BOLOGNA – Hanno sfilato in testa al corteo di Roma, subito dietro allo striscione di Fim, Fiom e Uilm. Del resto quella aperta per la Berco a Copparo, nel Ferrarese, è una ferita troppo recente per non far male. L’azienda, che fa parte del gruppo Thyssen Krupp, ha avviato formalmente giovedì la procedura di licenziamento per 480 lavoratori sui 1.200 della fabbrica di Ferrara, disdettando inoltre il contratto integrativo (circa 3mila euro l’anno per ogni lavoratore) e salvando per ora i 150 dipendenti dell’altro stabilimento a Castelfranco Veneto.
Ieri il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha convocato un tavolo di crisi sulla vertenza per il 5 novembre. Proverà a sb…
BOLOGNA – Hanno sfilato in testa al corteo di Roma, subito dietro allo striscione di Fim, Fiom e Uilm. Del resto quella aperta per la Berco a Copparo, nel Ferrarese, è una ferita troppo recente per non far male. L’azienda, che fa parte del gruppo Thyssen Krupp, ha avviato formalmente giovedì la procedura di licenziamento per 480 lavoratori sui 1.200 della fabbrica di Ferrara, disdettando inoltre il contratto integrativo (circa 3mila euro l’anno per ogni lavoratore) e salvando per ora i 150 dipendenti dell’altro stabilimento a Castelfranco Veneto.
Ieri il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha convocato un tavolo di crisi sulla vertenza per il 5 novembre. Proverà a sbrogliare la matassa. L’ex presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ha presentato un’interrogazione a Bruxelles.
L’azienda, che a Ferrara produce componenti per le macchine di movimento terra come cingoli, ruote, catene e rulli, ha dichiarato un calo di mercato del 50% dovuto da una parte alle delocalizzazioni verso Cina e India dei clienti più importanti, come Cnh, Jcb e Liebherr, e dall’altro la perdita di un grosso cliente nella ricambistica a causa dell’embargo verso la Russia, oltre che per l’aumento dei costi energetici e delle materie prime.
"La risposta sarà dura ed efficace”, hanno promesso i sindacati, che chiedono il ritiro della procedura, la ricerca di un’alternativa e l’uso di tutti gli ammortizzatori sociali. Dopo Roma lunedì gli operai rientreranno al lavoro, ma già si annunciano altre iniziative. “La vicenda è simbolica – spiega Stefano Bondi della Fiom ferrarese – perché risente delle tensioni geopolitiche e della mancanza di una politica energetica europea”.