ROMA — Il terremoto al vertice di Elettricità Futura, l’associazione di Confindustria che rappresenta la filiera italiana dell’elettrico, agita i soggetti in prima linea per la transizione verde. Ieri Repubblica ha rivelato l’intenzione dei big del settore di destituire l’attuale presidente Agostino Re Rebaudengo, giudicato troppo schierato sulle ragioni delle rinnovabili, in un’assemblea straordinaria convocata il 14 ottobre a Milano. Subito è arrivata la reazione di 100% rinnovabili, rete che unisce associazioni ambientaliste come Greenpeace, Legambiente e WWF, che in un comunicato hanno chiesto che Re Rebaudengo resti al suo posto e denunciato «i passi indietro» sulla transizione del governo Meloni. Ma ad essere spiazzate per quello che vivono come un blitz sono anche le imprese delle rinnovabili all’interno dell’associazione. Il rischio, avverte chi la conosce bene, è che i due mondi che si unirono nel 2017 in Elettricità Futura - quello dei grandi produttori “tradizionali” e quel…
ROMA — Il terremoto al vertice di Elettricità Futura, l’associazione di Confindustria che rappresenta la filiera italiana dell’elettrico, agita i soggetti in prima linea per la transizione verde. Ieri Repubblica ha rivelato l’intenzione dei big del settore di destituire l’attuale presidente Agostino Re Rebaudengo, giudicato troppo schierato sulle ragioni delle rinnovabili, in un’assemblea straordinaria convocata il 14 ottobre a Milano. Subito è arrivata la reazione di 100% rinnovabili, rete che unisce associazioni ambientaliste come Greenpeace, Legambiente e WWF, che in un comunicato hanno chiesto che Re Rebaudengo resti al suo posto e denunciato «i passi indietro» sulla transizione del governo Meloni. Ma ad essere spiazzate per quello che vivono come un blitz sono anche le imprese delle rinnovabili all’interno dell’associazione. Il rischio, avverte chi la conosce bene, è che i due mondi che si unirono nel 2017 in Elettricità Futura - quello dei grandi produttori “tradizionali” e quello delle rinnovabili - tornino a separarsi.
I mal di pancia nei confronti di Re Rebaudengo, che viene proprio da Assorinnovabili, non sono nuovi. Dovuti in parte alla sua autonomia rispetto agli associati, piccoli e soprattutto grandi, e dall’altra alla sempre maggiore forza con cui ha criticato le politiche energetiche del governo Meloni, e da ultimo un Piano dell’energia giudicato privo di ambizione. Nel frattempo il presidente si è trovato sempre più isolato. Alla guida di Enel, primo “azionista” dell’associazione, Flavio Cattaneo ha preso il posto di Francesco Starace, che lo aveva appoggiato. A Palazzo Chigi è arrivato un governo deciso a dare battaglia a Bruxelles per rivedere gli obiettivi verdi. E da ultimo al vertice degli industriali Carlo Bonomi è stato sostituito da Emanuele Orsini, che nella recente assemblea ha fornito una sponda perfetta a Meloni, presente in sala, denunciando il rischio «debacle» rappresentato dal Green Deal.
In questo incrocio tra ostilità interna ed esterna è maturato l’affondo contro Re Rebaudengo, guidato da Enel, Edison e dalle grandi municipalizzate, motivato con la necessità di un “cambio di passo”. Tutto può succedere nell’arco di dieci giorni, ma l’esito dell’assemblea straordinaria con un unico ordine del giorno - il mandato del presidente - appare al momento scritto. L’Ansa indica tra i potenziali sostituti Nicola Lanzetta, responsabile Italia di Enel, e Marco Peruzzi, vicepresidente Sostenibilità di Edison, entrambi al momento vice di Elettricità Futura. Ma l’incognita maggiore è legata alla reazione del mondo delle rinnovabili, composto da aziende più piccole. Non è escluso che si arrivi a una spaccatura, che metterebbe fine all’esperimento di riunire sotto un unico cappello confindustriale le diverse anime del settore elettrico e finirebbe per indebolirne la stessa rappresentanza.