“Grazie, le faremo sapere”: quando l’azienda fa ghosting ai lavoratori
di Giulia CimpanelliMichela è una delle tante persone che hanno vissuto un’esperienza di “Ghosting professionale.“Sono stata contattata da un responsabile Hr per una posizione all'interno di un’importante realtà di infrastrutture energetiche. Sostengo due colloqui telefonici, uno in presenza e una prova di stress test, senza nemmeno prima essere stata avvisata. Poi loro scompaiono. Tra l'altro sono salita da Roma per il colloquio in presenza con il team e a parte la responsabile della funzione tutti erano in video collegamento. Avevo chiesto di poter avere maggiori indicazioni sul ruolo e mi hanno fissato un altro colloquio con l'ufficio stampa. Peccato però – racconta ancora Michela- che invece di un confronto era uno stress test. Ad ogni colloquio l’headhunter che mi aveva contattata all’inizio mi dice che sono piaciuta e di aver ricevuto ottimi feedback. Poi scompare. Provo a contattarla e mi dice che devono aspettare che venga fatta una nuova comunicazione organizzativa dall'alto e che mi avrebbero…
Michela è una delle tante persone che hanno vissuto un’esperienza di “Ghosting professionale.“Sono stata contattata da un responsabile Hr per una posizione all'interno di un’importante realtà di infrastrutture energetiche. Sostengo due colloqui telefonici, uno in presenza e una prova di stress test, senza nemmeno prima essere stata avvisata. Poi loro scompaiono. Tra l'altro sono salita da Roma per il colloquio in presenza con il team e a parte la responsabile della funzione tutti erano in video collegamento. Avevo chiesto di poter avere maggiori indicazioni sul ruolo e mi hanno fissato un altro colloquio con l'ufficio stampa. Peccato però – racconta ancora Michela- che invece di un confronto era uno stress test. Ad ogni colloquio l’headhunter che mi aveva contattata all’inizio mi dice che sono piaciuta e di aver ricevuto ottimi feedback. Poi scompare. Provo a contattarla e mi dice che devono aspettare che venga fatta una nuova comunicazione organizzativa dall'alto e che mi avrebbero fatto sapere. Mai più sentiti”. Mutuato dal contesto delle relazioni il “ghosting professionale” si riferisce a quando una persona smette di rispondere a telefonate o messaggi, scomparendo, di fatto, come un “fantasma”. Insomma, anche al tavolo delle aziende spesso il galateo viene messo da parte. Secondo una ricerca condotta nel 2023 da Glickon, azienda italiana del settore Hr tech, meno del 20% dei candidati riceve infatti un feedback dopo una candidatura o addirittura dopo un colloquio.
“Ho vissuto sulla mia pelle il fenomeno del ghosting lavorativo ben due volte, entrambe con note aziende del retail. In tutti e due i casi, mi era stato detto che ero stata assunta come addetta alle vendite – racconta Alessia Di Giacomo, ora stagista nel settore social media e stampa nell’agenzia Blum. Business as a medium -. Mi hanno fatto firmare documenti sulla privacy, fornire la carta d'identità e mi avevano persino comunicato la data di inizio. Poi, il silenzio totale. Il contratto promesso non è mai arrivato. Con una delle aziende ho provato a ricontattarli, ma non ho mai ricevuto risposta. Con l'altra mi sono addirittura recata di persona in negozio. In entrambi i casi avevo interagito con responsabili di zona, proprietari e manager. Alla fine mi sono ritrovata ad aver perso tempo prezioso per colloqui e pratiche che non hanno portato a nulla. È una pratica frustrante e poco professionale che lascia i candidati in un limbo di incertezza”.
Quando è il candidato a sparire
Società del settore del recruiting ammettono che esistono frangenti in cui è difficile dare risposte a tutti i candidati, ma sollevano anche il problema opposto: “Attualmente si passa da aziende che hanno troppi candidati perché hanno un nome, un brand che richiama, ad altre che faticano a reperirne – commenta Enrico Ariotti, Co-Founder e ceo di nCore Hr, azienda che utilizza l’intelligenza artificiale per rendere più agevole il lavoro dei recruiter e, soprattutto, valorizzare le competenze e il profilo di ogni candidato -. Le prime spesso faticano a rispondere a tutti, le seconde devono porre un’attenzione spasmodica al rapporto – anche umano – con i candidati, perché il più delle volte sono questi ultimi a ghostarle”.
I dati
Il ghosting da parte dei candidati sembra effettivamente essere un fenomeno in crescita, soprattutto per quelle professioni soggette a un forte mismatch: grande abbondanza di posizioni aperte e poca disponibilità di esperti. Secondo uno studio relativo al 2021 del motore di ricerca per trovare lavoro Indeed, che ha intervistato 1.500 aziende e 1.500 lavoratori britannici, il job ghosting è da alcuni anni molto diffuso: oltre il 75% degli intervistati ha dichiarato di aver ignorato almeno un potenziale datore di lavoro nell'ultimo anno.
"I candidati che spariscono? Un fenomeno quasi quotidiano”
"Il fenomeno dei candidati che non si presentano ai colloqui è ormai quotidiano nel nostro settore – racconta Marco Galassi, Recruiting delivery manager di Humangest -. È diventato parte del nostro lavoro: se su dieci candidati, tre o quattro non si presentano, non ci stupiamo più. Accade solo per le posizioni entry-level, ma anche per ruoli di alto livello. Negli ultimi anni, questo fenomeno è notevolmente aumentato. La nostra strategia è cercare di mantenere un approccio il più umano possibile nel rapporto con i candidati. Il mercato del lavoro è in fortissimo movimento e sempre più veloce. Ci sono settori in grande espansione, come la logistica, dove chi sa usare un muletto o un transpallet è sempre molto ricercato, spesso accettano il primo lavoro e non si recano ad altri colloqui già fissati. Anche nel retail c'è molta richiesta di addetti alle vendite. Il vero problema, a mio avviso, non è tanto il ghosting quanto il mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Se ci fosse un modo per superarlo, il ghosting non avrebbe più ragione di esistere”.
Non succede solo alle agenzie per il lavoro o le grandi aziende, anche le pmi innovative si trovano spesso in questa situazione: “Abbiamo avuto cinquanta candidature per una posizione di office coordinator – racconta Tessa Moroder, cofondatrice di Lottozero textile laboratory, centro per il design, l’arte e la cultura tessile di Prato – ne abbiamo richiamate dieci per il colloquio e tre di queste non si sono più fatte sentire, né al telefono né via mail”. E aggiunge: “Avevamo moltissime candidature valide e questo fatto non ci ha particolarmente toccati. Meglio scegliere qualcuno di davvero convinto di voler lavorare con te”.