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“Tasseremo le imprese”. Giorgetti chiede sacrifici e spaventa la Borsa

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti

 (fotogramma)

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Il ministro cita banche e settore della difesa. E prefigura un intervento progressivo sui profitti. Salvi i redditi individuali e Pmi. Confermate entro l’anno nuove cessioni di quote per Poste ed Mps
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ROMA – «Saranno chiesti sacrifici a tutti», nella prossima manovra. «Andremo a tassare i profitti di chi li ha fatti: piccole, medie e grandi aziende. E anche la pubblica amministrazione dovrà fare risultati migliori con spese inferiori».

Lo annuncia il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in un’intervista all’agenzia Bloomberg. Solo in serata la parziale retromarcia: «Sforzo chiesto solo alle imprese grandi», si legge in una nota del dicastero. «Nessuna nuova tassazione per gli individui, mentre le aziende più piccole sono già interessate dal concordato preventivo biennale».

Il crollo dei mercati

Troppo tardi. I mercati avevano già sentito odore di tassa sulle banche e sul comparto difesa, entrambi citati dal ministro come esempi di settori che hanno beneficiato di «circostanze eccezionali» in questi anni, registrando «utili superiori». Piazza Affari non ha brindato e chiuso con una perdita dell’1,5%, maglia nera in Europa.

ROMA – «Saranno chiesti sacrifici a tutti», nella prossima manovra. «Andremo a tassare i profitti di chi li ha fatti: piccole, medie e grandi aziende. E anche la pubblica amministrazione dovrà fare risultati migliori con spese inferiori».

Lo annuncia il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in un’intervista all’agenzia Bloomberg. Solo in serata la parziale retromarcia: «Sforzo chiesto solo alle imprese grandi», si legge in una nota del dicastero. «Nessuna nuova tassazione per gli individui, mentre le aziende più piccole sono già interessate dal concordato preventivo biennale».

Il crollo dei mercati

Troppo tardi. I mercati avevano già sentito odore di tassa sulle banche e sul comparto difesa, entrambi citati dal ministro come esempi di settori che hanno beneficiato di «circostanze eccezionali» in questi anni, registrando «utili superiori». Piazza Affari non ha brindato e chiuso con una perdita dell’1,5%, maglia nera in Europa.

Costituzione “stella polare”

Nonostante i distinguo, il concetto di Giorgetti è chiaro: «La nostra stella polare è l’articolo 53 della Costituzione. Tutti sono chiamati a contribuire per mettere a posto i conti del Paese. Alla fine troveremo una soluzione equilibrata, ragionata e razionale. Ma ci sarà una chiamata per tutti, non solo per le banche».

Arriva l’austerity, dunque. «L’industria non va bene, anche se compensata dai servizi», chiosa Giorgetti. «L’obiettivo di una crescita dell’1% quest’anno sembra realistico. Ma se non sarà dell’1%, ci andrà molto vicino».

Poi il ministro celebra il Psb, il Piano strutturale di bilancio appena approvato: «La nostra finanza pubblica andrà meglio dei nostri stessi impegni. Il deficit quest’anno sarà al 3,8% anziché al 4,3%. Scenderemo sotto al 3% nel 2026, la Francia nel 2029. Proseguiamo con le privatizzazioni: entro l’anno cederemo un’altra tranche di Poste e Mps».

Confindustria e sindacati critici

Le audizioni parlamentari, iniziate ieri, sul Psb non sono però altrettanto entusiaste. Confindustria ritiene il Piano troppo «generico sulle riforme, senza impegni precisi». E il target di Pil «sarà impossibile senza la spinta del Pnrr». I numeri sono impietosi: «Nel 2024 spesi solo 9 miliardi su 44, il 20%. Nel 2025 e 2026 dovremo spenderne 58 e 48».

Anche i costruttori dell’Ance sono preoccupati. Chiedono, come Confindustria, una revisione «strutturale» degli incentivi edilizi. O quantomeno «un piano pluriennale per la casa con bonus inversamente proporzionali ai redditi». Il timore «di un risanamento di bilancio realizzato tagliando la spesa per investimenti» è comune a tutto il mondo imprenditoriale.

I sindacati sono altrettanto critici sul Psb. La Cgil lo traduce come «sette anni di austerità selettiva scaricata sui soliti noti, lavoratori e pensionati, con 13 miliardi di tagli all’anno al welfare pubblico». Il concordato preventivo biennale viene definito «come un insulto agli onesti». E il taglio al cuneo contributivo, che il governo intende rendere permanente, come «una partita di giro perché finanziato con le maggiori imposte sui redditi fissi».

Anche la Uil si mostra scettica sull’impatto del Piano: «È pieno di buone intenzioni, ma difficilmente porterà crescita perché non ci sono risorse aggiuntive. Vigileremo sul taglio all’indicizzazione delle pensioni, solo per ora scongiurato, e sull’aumento dell’età di uscita a 70 anni. Il grande assente del Piano è la sicurezza sul lavoro: di morti e infortuni non si parla da nessuna parte».

La Cisl invita il governo a confrontarsi con le parti sociali sulle misure della prossima legge di bilancio. Propone poi di «tassare le grandi rendite immobiliari e finanziarie» e di chiedere «un contributo di solidarietà alle grandi multinazionali».

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