realizzerà uno da 15,7 miliardi. La città, a metà strada tra Madrid e Barcellona, diventerà uno dei principali centri dati europei, con una potenza di oltre 1500 Megawatt stimata nel 2030. «Il tema energetico è chiave per lo sviluppo dei data center», spiega Natalucci. Ma a penalizzare l’Italia rischia di essere anche la complessità delle regole: «Non esiste una specifica procedura autorizzativa nazionale».

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