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Tasse più alte sulle banche: Ires e Irap verso l’aumento. E Panetta frena sul Pil

Il ministro dell Economia, Giancarlo Giorgetti, con il presidente dell Abi Antonio Patuanelli e il direttore di Bankitalia Fabio Panetta  

 

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I tecnici del ministero dell’Economia studiano un aggravio delle imposte. Giorgetti rilancia la spending review sui ministeri. Bankitalia gela gli entusiasmi del governo sulla crescita
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Roma - I “ritocchi sulle entrate” sono pronti. Per “chi se lo merita”, tira dritto Giancarlo Giorgetti. Ecco i “sacrifici”: più tasse per le banche. Collegato da Roma con la platea sovranista di Fratelli d’Italia riunita a Milano, il ministro dell’Economia non parla a sproposito. Non a caso rivendica di non aver detto “una bestemmia in Chiesa” quando nell’intervista a Bloomberg del 3 ottobre ha chiesto agli istituti di credito di contribuire alla manovra.

“Davanti a una platea di banchieri ripeterei esattamente la stessa cosa", ha insistito alla kermesse economica organizzata dal partito di Giorgia Meloni, che i “sacrifici” di Giorgetti li rigetta.

Lui, invece, non solo ripeterebbe la parola incriminata. La rivendica. E la traduce in misure. I tecnici del Mef, infatti, studiano un aumento dell’addiz…

Roma - I “ritocchi sulle entrate” sono pronti. Per “chi se lo merita”, tira dritto Giancarlo Giorgetti. Ecco i “sacrifici”: più tasse per le banche. Collegato da Roma con la platea sovranista di Fratelli d’Italia riunita a Milano, il ministro dell’Economia non parla a sproposito. Non a caso rivendica di non aver detto “una bestemmia in Chiesa” quando nell’intervista a Bloomberg del 3 ottobre ha chiesto agli istituti di credito di contribuire alla manovra.

“Davanti a una platea di banchieri ripeterei esattamente la stessa cosa", ha insistito alla kermesse economica organizzata dal partito di Giorgia Meloni, che i “sacrifici” di Giorgetti li rigetta.

Lui, invece, non solo ripeterebbe la parola incriminata. La rivendica. E la traduce in misure. I tecnici del Mef, infatti, studiano un aumento dell’addizionale Ires e un incremento dell’Irap. Il primo balzello è quello più oneroso perché le banche, dal 2017, pagano già un’addizionale del 3,5% in aggiunta all’aliquota ordinaria del 24%. Ma per Giorgetti l’opzione rientra nello schema pensato per la legge di bilancio. Recita così: più guadagni rispetto al solito, più paghi rispetto ad oggi.

Su anche l’imposta regionale sulle attività produttive: alle Regioni la possibilità di aumentarla dello 0,17%. Il valore complessivo dell’imposta salirebbe così dal 4,65% al 4,82%.

"Chiederemo sacrifici ai ministeri e agli enti pubblici”, insiste il titolare del Tesoro. La spending review graverà sui ministeri, con un conto di almeno 3 miliardi, e sui Comuni, che l’anno prossimo rischiano di perdere di 100 milioni in spesa corrente.

E intanto Bankitalia getta un’altra ombra sull’economia italiana. Il Pil quest’anno non riuscirà ad avanzare dell’1%, come auspicato dal governo fino a qualche giorno fa. Se tutto va bene, chiuderà a +0,8% e solo perché ci sono quattro giornate lavorative in più rispetto al 2023, altrimenti si fermerebbe a +0,6. Il prossimo anno invece la crescita sarà all’1%, ma sempre sotto quanto stimato da Palazzo Chigi (+1,2%, il doppio di quanto prevede l’Fmi).

Le nubi si chiamano guerra e tassi di interesse ancora alti, nonostante i tagli Bce. Bankitalia non a caso parla di crescita su cui “grava un’incertezza a livello globale molto elevata”, sul piano esterno. E su quello interno, per il “progressivo ridimensionamento degli incentivi alla riqualificazione delle abitazioni”. Il tanto bistrattato Superbonus in questi anni ha dato una mano al Pil. Sgonfiata quella spinta, “gli investimenti sono previsti in forte rallentamento”. Solo "parzialmente compensati dalle misure Pnrr”.

Nonostante questo quadro non proprio roseo - con l’occupazione e le ore lavorate che rallentano e le retribuzioni che valgono l’8% in meno in termini reali sul 2021, mangiate dall’inflazione - Bankitalia nel suo bollettino parla di “accelerazione nel prossimo biennio” della crescita italiana “oltre il 2%” cumulato.

Non cita mai le singole previsioni annuali (desumibili solo dalla tabella) di un Pil al +1% nel 2025, come detto, e al +1,2% nel 2026. Sommate siamo a +2,2%, appena un decimo sotto le stime del governo. Tanto basta per ricucire lo strappo dell’audizione in Parlamento di martedì. Allorquando Bankitalia aveva non solo corretto il governo sul Pil di quest’anno e avanzato dubbi sulla crescita del prossimo, ma criticato il Piano strutturale di bilancio perché troppo vago sulle riforme e troppo fiducioso sull’extragettito tributario, non tutto permanente. Critiche ora riassorbite dalla “crescita cumulata” positiva. Due anni sono meglio di uno.

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