Ubisoft taglia lo smartworking e i dipendenti scendono in piazza: 3 giorni di sciopero. “La nostra vita professionale è stravolta”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Game over? Il gigante francese dei videogiochi Ubisoft è nel mezzo di una rivolta dei suoi dipendenti. Dopo mesi di contenziosi, sono stati annunciati tre giorni di sciopero. Non solo in Francia. Anche la Fiom-Cgil di Milano scende in piazza giovedì 17 ottobre insieme con i lavoratori della filiale italiana della società: 8 ore di stop “per unire le forze con i cugini francesi”. A scatenare la protesta è stata la decisione del management di limitare al minimo lo smartworking e imporre tre giorni di presenza in ufficio. Una cinquantina di lavoratori ha bloccato l'ingresso del quartier generale di Ubisoft a Montpellier, altre mobilitazioni sono previste nelle sedi Parigi, Lione e Annecy. “Le persone sono state assunte con la promessa di tre giorni di smart working e ora hanno la loro organizzazione di vita professionale che viene stravolta”, denuncia Clément Montigny, uno dei rappresentanti sindacali del gruppo.
PARIGI – Game over? Il gigante francese dei videogiochi Ubisoft è nel mezzo di una rivolta dei suoi dipendenti. Dopo mesi di contenziosi, sono stati annunciati tre giorni di sciopero. Non solo in Francia. Anche la Fiom-Cgil di Milano scende in piazza giovedì 17 ottobre insieme con i lavoratori della filiale italiana della società: 8 ore di stop “per unire le forze con i cugini francesi”. A scatenare la protesta è stata la decisione del management di limitare al minimo lo smartworking e imporre tre giorni di presenza in ufficio. Una cinquantina di lavoratori ha bloccato l'ingresso del quartier generale di Ubisoft a Montpellier, altre mobilitazioni sono previste nelle sedi Parigi, Lione e Annecy. “Le persone sono state assunte con la promessa di tre giorni di smart working e ora hanno la loro organizzazione di vita professionale che viene stravolta”, denuncia Clément Montigny, uno dei rappresentanti sindacali del gruppo.
I sindacati chiedono inoltre ai vertici del gruppo di “fare uno sforzo reale sulle retribuzioni”, rivendicazione al centro di un primo grande sciopero organizzato a febbraio, fatto abbastanza raro nel mondo del gaming. Il nuovo appello a scioperare arriva in un contesto finanziario già negativo per Ubisoft, che ha dovuto rivedere al ribasso le previsioni finanziarie e rinviare il lancio della nuova versione “Assassin's Creed”, uno dei prodotti di punta del marchio. Con quasi 45 studios in Francia e all'estero, tra cui Canada, Italia e Cina, e circa 19mila dipendenti, Ubisoft è il numero tre mondiale.
Nel gennaio dell’anno scorso, l’azienda ha varato piano di ristrutturazione che ha portato a 1.700 esuberi sulla Francia, fino agli attuali 4mila dipendenti. In un'e-mail inviata qualche giorno fa ai dipendenti, la direzione di Ubisoft ha giustificato la decisione di tagliare lo smart working sostenendo che “la creatività è stimolata dall'interazione interpersonale, dalle conversazioni informali e dalla collaborazione attorno allo stesso tavolo”, pur promettendo di non tornare “a un modello al 100% in presenza”. Nel 2020 il gruppo francese aveva dovuto cambiare i suoi vertici dopo un’inchiesta di alcuni media francesi, che avevano evidenziato accuse di violenze sessuali e discriminazioni sessiste contro le lavoratrici.
Ubisoft ha anche un problema reputazione sui social, dove il marchio viene regolarmente attaccato per la qualità dei suoi giochi e per alcuni contenuti editoriali definiti troppo violenti o discriminatori. La multinazionale non ha ottenuto riscontri positivi per il lancio di alcuni nuovi prodotti come “Skull and Bones” e il nuovo episodio di “Prince of Persia”. A fine settembre, il fondatore e ad Yves Guillemot ha ammesso che le vendite di un altro videogioco, “Star Wars Outlaws”, uscito a fine agosto, sono state inferiore alle attese, costringendo Ubisoft a rinviare di tre mesi l'uscita del prossimo capitolo della sua serie di punta, “Assassin's Creed”.
Dall’inizio dell’anno, le azioni di Ubisoft sono crollate di oltre il 40 per cento, raggiungendo a settembre il minimo da 10 anni. L'agenzia di stampa Bloomberg ha scritto a inizio ottobre che il gigante tecnologico cinese Tencent, che possiede già quasi il 10 per cento della società, e la famiglia Guillemot, i principali azionisti del gruppo, stavano valutando la possibilità di un buyout per ritirare il titolo dalla Borsa.