È sbagliato dare per scontato che chi possiede immense ricchezze sia anche felice. Lo diceva John D. Rockefeller, considerato anche il padre dei family office. Nel 1882, il re del petrolio statunitense, preoccupandosi più del destino della sua stirpe che di essere felice, diede vita a una società di professionisti per gestire la sua ricchezza familiare. L’idea del family office ha poi attraversato l’Oceano ed è arrivata sino a noi, dove tali strutture sono sempre più diffuse, favorite dal moltiplicarsi degli eventi di liquidità, che si verificano quando una dinastia di imprenditori cede il controllo o una partecipazione della propria società.
L’ultima mappa dell’Osservatorio promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, presentato a settembre, ha censito a fine 2023, in Italia, 113 “single” family office, dedicati a famiglie singole, e 91 “multifamily” office professionali, rivolti a più nuclei, oltre a 18 organizzazioni di origine bancaria che offrono analoghi servi…
È sbagliato dare per scontato che chi possiede immense ricchezze sia anche felice. Lo diceva John D. Rockefeller, considerato anche il padre dei family office. Nel 1882, il re del petrolio statunitense, preoccupandosi più del destino della sua stirpe che di essere felice, diede vita a una società di professionisti per gestire la sua ricchezza familiare. L’idea del family office ha poi attraversato l’Oceano ed è arrivata sino a noi, dove tali strutture sono sempre più diffuse, favorite dal moltiplicarsi degli eventi di liquidità, che si verificano quando una dinastia di imprenditori cede il controllo o una partecipazione della propria società.
L’ultima mappa dell’Osservatorio promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, presentato a settembre, ha censito a fine 2023, in Italia, 113 “single” family office, dedicati a famiglie singole, e 91 “multifamily” office professionali, rivolti a più nuclei, oltre a 18 organizzazioni di origine bancaria che offrono analoghi servizi.
«Generalmente - spiega Josip Kotlar, direttore scientifico dell’Osservatorio - con un patrimonio sotto mezzo miliardo è difficile sostenere i costi di un singolo family office». Tali veicoli tendono a essere prerogativa delle famiglie più abbienti: i Ferrero dell’industria dolciaria con Fedesa, con sede a Montecarlo e secondo il Sovereign wealth fund institute dotata di un patrimonio da 55 miliardi di dollari; i tre fratelli Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi con H14, azionista di Fininvest; i Del Vecchio con la lussemburghese Delfin; i Benetton con Edizione; i Pesenti con Italmobiliare (quotata) e così via.
«Tuttavia - aggiunge Kotlar - si stanno diffondendo strutture leggere e agili, gestite da singole famiglie, che si affidano a servizi in outsourcing resi disponibili da un mercato molto dinamico di studi professionali, società di consulenza, multifamily office, banche d’affari». Secondo Carlo Gentili, amministratore delegato del multifamily office Nextam Partners sim, «può essere molto rischioso e dispendioso formare un family office in proprio, perché servono strutture complesse e professionisti molto capaci; meglio affidarsi a strutture regolamentate e vigilate».
Il patrimonio dei clienti dei multifamily office in Italia
«Talvolta - rileva Kotlar - abbiamo osservato casi di successo di single family office che nel tempo si sono aperti a più famiglie, creando economie di scala». È accaduto a Elena Zambon, che nel 2000 ha trasformato il family office della famiglia del settore farmaceutico nel multifamily office Seconfind. Anche Luca Rancilio, erede del gruppo di macchine da caffè, dal proprio family office è passato a Rancilio Cube, esteso ad altri investitori.
«Un family office - evidenzia Kotlar - è anche un concetto: significa separare la dimensione patrimoniale di famiglia da quella aziendale. Molti lo usano anche per dare spazio a diversi rami familiari e alle nuove generazioni». Così, Cecilia Loro Piana lavora nel multifamily office Neh fondato nel 2013 dal padre, Pier Luigi, che lo stesso anno aveva ceduto il controllo dell’omonima azienda tessile a Lvmh. Marco Stevanato è ad di Sfem Italia, il family office della famiglia che dà il nome al gruppo del settore farmaceutico sbarcato a Wall Street nel 2021. Poi c’è Leonardo Maria Del Vecchio, che lavora nel gruppo EssilorLuxottica, partecipato da Delfin, e opera con il suo family office, Lmdv Capital.
Come investono i family office? «Oggi - osserva Kotlar - vediamo un ritorno a strumenti di protezione del patrimonio, ma c’è comunque una rilevante diversificazione. Spesso, soprattutto dopo un evento di liquidità, si guarda a investimenti diretti o venture capital, così da reimmettere il denaro nell’economia, perché si vuole continuare a essere imprenditori. C’è anche un interesse all’arte e alle collezioni, con la volontà di creare e accrescere la “legacy” della famiglia».
Gestio Capital, multifamily office londinese fondato da Matteo Manfredi, partecipa diverse società, da Revolut a OpenAI passando per la Sampdoria. «Allochiamo circa il 70% delle risorse raccolte in strumenti liquidi a protezione del capitale - dichiara Manfredi - e il restante 30% va in cerca di rendimenti, con l’obiettivo di diversificare in maniera opportunistica e agnostica. Oggi pensiamo che il mondo dell’intelligenza artificiale offra opportunità in questo senso».
«Noi - esemplifica Gentili - amministriamo circa 5 miliardi di masse distribuite su poche decine di famiglie. Partiamo dalla propensione al rischio e dalle necessità “familiari” dei clienti. Poi, a grandi linee, facciamo una ripartizione strategica di lungo periodo tra le forme di investimento e, stabilita questa percentuale, si tende a non cambiarla. Possono esserci poi degli aggiustamenti tattici ma difficilmente ci saranno degli stravolgimenti in base alla congiuntura».