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Manovra, il governo irritato con Bankitalia. “Sui conti del 2025 teniamo il punto”

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Telefonata Meloni-Giorgetti dopo i rilievi di via Nazionale al Piano strutturale di bilancio. ll Pil al ribasso buca la narrazione della crescita superiore alle attese delle istituzioni economiche
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ROMA - Il colpo più duro è sul Pil. Doloroso, per Giorgia Meloni, perché la previsione della Banca d’Italia buca la narrazione trionfalistica della crescita superiore alle attese di tutte le istituzioni economiche. Sbandierata da settimane. E trascritta nel Piano strutturale di bilancio, il documento degli impegni presi con Bruxelles e i mercati. Il prezzo da pagare per i due decimali in meno è la messa in discussione del “numeretto” fatto salire fino alla soglia psicologica dell’1%.

Cupa, la premier. Al mattino è costretta a mettere a punto la strategia per parare i colpi. Alza il telefono e chiama Giancarlo Giorgetti. Il ministro dell’Economia è atteso alle sei di sera nella Sala Mappamondo di Montecitorio, la stessa dove ventiquattr’ore prima si è consumato il processo di Bankitalia al Piano. “Giancarlo, teniamo il punto sulla crescita del 2025”, è l’indicazione intrisa di fastidio.

La premier affida ai suoi l’irritazione per l’affondo dell’istituto guidato da Fabio Panetta, c…

ROMA - Il colpo più duro è sul Pil. Doloroso, per Giorgia Meloni, perché la previsione della Banca d’Italia buca la narrazione trionfalistica della crescita superiore alle attese di tutte le istituzioni economiche. Sbandierata da settimane. E trascritta nel Piano strutturale di bilancio, il documento degli impegni presi con Bruxelles e i mercati. Il prezzo da pagare per i due decimali in meno è la messa in discussione del “numeretto” fatto salire fino alla soglia psicologica dell’1%.

Cupa, la premier. Al mattino è costretta a mettere a punto la strategia per parare i colpi. Alza il telefono e chiama Giancarlo Giorgetti. Il ministro dell’Economia è atteso alle sei di sera nella Sala Mappamondo di Montecitorio, la stessa dove ventiquattr’ore prima si è consumato il processo di Bankitalia al Piano. “Giancarlo, teniamo il punto sulla crescita del 2025”, è l’indicazione intrisa di fastidio.

La premier affida ai suoi l’irritazione per l’affondo dell’istituto guidato da Fabio Panetta, che proprio lei ha voluto come governatore. La questione personale viene messa da parte, ma non la contrarietà per il giudizio. Contattato da Repubblica, Palazzo Chigi “smentisce categoricamente che ci sia stato alcun tipo di irritazione da parte del presidente Meloni”. Ma sono due fonti della presidenza del Consiglio a confermare i malumori. Al plurale, perché ci sono altri due punti dell’audizione di Bankitalia che non sono andati giù al governo.

La contestazione sulle riforme prive di “informazioni dettagliate” e “scadenze temporali” smonta la visione di medio termine richiesta dal Piano strutturale di bilancio. Il rischio è che anche questa volta l’Italia disattenda a un impegno serio su temi come la concorrenza. Il metodo Pnrr, fatto di obiettivi progressivi e scadenze vincolanti, non c’è. Il fianco dell’esecutivo è scoperto. La denuncia di via Nazionale accende un riflettore su una delle questioni principali che l’Europa vaglierà quando, entro sei settimane dalla ricezione del Piano, dovrà esprimere il suo giudizio.

È questo timore che spinge la premier a condividere con Giorgetti la necessità di integrare il testo dell’audizione del ministro con una serie di riflessioni aggiuntive sulle riforme. Detto, fatto. Il titolare del Tesoro tira in ballo il catasto, uno degli ambiti indicati dalla Commissione europea nelle ultime Raccomandazioni. E pazienza se il tema è materia incandescente per il centrodestra. Nelle riflessioni di Palazzo Chigi e del Mef contano di più gli impegni da rispettare con l’Ue, anche se annacquati.

Non finisce qui il fastidio dell’esecutivo per la matita rossa di Bankitalia. Nel mirino finisce anche l’allarme lanciato sul taglio strutturale del cuneo fiscale, la misura bandiera della manovra. “Parlare di equilibrio a rischio per il sistema pensionistico è stato un azzardo”, commenta una delle due fonti. Sospetti, musi storti. Ma anche la volontà di tenere la linea. Passi la messa in discussione del Pil all’1% nel 2024, ma le critiche di Bankitalia - recita la strategia di Meloni - non possono smontare il disegno complessivo del Piano di bilancio. Anche se venerdì da via Nazionale arriverà un nuovo altolà all’ottimismo di Palazzo Chigi: il Pil, nel 2025, crescerà meno dell’1,2% previsto dal ministero dell’Economia.

La missione affidata a Giorgetti prevede una difesa preventiva. È quella che appronta il ministro a Montecitorio, quando conferma le previsioni per i prossimi anni. Un cerotto sul giocattolo rotto del Pil.

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