La manovra e i ‘sacrifici’ per le banche. Rottigni (Abi): “Dialogo aperto, ma non ha senso parlare di extraprofitti”
di Rosaria AmatoMarco Elio Rottigni, direttore generale dell'Abi dall'1 luglio di quest'anno
ROMA — Giudizio sospeso verso le norme della legge di Bilancio che riguardano quelli che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha definito «i sacrifici» di banche e assicurazioni: «Aspettiamo di vedere il testo prima di esprimerci». Nella prima intervista che rilascia da quando, il primo luglio di quest’anno, è diventato direttore generale dell’Abi, Marco Elio Rottigni però mostra apprezzamento per «la disponibilità della controparte a muoversi su un terreno di dialogo e di confronto, che è sempre stato molto aperto e costante nel tempo».
Direttore, quindi rispetto alla tassazione degli extraprofitti dello scorso anno c’è perlomeno un passo avanti sul metodo, anche se ancora sui contenuti non vi esprimete?
«Vorrei però anche sottolineare che non ha senso parlare di extraprofitti, un concetto su cui il nostro presidente si è lungamente soffermato. E che le banche pagano già un’addizionale Ires del 3,75% e Irap dello 0,75%. Però credo che la costruttività e il dialogo siano i du…
ROMA — Giudizio sospeso verso le norme della legge di Bilancio che riguardano quelli che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha definito «i sacrifici» di banche e assicurazioni: «Aspettiamo di vedere il testo prima di esprimerci». Nella prima intervista che rilascia da quando, il primo luglio di quest’anno, è diventato direttore generale dell’Abi, Marco Elio Rottigni però mostra apprezzamento per «la disponibilità della controparte a muoversi su un terreno di dialogo e di confronto, che è sempre stato molto aperto e costante nel tempo».
Direttore, quindi rispetto alla tassazione degli extraprofitti dello scorso anno c’è perlomeno un passo avanti sul metodo, anche se ancora sui contenuti non vi esprimete?
«Vorrei però anche sottolineare che non ha senso parlare di extraprofitti, un concetto su cui il nostro presidente si è lungamente soffermato. E che le banche pagano già un’addizionale Ires del 3,75% e Irap dello 0,75%. Però credo che la costruttività e il dialogo siano i due elementi alla base della soluzione di qualsiasi problema».
Giorgetti: "Sacrificio per banche e assicurazioni, spero che tutti capiscano cosa intendevo. Anche le opposizioni"
Nelle settimane precedenti alla messa a punto della manovra si era anche parlato di una forma di pressione sulle banche per portare i tassi di interesse attivi a livelli più vicini a quelli passivi. Con i livelli attuali di tassi di interesse, è ipotizzabile una maggiore remunerazione dei conti correnti?
«I numeri delle entrate fiscali dei primi 8 mesi di quest’anno forniscono una chiara indicazione di un forte aumento della remunerazione dei depositi. Se si guardano le ritenute sugli interessi dei depositi l’aumento ha sfiorato il 300%. Inoltre i tassi dei depositi vincolati a una durata prestabilita sono i più alti in assoluto tra quelli che vengono mediamente applicati nell’area euro. In base alla mia precedente esperienza pluritrentennale di lavoro nelle banche, però, devo ricordare che il conto corrente con una remunerazione a vista non è una forma di investimento in nessun Paese, ma solo gestione transitoria di liquidità, che permette di accedere a numerosi servizi connessi ai pagamenti».
La visione della Bce sugli “extraprofitti” delle banche è un po’ diversa da quella del governo: ieri Claudia Buch , presidente del consiglio di vigilanza della Bce, ha suggerito alle banche di approfittare degli «elevati livelli attuali di profittabilità» per accelerare la transizione digitale.«Ho molto apprezzato le parole della presidente Buch, perché ha posto un accento forte e chiaro sulla solidità e sostenibilità a lungo termine delle banche. Questo è l’elemento fondamentale: le banche devono operare con un traguardo che non può essere di breve o medio periodo, ma necessariamente a lungo termine. Noi operiamo in un rapporto fiduciario con i nostri clienti, e la solidità passa attraverso alti livelli di capitalizzazione, per essere in grado di generare un reddito sano, autorevole e sostenibile, a supporto di famiglie e imprese».
Eppure gli ultimi dati dei prestiti alle imprese mostrano un ulteriore calo della domanda. Come lo spiega?
«Le indagini della Banca d’Italia mostrano in effetti che la domanda di finanziamento è debole: noi diciamo che il cavallo non beve, le imprese hanno difficoltà a pianificare nuovi investimenti. Dalle stesse analisi emerge anche che le riserve di liquidità delle imprese sono in aumento. Significa che si tende a posporre gli investimenti. Servirebbe un’iniezione di fiducia, una sorta di “cabina di regia” per creare un clima che favorisca invece i nuovi investimenti».
Magari un contributo positivo potrebbe venire da un’accelerazione dei tagli dei tassi da parte della Bce?
«I mercati e le banche hanno anticipato la discesa dei tassi, e questo comporta significativi riflessi positivi sulle nuove erogazioni a famiglie e imprese. Nello stesso tempo con massima trasparenza e onestà devo dire che rileviamo un rallentamento delle economie europee, anche se i tassi di inflazione rimangono convergenti verso gli obiettivi dettati dalla Bce. Occorre evitare che una politica monetaria restrittiva aumenti i rischi di recessione: la troppa prudenza, mi passi il termine, potrebbe comportare un ampliamento di questa fase discendente dell’economia».
I rischi sistemici sono difficili da affrontare in un sistema frammentato come quello europeo. Cosa possiamo aspettarci dalla nuova Commissione?
«Io ho due parole: mi aspetterei coraggio e lungimiranza, elementi che sono sempre alla base delle sfide che dobbiamo raccogliere. Le banche operano in un mercato altamente competitivo e globale, forse uno dei settori più globali al mondo, e oltre ai rischi connessi alla loro attività sono esposte a quelli geopolitici e a quelli connessi all’evoluzione tecnologica e digitale».
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«Mette sale sulla carne viva io sono esponente di una comunità montana, vengo da una valle. Il tema delle aree interne delle aree svantaggiate è assolutamente di attualità ed è molto rilevante, ma non si tratta tanto della chiusura delle banche, che arriva che arriva dopo quella dei presidi d’istruzione, sanitari e di sicurezza. Occorrono politiche rivolte ai territori».
Il governo sta studiando la riformulazione dei bonus edilizi, orientandoli verso la transizione energetica. Quale può essere il contributo delle banche?
«La transizione energetica è un obbligo e credo che non si possa non essere tutti coinvolti. Le banche stanno aprendo a una serie di prodotti green, che hanno dei tassi particolarmente vantaggiosi, ma credo che serva un piano di incentivi stabili nel tempo, non ci servono elementi spot, all’interno del rispetto dei vincoli di finanza pubblica, altrimenti faremmo più danno che beneficio al sistema, come dimostrano esperienze recenti».