Manovra, dalle banche alle imprese i sacrifici in arrivo
a cura di Diego LonghinLe spese fiscali che interessano le imprese e che sono finite sotto la lente di ingrandimento del governo sono 51. Tutte insieme valgono 758 milioni. Una fetta piccola rispetto al volume totale di 105 miliardi di agevolazioni fiscali, a cui bisogna aggiungere i 20 o i 50 miliardi che dipendono delle spese fiscali locali a seconda dei calcoli che la commissione incaricata dal Mef fa ogni anno.
È tra questi 51 sconti, sulla base di uno scambio con Confindustria, che il ministro Giorgetti conta di trovare un po’ di milioni per far tornare i conti della manovra. La ricerca di quelle che si possono tagliare o limare, al massimo tre o quattro, è in corso con l’aiuto dei tecnici di viale dell’Astronomia. Si passano al vaglio i crediti di imposta per la ricerca e lo sviluppo, il Mezzogiorno, per la cultura e il turismo, l’art bonus, senza dimenticare il patent box, e gli investimenti in pubblicità. Solo per fare alcuni esempi.
Gli industriali, piuttosto che subire le scelte, preferiscono anti…
Le spese fiscali che interessano le imprese e che sono finite sotto la lente di ingrandimento del governo sono 51. Tutte insieme valgono 758 milioni. Una fetta piccola rispetto al volume totale di 105 miliardi di agevolazioni fiscali, a cui bisogna aggiungere i 20 o i 50 miliardi che dipendono delle spese fiscali locali a seconda dei calcoli che la commissione incaricata dal Mef fa ogni anno.
È tra questi 51 sconti, sulla base di uno scambio con Confindustria, che il ministro Giorgetti conta di trovare un po’ di milioni per far tornare i conti della manovra. La ricerca di quelle che si possono tagliare o limare, al massimo tre o quattro, è in corso con l’aiuto dei tecnici di viale dell’Astronomia. Si passano al vaglio i crediti di imposta per la ricerca e lo sviluppo, il Mezzogiorno, per la cultura e il turismo, l’art bonus, senza dimenticare il patent box, e gli investimenti in pubblicità. Solo per fare alcuni esempi.
Gli industriali, piuttosto che subire le scelte, preferiscono anticiparle. Alla base, però, c’è uno scambio. L’obiettivo delle imprese è che il governo concentri risorse sulle partite che più interessano gli industriali in questo momento, come i pacchetti Transizione 4.0 e 5.0, oppure agire su un taglio strutturale delle imposte sul reddito delle società.
Sull’aliquota possibile aiuto alle aziende
Il primo obiettivo è quello di scongiurare un aumento della tassazione, in particolare dell’Ires, la tassa sui redditi delle società che per lo Stato oggi vale 1 miliardo e 773 milioni. Motivo per cui, dopo che il ministro Giorgetti ha parlato di «sacrifici e tasse», il presidente di Confindustria Orsini si è catapultato al Mef. L’aliquota dell’Ires è stata ridotta dalla legge di Stabilità del 2016, passando dal 27,5% all’attuale 24%.
Semmai l’obiettivo degli industriali è quello di provare a ridurre ancora questa percentuale, sacrificando qualche microsconto che non porta tante agevolazioni. Il problema è come si concilieranno queste due diverse esigenze. Da un lato il ministro Giorgetti vuole un saldo a suo favore, grazie alle riduzione delle agevolazioni fiscali che incidono proprio sull’Ires.
Dall’altro Confindustria che potrebbe dire «sì, va bene, ecco dove tagliare», ma in cambio vuole un corposo taglio dell’aliquota per le imprese che fanno investimenti virtuosi o assunzioni. E di quanto dovrebbe essere lo sconto? Potrebbe essere di circa due punti, visto che in Viale dell’Astronomia ricordano sempre che la tassazione media dei Paesi Ocse è del 22%. E ricordano spesso che, mettendo insieme Ires più Irap, si arriva comunque al 27,9%. Percentuale troppo alta per gli industriali.
Stop ai sussidi dannosi per l’ambiente
Il tema dei sussidi ambientalmente dannosi, acronimo Sad, e dei sussidi ambientalmente favorevoli, detti Saf, è un altro campo di azione per andare a limare sconti, riduzioni e agevolazioni che riguardano non solo trasporti ed energia, principalmente, ma pure l’agricoltura. Acronimi balzati alla cronaca perché sono stati tirati in ballo dallo stesso governo per sostenere la necessità di allineare, aumentando, le accise del gasolio a quelle della benzina.
Una misura che porterebbe nelle casse dello Stato più di 3 miliardi. Attualmente le accise pesano per 61,7 centesimi al litro sul gasolio a fronte dei 72,8 centesimi per la benzina. Una stangata che ha subito provocato la reazione di automobilisti e trasportatori. Il governo sottolinea che la questione ha risvolti ambientali: colpire chi più contribuisce alle emissioni di CO2. In effetti alcune sigle ambientaliste, come il think tank Ecco sono in linea con questa visione.
L’idea di Palazzo Chigi, per non finire nel tritacarne, è di alzare le accise del gasolio e di abbassare quelle della benzina di poco più di 5 centesimi. Alla fine il gioco sarà sempre a favore delle casse dello Stato: 1 miliardo di euro in più. L’ultimo catalogo dei Sad e dei Saf vale circa 35 miliardi e i Sad da soli sono di poco sotto i 20 miliardi. Elenco di incentivi, agevolazioni ed esenzioni da cui recuperare soldi.
Imposte differite tempi più lunghi nel credito
Il primo obiettivo è quello di scongiurare un aumento della tassazione, in particolare dell’Ires, la tassa sui redditi delle società che per lo Stato oggi vale 1 miliardo e 773 milioni. Motivo per cui, dopo che il ministro Giorgetti ha parlato di «sacrifici e tasse», il presidente di Confindustria Orsini si è catapultato al Mef. L’aliquota dell’Ires è stata ridotta dalla legge di Stabilità del 2016, passando dal 27,5% all’attuale 24%.
Semmai l’obiettivo degli industriali è quello di provare a ridurre ancora questa percentuale, sacrificando qualche microsconto che non porta tante agevolazioni. Il problema è come si concilieranno queste due diverse esigenze. Da un lato il ministro Giorgetti vuole un saldo a suo favore, grazie alle riduzione delle agevolazioni fiscali che incidono proprio sull’Ires.
Dall’altro Confindustria che potrebbe dire «sì, va bene, ecco dove tagliare», ma in cambio vuole un corposo taglio dell’aliquota per le imprese che fanno investimenti virtuosi o assunzioni. E di quanto dovrebbe essere lo sconto? Potrebbe essere di circa due punti, visto che in Viale dell’Astronomia ricordano sempre che la tassazione media dei Paesi Ocse è del 22%. E ricordano spesso che, mettendo insieme Ires più Irap, si arriva comunque al 27,9%. Percentuale troppo alta per gli industriali.