CAPRI – “Speriamo che non inizi l’era dei contributi volontari”. Il numero uno dei giovani industriali, Riccardo Di Stefano liquida così, con una battuta, la discussione in corso sulla manovra, il Piano strutturale di bilancio e le uscite del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. Tra Confindustria è governo c’è una visione comune su molti punti, ad iniziare dalla revisione del Green Deal, e non mancano i progetti comuni, come il piano casa proposto dal neo presidente di Viale dell’Astronomia, Emanuele Orsini, è già stato “accettato” dall’esecutivo Meloni. “Aver scelto di articolare il Piano strategico su sette anni e agganciarlo alle riforme è per noi la scelta giusta”, dice Di Stefano. E aggiunge: “Il quadro riformatore delineato dal Piano non è però sufficiente chiaro per un Paese che ha bisogno di una capacità progettuale. Un Paese che fa fatica a trasformare i soldi in progetti concreti”.
Riccardo Di Stefano: “Disponibili a minori sconti fiscali ma nella manovra servono investimenti”
Le note positive non mancano. “Il rigore dei conti è un bene”, dice il presidente. “così come la sperimentazione sui mini reattori, così come la semplificazione che è come un olio per un ingranaggio bloccato”. Nel quadro del Piano – dice però Di Stefano, “le leggi annuali, come quella di Bilancio e Concorrenza, fanno da tagliando. E speriamo non inizi l’era dei contributi volontari”. Di Stefano sottolinea poi la necessità di “semplificare con urgenza Transizione 5.0” e le “difficoltà oggettive nell’accesso all’incentivo: una misura così utile non può essere sprecata”. Sulla legge concorrenza annuale dice che “questi provvedimenti devono essere più ambiziosi. La concorrenza non si può limitare ai dehors di bar e ristoranti. Ci vuole più coraggio. Non accontentiamoci di pensare al piccolo. Il ddl concorrenza poteva porre le basi per un nuovo Startup act, non è quello che abbiamo visto”. Di Stefano ricorda che sono passati 12 anni dal primo, un’era geologica per l’innovazione: “E’ come guardare una videocassetta mntre gli altri guardano lo streaming”.
Critiche anche per l’Autonomia differenziata, senza mai citarla, nel passaggio in cui collega la necessità di lavorare sul fronte dell’Africa, del Mediterraneo allargato, area di sviluppo e investimento per il Paese, con la situazion dell’Italia. Lo fa affrontando un tema caro agli industriali: il caro energia. «Mentre cerchiamo di rendere l’Italia l’hub energetico del Mediterraneo, e lottiamo in Europa per avere un mercato unico con un prezzo unico dell’energia per le imprese, rischiamo di avere un’Italia con 20 bollette diverse – spiega il numero uno dei Giovani – mentre cerchiamo di evitare la concorrenza tra gli stati membri in Europa, non possiamo permetterci di farcela in casa. Mentre cerchiamo di guadagnare competitività con misure come l’Energy release, rischiamo di vanificarla perché perdiamo lo sguardo d’insieme».
Tra le proposte Di Stefano chiede che “sul regime rimpatriati, la norma sulla cosiddetta “fuga dei cervelli”, venga introdotto “un importante correttivo, legato al rientro dei giovani under 40. Sarebbe importante prevedere per loro una maggiore agevolazione: una riduzione della base imponibile Irpef dall’attuale 50 al 70%”.