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Mps, la stretta del governo costa cara: a rischio 1,8 miliardi di possibili crediti col Fisco

EPA/MATTIA SEDDA

 

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L’istituto, partecipato dal Tesoro, ha beneficiato della conversione delle imposte differite attive (Dta) per 453 milioni nel primo semestre e per 345 milioni nel 2023. L’ad Lovaglio pensava di continuare a trarre vantaggio dallo schema ma per due anni non potrà
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MILANO – Banca Mps, partecipata dal Tesoro al 26,7%, è tra gli istituti che più risentiranno della decisione del governo di bloccare per due anni la possibilità di sfruttare i crediti fiscali collegati alle imposte differite attive (Dta). Proprio nei giorni scorsi, il governo Meloni ha alzato il velo sulla forma che assumerà il contributo da 2,5 miliardi totali chiesto alle banche per finanziare una parte della manovra. "Sospendiamo - ha dichiarato il viceministro dell'Economia, Maurizio Leo - la deduzione per gli anni 2025 e 2026" collegata alle Dta. Queste ultime, a determinate condizioni e per esempio in presenza di perdite civilistiche, possono essere trasformate dalle banche in crediti fiscali che a loro volta riducono l'ammontare di imposte da pagare.

Proprio Mps, in virtù delle forti perdite realizzate negli anni passati e alla luce degli utili di recente realizzati (la deducibilità è consentita solo in presenza di profitti), ultimamente ha potuto fare ampio ricorso al meccanis…

MILANO – Banca Mps, partecipata dal Tesoro al 26,7%, è tra gli istituti che più risentiranno della decisione del governo di bloccare per due anni la possibilità di sfruttare i crediti fiscali collegati alle imposte differite attive (Dta). Proprio nei giorni scorsi, il governo Meloni ha alzato il velo sulla forma che assumerà il contributo da 2,5 miliardi totali chiesto alle banche per finanziare una parte della manovra. "Sospendiamo - ha dichiarato il viceministro dell'Economia, Maurizio Leo - la deduzione per gli anni 2025 e 2026" collegata alle Dta. Queste ultime, a determinate condizioni e per esempio in presenza di perdite civilistiche, possono essere trasformate dalle banche in crediti fiscali che a loro volta riducono l'ammontare di imposte da pagare.

Proprio Mps, in virtù delle forti perdite realizzate negli anni passati e alla luce degli utili di recente realizzati (la deducibilità è consentita solo in presenza di profitti), ultimamente ha potuto fare ampio ricorso al meccanismo di conversione delle Dta in crediti fiscali per abbattere le imposte. Ecco che così, nel primo semestre del 2024, l'istituto di Rocca Salimbeni ha realizzato utili al lordo delle imposte superiori rispetto ai profitti netti: 705,8 milioni contro 1.159,1 milioni. Merito, come spiegato dallo stesso gruppo di Rocca Salimbeni, del "contributo positivo pari a 453 milioni imputabile principalmente alla rivalutazione delle Dta conseguente all’aggiornamento delle proiezioni reddituali desunte dal nuovo piano industriale 2024-2028".

Ad agosto, in corrispondenza della presentazione della semestrale, il direttore finanziario di Mps, Andrea Maffezzoni, aveva dichiarato in proposito: "L'aggiornamento dei nostri target finanziari e il loro progressivo raggiungimento ci permetteranno di rivalutare le nostre perdite inutilizzate in compensazione che non erano iscritte a bilancio (Dta, ndr), così mantenendo un aliquota molto bassa nel corso del piano". Tale attività, aveva aggiunto Maffezzoni, "ci permetterà anche di generare capitale. In totale genereremo un miliardo di capitale nel periodo grazie alla possibilità di sfruttare queste perdite non utilizzate in compensazione".

Ancora prima, l'amministratore delegato, Luigi Lovaglio, aveva commentato i dati di bilancio del 2023, sui quali le Dta avevano prodotto un beneficio quantificabile in 345 milioni, che aveva contribuito a spingere i profitti netti finali oltre quota 2 miliardi. Lovaglio, a febbraio, aveva dichiarato: "Abbiamo 2,6 miliardi di Dta (nel frattempo scese a 1,88 miliardi, ndr) a nostra disposizione che rappresentano un sostegno positivo all'utile netto nei prossimi anni".

Un sostegno positivo che però, in base alle parole del viceministro Leo, mancherà nei prossimi due anni. E questo potrebbe rendere un po' meno appetibile agli occhi degli investitori il "pacchetto" Montepaschi. Tenendo conto che una quota della banca senese potrebbe presto finire sul mercato, per una ulteriore cessione di azioni da parte del Tesoro o per l'interesse da parte di eventuali cordate del nordest vicine al mondo della Lega.

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