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La via di Xi contro i debiti

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Industria in frenata, crescita e consumi deboli bolla immobiliare: Pechino riconosce di essere sulla strada sbagliata e moltiplica i piani di aiuti
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Le conferenze stampa delle 10 del mattino. Ormai da settimane a Pechino, e non solo, mercati, investitori e semplici cittadini attendono con impazienza che i burocrati del Partito annuncino qualche nuova misura per provare a risollevare un’economia che ultimamente non se la passa proprio bene.

Ad ogni annuncio — o mancato annuncio — i mercati reagiscono in modo schizofrenico come se stessero in un perenne giro di giostra sulle montagne russe: prima la Borsa che batte ogni record, poi cala, crolla, rimbalza e si rialza. Riflesso di tempi incerti: domanda fiacca, cinesi che non spendono, l’immobiliare in crisi. La seconda economia del mondo marcia non al passo con le aspettative.

Ogni giorno un rimedio diverso

E allora ad ogni appuntamento, alle 10 del mattino, la Cina prova a fornire il suo rimedio. Lo scorso fine settimana i funzionari hanno promesso più politiche a sostegno dei governi locali, molto indebitati. Il min…

Le conferenze stampa delle 10 del mattino. Ormai da settimane a Pechino, e non solo, mercati, investitori e semplici cittadini attendono con impazienza che i burocrati del Partito annuncino qualche nuova misura per provare a risollevare un’economia che ultimamente non se la passa proprio bene.

Ad ogni annuncio — o mancato annuncio — i mercati reagiscono in modo schizofrenico come se stessero in un perenne giro di giostra sulle montagne russe: prima la Borsa che batte ogni record, poi cala, crolla, rimbalza e si rialza. Riflesso di tempi incerti: domanda fiacca, cinesi che non spendono, l’immobiliare in crisi. La seconda economia del mondo marcia non al passo con le aspettative.

Ogni giorno un rimedio diverso

E allora ad ogni appuntamento, alle 10 del mattino, la Cina prova a fornire il suo rimedio. Lo scorso fine settimana i funzionari hanno promesso più politiche a sostegno dei governi locali, molto indebitati. Il ministro delle Finanze Lan Fo’an non ha menzionato alcuna cifra specifica, si è concentrato sul debito delle amministrazioni locali piuttosto che sullo stimolo fiscale e i mercati sono stati un po’ tiepidi. Mercati e investitori che hanno però reagito positivamente due giorni dopo quando la rivista economica Caixin ha scritto che Pechino potrebbe emettere seimila miliardi di yuan (783 miliardi di euro) in obbligazioni speciali del Tesoro a lunghissimo termine nei prossimi tre anni. Sull’onda dell’entusiasmo pure Goldman Sachs ha alzato di poco le stime di crescita del Pil cinese per quest’anno, anche se continua a prevedere che il Paese non raggiungerà l’obiettivo del 5%.

«Il fatto che i funzionari stiano resistendo all’impulso di ricorrere al tipico stimolo infrastrutturale dovrebbe essere positivo, in quanto eviterà che lo squilibrio tra domanda e offerta dell’economia si aggravi», commentano gli analisti di Trivium. Da tenere d’occhio ci sarà la sessione legislativa che dovrebbe tenersi a fine ottobre: quella sarà la sede in cui Pechino potrà finalmente illustrare i suoi piani fiscali a breve termine.

Giovedì 17 ottobre un’altra conferenza stampa delle 10 ha provato a rianimare il settore immobiliare: che ha rappresentato a lungo più di un quarto del Pil della seconda economia mondiale, ma che dal 2020 ha risentito della stretta di Pechino sulle condizioni di accesso al credito che ha spinto alcuni dei pesi massimi del settore (su tutti Evergrande) sull’orlo del fallimento e ha fatto crollare i prezzi delle case. Il ministro dell’Edilizia abitativa Ni Hong ha annunciato che le autorità «aumenteranno la portata del credito per i progetti nelle liste bianche a quattromila miliardi di yuan» (517 miliardi di euro) entro la fine del 2024. Si tratta di una cifra quasi doppia rispetto a quella stanziata precedentemente (circa 2.230 miliardi di yuan). Le liste bianche sono un meccanismo introdotto all’inizio di quest’anno attraverso il quale le città raccomandano alle banche progetti immobiliari da finanziare in via prioritaria in modo tale che i costruttori (in difficoltà economiche) possano consegnare le case non finite a chi le ha già comprate.

Un pacchetto di stimoli sulla strada sbagliata

A settembre la leadership comunista aveva già presentato un pacchetto molto sostanzioso di misure di stimolo che comprendeva tagli ai tassi d’interesse, in particolare sui mutui per le case esistenti, e l’allentamento delle restrizioni sull’acquisto di case. I tassi sui mutui esistenti «scenderanno in media di circa 0,5 punti percentuali. Ne beneficeranno 50 milioni di famiglie e 150 milioni di persone», ha dichiarato Tao Ling, vice governatore della Banca centrale cinese. Stimolare la domanda di alloggi è una delle priorità delle autorità per garantire una ripresa sostenibile. Nelle ultime settimane, alcune grandi città come Pechino, Shanghai, Chengdu e Tianjin hanno ridotto le restrizioni all’acquisto di immobili. Le ultime misure annunciate dal ministro Ni non hanno però soddisfatto le aspettative del mercato, con i titoli cinesi che hanno ceduto i guadagni precedenti.

«La serie senza precedenti di conferenze stampa dimostra che Xi Jinping riconosce ora che l’economia cinese è sulla strada sbagliata», ha dichiarato nei giorni scorsi al Wall Street Journal Andy Rothman, stratega per la Cina presso Matthews Asia, un gestore di fondi con sede negli Stati Uniti, «e che è urgente una correzione di rotta pragmatica». I problemi sono molti. L’attività manifatturiera, in contrazione. La fiducia dei consumatori, in calo. La domanda interna, che stenta a ripartire (i turisti cinesi hanno sborsato meno soldi durante le vacanze per la Settimana d’Oro a inizio ottobre rispetto ai dati precedenti alla pandemia). La disoccupazione, specialmente quella giovanile, che cresce. La bolla immobiliare, scoppiata. Le amministrazioni locali, schiacciate da montagne di debiti. Le mosse americane, per tagliare fuori la Cina dalle forniture di semiconduttori avanzati e di altre tecnologie chiave.

Secondo Bloomberg Economics, il pacchetto di stimoli potrebbe aumentare la crescita di 1/1,1 punti percentuali nei prossimi quattro trimestri. «Ma superare la deflazione e invertire la tendenza al ribasso del settore immobiliare sarà un’impresa ardua. Inoltre, l’escalation delle controversie commerciali (con Usa e Ue, ndr) può potenzialmente ridurre la crescita. Il Paese potrebbe trovarsi ad affrontare un lungo periodo di crescita debole mentre risolve i suoi problemi di debito, proprio come è successo al Giappone nel suo cosiddetto decennio perduto, dopo lo scoppio della bolla immobiliare e del mercato azionario».

Ma il rallentamento della Cina è pure un problema per il resto del mondo. Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, la Cina rimarrà il principale contributore alla crescita globale fino al 2028, con una quota che dovrebbe rappresentare il 22,6%, il doppio di quella degli Stati Uniti. «I Paesi esportatori di minerali sono particolarmente sensibili agli alti e bassi degli investimenti cinesi in infrastrutture e immobili», ricorda ancora Bloomberg. «E i consumatori cinesi sempre più parsimoniosi hanno fatto crollare le vendite di marchi globali come Starbucks ed Estée Lauder».

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