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Manovra, blitz di Meloni su Salvini e Tajani. E Giorgetti chiede 4 miliardi alle banche

(ansa)

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La premier accelera: lo schema della legge di bilancio in Cdm stasera. Trattativa notturna con i banchieri per completare le coperture della legge di bilancio. Forza Italia tiene il punto sul taglio dell’Irpef per il ceto medio
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Roma - “Chiudiamola qui”. La manovra. E la discussione che logora il governo. ll blitz di Giorgia Meloni va in scena domenica sera. Convoca d’urgenza Matteo Salvini e Antonio Tajani per un vertice in gran segreto. Al tavolo vuole anche Giancarlo Giorgetti: al ministro dell’Economia il compito di presentare lo schema della legge di bilancio. Anche se abbozzato. Anche se le coperture sono ancora incomplete.

Pazienza, per il testo c’è tempo, ragiona la premier. La necessità è un’altra: dare un segnale. E in fretta, per spegnere i litigi che lacerano la maggioranza. Sugli extraprofitti delle banche, con la Lega a brandire la tassa e gli azzurri a ripudiare l’atto ostile che colpirebbe anche Mediolanum, l’istituto controllato dalla famiglia Berlusconi. Ma le frizioni hanno a che fare anche con i tagli ai ministeri dopo che Giorgetti si è detto pronto a fare la parte del “cattivo”.

La traduzione del blitz di Meloni è l’inserimento della legge di bilancio nell’ordine del giorno del Consiglio…

Roma - “Chiudiamola qui”. La manovra. E la discussione che logora il governo. ll blitz di Giorgia Meloni va in scena domenica sera. Convoca d’urgenza Matteo Salvini e Antonio Tajani per un vertice in gran segreto. Al tavolo vuole anche Giancarlo Giorgetti: al ministro dell’Economia il compito di presentare lo schema della legge di bilancio. Anche se abbozzato. Anche se le coperture sono ancora incomplete.

Pazienza, per il testo c’è tempo, ragiona la premier. La necessità è un’altra: dare un segnale. E in fretta, per spegnere i litigi che lacerano la maggioranza. Sugli extraprofitti delle banche, con la Lega a brandire la tassa e gli azzurri a ripudiare l’atto ostile che colpirebbe anche Mediolanum, l’istituto controllato dalla famiglia Berlusconi. Ma le frizioni hanno a che fare anche con i tagli ai ministeri dopo che Giorgetti si è detto pronto a fare la parte del “cattivo”.

La traduzione del blitz di Meloni è l’inserimento della legge di bilancio nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri già convocato alle otto di stasera. Un pacchetto “tutto incluso”, validato dalla neo Ragioniera Daria Perrotta, insieme alle tabelle del Documento programmatico di bilancio e ad un decreto Anticipi asciutto, che riuscirà a liberare uno spazio esiguo nel bilancio del 2025, fallendo il bis dell’anno scorso.

Quando il vertice si avvia alla conclusione, i due vicepremier chiedono conto alla presidente del Consiglio delle misure bandiera che vogliono inserire nella manovra. L’estensione della flat tax, è il cruccio di Salvini. Il taglio dell’Irpef per i redditi fino a 60 mila euro è il tarlo di Tajani. Giorgetti dà qualche indicazione. Non certezze.

Non può perché la manovra da 25 miliardi è ancora appesa alla ricerca delle risorse che servono a tenerla in piedi. Il bacino più incerto è costituito dalle banche. "Il confronto è in corso e andrà avanti a oltranza”, fanno sapere dal Mef, dopo una giornata di trattative con l’Abi. Il Tesoro esclude un aumento dell’addizionale Ires e un incremento ulteriore dell’Irap da parte delle Regioni, ma i banchieri temono che la rassicurazione possa sfaldarsi. Anche perché una cosa è sicura: Giorgetti ha chiesto 4 miliardi in due anni. Un “contributo” che va allineato alla volontà di intervenire solo modificando il trattamento fiscale delle imposte differite (Dta).

Dall’accordo con gli istituti di credito dipenderà il futuro delle misure che vogliono Lega e Forza Italia. Tutte in bilico. Non a caso la nota informale che parte dal Mef conferma solamente «gli interventi in favore dei redditi medio bassi e delle famiglie con figli». E non a caso Tajani riunisce i suoi nella sede del partito alla vigilia del Cdm. Li informa della volontà della premier. E fa i conti con le questioni in sospeso. A iniziare dal taglio delle tasse per il ceto medio: l’obiettivo è insistere con Giorgetti per abbassare di due punti, dal 35% al 33%, l’aliquota di riferimento per i redditi tra 28 e 50 mila euro. “Il ministro ci ha fatto già sapere che non ci sono i soldi per arrivare fino a 60 mila», spiega un big del partito.

Ma i soldi vanno trovati anche per l’intervento caldeggiato. Le coperture sono ancora fragili. Giorgetti prova a insistere sui tagli. Almeno 3 miliardi per la spending review dei ministeri, con un taglio del 5%. La velina conferma: "Le entrate arriveranno soprattutto da tagli e razionalizzazione delle spese”.

Dice anche un’altra cosa la comunicazione del Tesoro: “Si conferma che non ci sarà un aumento di tasse per le persone e le aziende”. La scure avrebbe quindi risparmiato le imprese. Ma le coperture non bastano. Alle dieci di sera inizia la maratona notturna tra i tecnici del Tesoro e quelli dell’Abi. Meno di 24 ore per arrivare pronti al Consiglio dei ministri. E per capire chi pagherà il conto della manovra.

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