Meloni: “Non aumentiamo le tasse”. Ma chi non ha figli pagherà di più
di Giuseppe Colombo , Valentina ConteROMA – Nella manovra «seria e di buon senso», rivendica la premier Giorgia Meloni, «non aumentiamo le tasse». Non sembra, a guardare quella sforbiciata da «oltre un miliardo» alle detrazioni di chi non ha figli a carico per aiutare le famiglie numerose che «spendono di più». Colpiti single, coppie con figli grandi, nonni. Anche nelle spese per la sanità e la casa. È il quoziente familiare in salsa meloniana che prende forma in una legge di Bilancio da 30 miliardi senza particolari novità, a parte il rinnovo delle misure già in vigore.
La famiglia tra bonus bebè e quoziente
L’unico guizzo riguarda proprio la famiglia. C’è un miliardo e mezzo, esulta la ministra Eugenia Roccella. Rinasce il bonus bebè da mille euro per…
ROMA – Nella manovra «seria e di buon senso», rivendica la premier Giorgia Meloni, «non aumentiamo le tasse». Non sembra, a guardare quella sforbiciata da «oltre un miliardo» alle detrazioni di chi non ha figli a carico per aiutare le famiglie numerose che «spendono di più». Colpiti single, coppie con figli grandi, nonni. Anche nelle spese per la sanità e la casa. È il quoziente familiare in salsa meloniana che prende forma in una legge di Bilancio da 30 miliardi senza particolari novità, a parte il rinnovo delle misure già in vigore.
La famiglia tra bonus bebè e quoziente
L’unico guizzo riguarda proprio la famiglia. C’è un miliardo e mezzo, esulta la ministra Eugenia Roccella. Rinasce il bonus bebè da mille euro per i nuovi nati del 2025 e fino a 40 mila euro di Isee, senza però suscitare particolare entusiasmo nel Forum nazionale delle famiglie che si dice sorpreso perché «i bonus hanno poca funzionalità, servono provvedimenti strutturali». Maggiore interesse per le “detrazioni familiari”: «Un primo passo verso il quoziente».
E qui la nota dolente. Il governo crea delle fasce di reddito che si intrecciano con il numero dei figli e vanno a incrociare massimali di spesa. Più basso è il reddito, più alto il numero dei figli, maggiore sarà l’entità di spesa da portare in detrazione. Non cambiano le aliquote: sanità e interessi sui mutui restano al 19%. Ma un single con 50 mila euro di reddito e senza figli avrà un tetto più basso da detrarre. Per fare un esempio, anziché un massimale da 4 mila euro di interessi sul mutuo su cui applicare il 19%, la metà: 2 mila euro.
Toccati dunque anche quei comparti di spesa che il governo diceva di voler salvaguardare: salute, casa, lavoro.
Le fasce di reddito, annota il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, saranno tre: «Tra zero e 50 mila, tra 50 mila e 100 mila e sopra i 100 mila euro». Il gettito ricavato dall’operazione non servirà direttamente ad aumentare le detrazioni di chi ha figli che resteranno più o meno le stesse di oggi. Caleranno solo quelle di chi non ce li ha. E dunque questa revisione dei bonus fiscali serve solo a fare cassa per finanziare altri interventi in manovra, anche nell’ambito familiare.
L’orgoglio della premier
Poco importa a Meloni. Quello che conta per la premier è apporre l’etichetta “famiglia” sulla sua terza manovra. Lo farà tra lunedì e martedì, quando si presenterà nella sala stampa di Palazzo Chigi per presentare le misure. Ieri, in volo verso Bruxelles per il Consiglio europeo, ha dovuto affidare il compito a Giorgetti e Leo.
Non senza un certo malumore, seppure celato, per l’approccio «un po’ remissivo», confessano fonti dell’esecutivo di primo livello. Non a caso ha fatto passare giusto qualche ora prima di parlare, lei, della Finanziaria. Per dirsi «molto orgogliosa e soddisfatta» di una manovra che «tiene i conti in ordine e non aumenta le tasse».
E poi via con le misure, a iniziare dalle risorse per la sanità: «Mai così tante», rivendica, anche se i fondi per l’anno prossimo saranno molti di meno rispetto a quelli che aveva già messo in conto il ministro della Salute, Orazio Schillaci. Contenuti e metodo, nell’autoanalisi. Così puntuale da dettagliare persino le coperture, quasi fosse lei il titolare del Tesoro.
E poi il dato “politico”. Quindi «la compattezza della maggioranza», ma anche la carezza alle banche che, sottolinea, «non sono avversarie». Messaggio, il primo, diretto a Forza Italia e Lega che già annusano di mettere le mani sul “tesoretto” del concordato preventivo biennale per issare qualche bandierina in Parlamento.
La premier parla anche all’Abi che ha sospeso il giudizio sulla manovra in attesa di visionare il testo che Giorgetti promette di inviare in Parlamento lunedì. La strada appare in discesa per i buoni rapporti che la premier ha con l’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina, mediatore schierato in prima fila nella trattativa con il Mef. Ma, è il ragionamento, meglio lanciare un messaggio distensivo in più per raccogliere il consenso pubblico dei banchieri che tacere e rischiare di far montare rimbrotti inaspettati.
Il taglio del cuneo, da contributivo a fiscale
Fa tutto lei. A Giorgetti toccano le spiegazioni tecniche, come sul taglio del cuneo che da contributivo diventa fiscale, con benefici invariati per i redditi fino a 35 mila euro. Ma, promette, si cercherà di dare «qualche beneficio» anche a chi si trova nella fascia 35-40 mila in forma di décalage e, prosegue l’impegno, «anche altre classi di reddito ne beneficeranno». Rivendica i «sacrifici» chiesti a «banche, assicurazioni e banchieri». Poi però li ringrazia.