L’inflazione sta scendendo ma la strada per il recupero dl potere d’acquisto è ancora lunga. Un po’ perché ormai siamo proiettati in una nuova dimensione in cui i prezzi di alcune categorie di beni sono a livelli ben superiori rispetto al pre-conflitto in Ucraina – e difficilmente ci torneranno – e un po’ perché i salari tardano sempre ad adeguarsi. Basta pensare che rispetto a gennaio 2021, ad agosto scorso il paniere “core” (al netto di beni volatili come energia ed alimentari) era 14 punti sopra; 21 punti i beni alimentari non lavorati; 51 gli energetici.
“Se le imprese sono riuscite a difendere i propri margini trasferendo i maggiori costi sui beni finali, i salari hanno invece subito, in particolare in Italia, una forte erosi…
L’inflazione sta scendendo ma la strada per il recupero dl potere d’acquisto è ancora lunga. Un po’ perché ormai siamo proiettati in una nuova dimensione in cui i prezzi di alcune categorie di beni sono a livelli ben superiori rispetto al pre-conflitto in Ucraina – e difficilmente ci torneranno – e un po’ perché i salari tardano sempre ad adeguarsi. Basta pensare che rispetto a gennaio 2021, ad agosto scorso il paniere “core” (al netto di beni volatili come energia ed alimentari) era 14 punti sopra; 21 punti i beni alimentari non lavorati; 51 gli energetici.
“Se le imprese sono riuscite a difendere i propri margini trasferendo i maggiori costi sui beni finali, i salari hanno invece subito, in particolare in Italia, una forte erosione del potere d’acquisto non ancora recuperata, con una riduzione di quasi il 10% in termini reali rispetto al periodo pre-crisi”. A certificarlo uno studio di Legacoop e Prometeia, che vede la ragione di questa dinamica in “una crescita media dei salari orari (da gennaio 2021) dell’1,2% rispetto al 3,3% nel resto dell’Eurozona. Un gap che si registra anche sul piano del reddito disponibile delle famiglie, che in termini reali fatica a recuperare i livelli pre-crisi, ponendo dubbi sulla futura dinamica dei consumi”.
“In questi anni – commenta Simone Gamberini, presidente di Legacoop - il Paese ha mostrato vitalità, ma nonostante tutto e tutti”. Una tenuta messa alle corde. “E’ ovvio che il ceto medio si percepisca ‘in declino’ e impotente di fronte a un ascensore sociale bloccato – continua Gamberini in una nota – E la fiducia nel futuro, in particolare dei segmenti della società più dinamici e innovativi, è il nostro primo e unico ingrediente per lo sviluppo”.
Il passo di lumaca delle buste paghe – ricostruisce il Monitor appena diffuso – avviene per effetto dei ritardi nei rinnovi contrattuali, dell’assenza di un salario minimo e di meccanismi di indicizzazione. In termini reali, i salari si sono ridotti quasi del 10% rispetto al periodo pre-crisi, pur registrando un recupero nel primo trimestre 2024 grazie a una crescita più sostenuta dei salari negoziati (3.6% a giugno). Il reddito disponibile reale, che tiene conto di tutte le voci di entrata e uscita nel budget familiare, ha avuto una flessione meno forte, grazie alla politica di bilancio, alla tenuta dell’occupazione e ai maggiori redditi da patrimonio e di impresa.
Almeno un paracadute è arrivato dagli interventi pubblici per mitigare l’effetto del caro energia sulla spesa delle famiglie, attraverso riduzioni di imposte e trasferimenti. Le simulazioni di Prometeia, condotte ipotizzando l’invarianza delle quantità consumate, mostrano come, senza politiche di mitigazione, fra luglio 2021 e marzo 2023, l’incremento di spesa sarebbe stato dell’11.3% contro il 6.4% effettivamente realizzato.