Zalando trasloca nel Canton Ticino, sindacati all’attacco: “Dumping salariale. Siamo la Cina della Svizzera”
di Franco ZantonelliAnche la ricchissima Svizzera, il cui Pil pro-capite ha raggiunto, nel 2022, i 93 mila 259 dollari, contro i 34mila 776 dell’Italia, soffre il fenomeno di dumping salariale. A testimoniarlo la decisione del colosso tedesco dell’e-commerce, Zalando, di trasferire la propria sede logistica nella Confederazione da Neuendorf, nel Canton Soletta, dove operava in regime di subappalto con la francese Ceva Logistics, a Sant’Antonino, nel Canton Ticino. Nel Cantone svizzero tedesco saltano 350 impieghi, che verranno ricreati in quello italofono. Il perché di questa giravolta viene spiegato, da Zalando, con la necessità di individuare un sito che servisse meglio il mercato.
“A Sant’Antonino – spiega la direzione del gruppo – abbiamo trovato una collocazione modernissima, oltretutto servita molto bene sul versante dei trasporti”. Si trova, in effetti, a due passi dall’autostrada A2, che attraversa da nord a sud la Svizzera.
Anche la ricchissima Svizzera, il cui Pil pro-capite ha raggiunto, nel 2022, i 93 mila 259 dollari, contro i 34mila 776 dell’Italia, soffre il fenomeno di dumping salariale. A testimoniarlo la decisione del colosso tedesco dell’e-commerce, Zalando, di trasferire la propria sede logistica nella Confederazione da Neuendorf, nel Canton Soletta, dove operava in regime di subappalto con la francese Ceva Logistics, a Sant’Antonino, nel Canton Ticino. Nel Cantone svizzero tedesco saltano 350 impieghi, che verranno ricreati in quello italofono. Il perché di questa giravolta viene spiegato, da Zalando, con la necessità di individuare un sito che servisse meglio il mercato.
“A Sant’Antonino – spiega la direzione del gruppo – abbiamo trovato una collocazione modernissima, oltretutto servita molto bene sul versante dei trasporti”. Si trova, in effetti, a due passi dall’autostrada A2, che attraversa da nord a sud la Svizzera.
Per i sindacati e per la sinistra, tuttavia, dietro la decisione di Zalando c’è dell’altro. Ad esempio il Movimento per il Socialismo, partito dell’estrema sinistra ticinese, ritiene che uno dei motivi sia dato dalla differenza di salari. Quello annuo, nel Canton Ticino, è di 72mila 84 franchi, ovvero 8mila franchi in meno di quello del Canton Soletta. “Ormai siamo la Cina della Svizzera”, ha tuonato il Movimento per il Socialismo. Alla sinistra ticinese, oltre che ai sindacati non piace inoltre l’abitudine di Zalando, e delle ditte cui appalta la logistica, di assumere lavoratori precari. Ad esempio, dei 350 dipendenti impiegati a Neuendorf, quasi tutte donne, in buona parte straniere, 138 sono lavoratrici interinali.
Sul versante di un ritorno economico locale di quei 350 nuovi posti di lavoro che nasceranno nel Canton Ticino c’è, in più, una buona base di scetticismo. Nessuno impedirà, infatti, alla statunitense Gxo Logistics, che tratterà la logistica di Zalando a sud delle Alpi, al posto della francese Ceva Logistics, di far capo al mercato del lavoro dei frontalieri italiani. Ai quali, contrariamente che agli svizzeri, può far comodo uno stipendio di 3 mila franchi mensili, pur lavorando in condizioni al limite dello sfruttamento.
Nel Canton Soletta, le donne, impiegate nella logisica, dovevano trattare 41 abiti ogni ora. Il che significa, tra l’altro, controllarne la taglia e il colore e verificare che non siano usati. Da rilevare, infine, che quando Zalando parla di un sito modernissimo individuato a Sant’Antonino, si riferisce a quella che era la sede del gruppo francese Kering, proprietario di Gucci, trasferitosi armi e bagagli in provincia di Novara, dopo aver pagato 1,25 miliardi di euro di multa all’Agenzia delle entrate italiana per una maxi evasione fiscale.
La Svizzera, insomma, altro non rappresentava se non una via di fuga da un fisco ritenuto eccessivamente avido. E dire che, per un certo periodo, il Canton Ticino si era vantato della propria Fashion Valley. Una valle della moda che, dopo lo scandalo Kering-Gucci, è letteralmente franata. Nel frattempo se ne sono andati anche Armani e Benetton, mentre i dubbi sull’arrivo di Zalando sono più che legittimi.