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Donne ai vertici aziendali, per raggiungere la parità serviranno altri 48 anni

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Lo studio di McKinsey: il gender gap si riduce troppo lentamente. Le manager il 20% in meno degli uomini
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MILANO — Ci vorrà ancora mezzo secolo per raggiungere l’obiettivo della parità di genere. Questa l’analisi di McKinsey dopo un sondaggio su 480 mila dipendenti e manager di oltre mille aziende Usa. Ancora troppo, nonostante la spinta degli standard Esg sul gender gap. Un divario che vanifica gli sforzi sulla formazione e sulle nuove assunzioni, ma soprattutto un spreco di risorse perché la diversità crea valore ed è un propulsore della crescita.

«Le aziende che riusciranno ad attuare cambiamenti culturali profondi e misure concrete per migliorare l’equilibrio vita-lavoro per le donne – spiega Cristina Catania, senior partner di McKinsey - non solo beneficeranno di performance finanziarie più solide, ma potranno raggiungere migliori livelli di produttività, con ricadute sull’intero sistema economico».

Fatti progressi dal 2015, ma non abbastanza

Negli ultimi 10 anni, la rappresentanza delle donne nelle aziende è aumentata: oggi occupano il 29% delle posizioni di vertice, dal 17% del 2…

MILANO — Ci vorrà ancora mezzo secolo per raggiungere l’obiettivo della parità di genere. Questa l’analisi di McKinsey dopo un sondaggio su 480 mila dipendenti e manager di oltre mille aziende Usa. Ancora troppo, nonostante la spinta degli standard Esg sul gender gap. Un divario che vanifica gli sforzi sulla formazione e sulle nuove assunzioni, ma soprattutto un spreco di risorse perché la diversità crea valore ed è un propulsore della crescita.

«Le aziende che riusciranno ad attuare cambiamenti culturali profondi e misure concrete per migliorare l’equilibrio vita-lavoro per le donne – spiega Cristina Catania, senior partner di McKinsey - non solo beneficeranno di performance finanziarie più solide, ma potranno raggiungere migliori livelli di produttività, con ricadute sull’intero sistema economico».

Fatti progressi dal 2015, ma non abbastanza

Negli ultimi 10 anni, la rappresentanza delle donne nelle aziende è aumentata: oggi occupano il 29% delle posizioni di vertice, dal 17% del 2015, ma i progressi sono più lenti del previsto. E questo perché, partendo dalle assunzioni, le donne hanno meno probabilità di essere selezionate, quindi, al primo passaggio critico verso il ruolo di manager, le quote rosa sono meno e hanno minori possibilità di essere promosse. Nel 2018 per ogni 100 uomini promossi a manager le donne erano 79. Nel 2024 il numero è salito a 81, ancora un quinto in meno degli uomini. Le donne di colore hanno ridotto il gap del salario, ma restano discriminate: occupano solo il 7% dei ruoli di vertice, rispetto al 22% delle donne bianche. Secondo i calcoli di McKinsey, andando avanti di questo passo, ci vorrebbero 22 anni per raggiungere la parità per le donne bianche e 48 anni per quelle di colore.

Anche l’Europa resta indietro

Anche in Europa la situazione resta sub ottimale. «Le nostre ricerche stimano che, se l’Europa riuscisse a raddoppiare la quota di professioniste in ambito tech – prosegue Catania - portandola al 45% entro il 2027, ossia 3,9 milioni di donne in più, potrebbe beneficiare di un aumento del Pil fino a 600 miliardi di euro».

Solo un’azienda Usa su 4 ha adottato tutte le pratiche per la parità di genere, e non sempre è rigorosa nel combattere i pregiudizi di genere. Detto questo le aziende stanno facendo di più con politiche di welfare e maggiore flessibilità sugli orari di lavoro. Ma la formazione spesso non basta a cambiare la mentalità. Se molto è migliorato, le donne ancora non si sentono a loro agio, si ritengono discriminate, e ambiscono ad ottenere di più. «È sempre più evidente che l’approccio aziendale sull’empowerment femminile non può limitarsi al raggiungimento di quote rosa o obiettivi numerici- conclude Catania -. Non basta monitorare il numero di donne ai vertici: bisogna analizzare la qualità del loro coinvolgimento, il supporto che ricevono lungo la loro carriera e i fattori di stress che potrebbero ostacolarle».

Discriminazioni in ufficio ma anche a casa

Se le discriminazioni sul lavoro permangono, non migliorano neppure a casa. Ben 4 donne su 10 con partner affermano di essere responsabili della maggior parte delle faccende domestiche, lo stesso livello del 2016. Gli uomini riferiscono di aver condiviso equamente i lavori casa con la loro partner. Percezioni divergenti, confermate sia dalle giovani che dalle meno giovani americane: un divario del modo in cui le donne e gli uomini percepiscono il loro contributo domestico, che non rende urgente un cambio degli equilibri.

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