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Olio d’oliva, cala la raccolta in Italia. Ma la buona annata all’estero potrebbe abbassare il prezzo

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Atteso un -32% di olive soprattutto a causa della siccità che ha colpito Puglia e Sicilia. Ma la Spagna, dopo due anni di calo, tornerà a inondare l’Europa di olio
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La raccolta delle olive sta per cominciare in tutto il Paese. E sarà una campagna sottotono in Italia, ma positiva nel resto dell’area mediterranea. La somma di questi fattori potrebbe portare a una riduzione del prezzo dell’olio extravergine di oliva dopo oltre due anni. I dati presentati al G7 Agricoltura di Ortigia da Ismea, Unaprol e Coldiretti parlano di un calo del 32%, soprattutto a causa della Puglia che vedrà dimezzato il raccolto, mentre al nord e al centro, sugli alberi c’è il 70-75% delle olive in più rispetto al 2023.

Secondo le primissime stime di Assitol la produzione nazionale sarà di 200mila tonnellate, soprattutto a causa del micidiale duetto caldo estremo-siccità. Sarebbe un calo evidente rispetto alle 328mila tonnellate del 2023. La Spagna invece si potrebbe attestare su 1,3 milioni di tonnellate dopo due anni molto negativi. Marocco a parte, che produce molto meno di noi, l’Italia è praticamente l’unico Paese a tradizione olivicola in cui si raccoglierà meno di u…

La raccolta delle olive sta per cominciare in tutto il Paese. E sarà una campagna sottotono in Italia, ma positiva nel resto dell’area mediterranea. La somma di questi fattori potrebbe portare a una riduzione del prezzo dell’olio extravergine di oliva dopo oltre due anni. I dati presentati al G7 Agricoltura di Ortigia da Ismea, Unaprol e Coldiretti parlano di un calo del 32%, soprattutto a causa della Puglia che vedrà dimezzato il raccolto, mentre al nord e al centro, sugli alberi c’è il 70-75% delle olive in più rispetto al 2023.

Secondo le primissime stime di Assitol la produzione nazionale sarà di 200mila tonnellate, soprattutto a causa del micidiale duetto caldo estremo-siccità. Sarebbe un calo evidente rispetto alle 328mila tonnellate del 2023. La Spagna invece si potrebbe attestare su 1,3 milioni di tonnellate dopo due anni molto negativi. Marocco a parte, che produce molto meno di noi, l’Italia è praticamente l’unico Paese a tradizione olivicola in cui si raccoglierà meno di un anno fa: le stime di Ismea danno in crescita anche Grecia, Tunisia, Turchia e Portogallo. Proprio questa abbondanza “ci consente di respirare e fa presupporre un trend di prezzi al ribasso. Allo stato, però, è difficile dire di più” spiega Anna Cane, presidente del gruppo olio d’oliva di Assitol. La tendenza sembra piuttosto chiara: all’aumento dell’offerta il prezzo dovrebbe calare e questo tocca da vicino anche l’Italia, visto che la produzione nostrana copre solo una piccola parte (circa il 30%) del fabbisogno di famiglie e Horeca, stimato in un milione di tonnellate. Insomma, dell’olio estero abbiamo bisogno eccome.

La produzione in Italia

Più nel dettaglio, in Italia è soprattutto il meridione ad aver sofferto la siccità: “Sicilia, Calabria e Puglia, che corrispondono ai due terzi della nostra produzione olivicola, per mesi non hanno visto una goccia d’acqua” dice Anna Cane di Assitol. Tuttavia “nella stessa Puglia, che detiene il 50% degli uliveti italiani, lo scenario varia a seconda delle aree”. Nel centro-nord invece sembra prospettarsi una buona campagna. Ora la siccità è solo un ricordo, ma gli acquazzoni delle ultime settimane, con alternanza di caldo e fresco “hanno aumentato il rischio infestazioni come la mosca dell’olivo, nemico numero uno delle produzioni olivicole” continua Cane.

Due anni di rincari

Del resto in Italia - e non solo - ormai dal 2022 assistiamo a un continuo aumento del prezzo dell’olio extravergine di oliva (Evo). Secondo l’osservatorio nazionale Federconsumatori a oggi, rispetto allo scorso anno, un litro di olio Evo è aumentato del 20% con picchi del 50% sul 2023. E il raffronto con il 2021 è ancora più impressionante: aumento medio del 52%.

I dati di Ismea raccontano più o meno la stessa storia: nel periodo gennaio-agosto 2023 il prezzo dell’extravergine al chilo era di 6,90 euro, mentre nello stesso periodo del 2024 è arrivato a 9,42 euro (+36,6%). Pure in Spagna, Grecia e Tunisia l’olio è rincarato, anche di più rispetto al nostro Paese, anche perché in quei Paesi si partiva da prezzi inferiori. In Spagna ad esempio il rincaro è stato del 38%.

Il timore di Federconsumatori, spiega l’associazione in una nota, è che “la minaccia della minore raccolta spinga al rialzo anche i prezzi attuali che, invece, sulla borsa merci di Bari, una delle più rappresentative del settore, segnano finalmente a settembre un calo pari al -2,7% (in termini tendenziali)”.

Il caso italiano

Quando si parla di olio extravergine, però, non si può mettere l’Italia sullo stesso piano degli altri Paesi produttori. E non certo per sciovinismo: le ragioni sono oggettive ed è la stessa Ismea a spiegarle: “Il nostro Paese detiene il primato mondiale per varietà con oltre 500 genotipi di olive da olio, dai quali proviene il maggior numero di olii extravergine a denominazione in Europa (42 Dop e 8 Igp)”. Le imprese olivicole in Italia - dati diffusi da Ismea - sono 619mila, con oltre 3.400 frantoi “arruolati” per la raccolta annuale.

Questo, insieme a un territorio prevalentemente montuoso e collinare che rende la gestione degli uliveti più complessa - spiega anche le differenze di prezzo e, secondo il presidente di Unaprol, David Granieri, “in questi ultimi due anni difficili l’olio italiano si è difeso bene, acquistando quote di mercato. I consumatori hanno dimostrato di essere disponibili a pagare un po’ di più per avere un prodotto di alta qualità. E ora non è il momento di scommettere al ribasso ma di continuare a puntare sulla qualità del prodotto”.

Un punto di vista condiviso da Assitol: “Le continue vendite sottocosto, contro le quali puntiamo il dito da molto tempo, hanno svilito il prodotto, trattato come una qualsiasi commodity, e la stessa filiera, costretta a lavorare senza la giusta remunerazione, in particolare nella sua parte agricola. L’ultima campagna ha cambiato la prospettiva: dovremmo far tesoro di quanto accaduto nell’ultimo anno e impegnarci affinché, finalmente, l’olio d’oliva sia valorizzato come merita, evitando il moltiplicarsi delle promozioni”.

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