Roma - Il piccolo forziere della manovra è ancora vuoto. E quando tra dieci giorni il governo girerà la chiave per aprirlo potrebbe trovare dentro più delusioni che soldi. Ma nella maggioranza è già scattata la zuffa per accaparrarsi il bottino del concordato preventivo biennale, il patto tra il Fisco e le partite Iva che congela tasse e controlli per due anni. E che qualcosa porterà nelle casse dello Stato, è il dato che rileva ai fini della sfida.
Di buon mattino è Antonio Tajani a giocare d’anticipo sul Carroccio, che come Forza Italia punta al mini tesoretto per riuscire a inserire almeno una misura identitaria nella Finanziaria delle proroghe. L’urgenza degli azzurri è ancora più forte perché hanno poco altro da festeggiare: l’anno prossimo, le pensioni minime aumenteranno di circa dieci euro, passando dai 614,77 euro mensili di quest’anno a 624,50 euro.
Il leader degli azzurri ha fretta di parlare per prenotare le risorse del concordato. "Se darà buoni risultati - dice ad Affari…
Roma - Il piccolo forziere della manovra è ancora vuoto. E quando tra dieci giorni il governo girerà la chiave per aprirlo potrebbe trovare dentro più delusioni che soldi. Ma nella maggioranza è già scattata la zuffa per accaparrarsi il bottino del concordato preventivo biennale, il patto tra il Fisco e le partite Iva che congela tasse e controlli per due anni. E che qualcosa porterà nelle casse dello Stato, è il dato che rileva ai fini della sfida.
Di buon mattino è Antonio Tajani a giocare d’anticipo sul Carroccio, che come Forza Italia punta al mini tesoretto per riuscire a inserire almeno una misura identitaria nella Finanziaria delle proroghe. L’urgenza degli azzurri è ancora più forte perché hanno poco altro da festeggiare: l’anno prossimo, le pensioni minime aumenteranno di circa dieci euro, passando dai 614,77 euro mensili di quest’anno a 624,50 euro.
Il leader degli azzurri ha fretta di parlare per prenotare le risorse del concordato. "Se darà buoni risultati - dice ad Affaritaliani.it - si potrà ridurre l’aliquota Irpef intermedia dal 35% al 33% ed elevare la fascia dei beneficiari di questa riduzione fino a 60 mila euro annui”. Va dritto. Non a caso. I suoi hanno letto il decreto fiscale arrivato al Senato, dove inizierà l’iter di conversione in legge. E scorrendo il testo si sono imbattuti in sette righe propizie.
Il Fondo per l’attuazione della delega fiscale assorbirà le maggiori entrate che arriveranno dal concordato e dal ravvedimento speciale riservato a chi siglerà l’accordo con l’Agenzia delle Entrate. A quel punto, recita l’articolo 7 del decreto, le risorse saranno "prioritariamente” destinate alla riduzione delle aliquote Irpef. E quindi proprio al taglio delle tasse per il ceto medio che vuole Forza Italia.
La Lega non ci sta. Appena ventiquattr’ore prima, Matteo Salvini aveva rilanciato l’estensione della flat tax per "aumentare gli stipendi alle partite Iva”, aggiungendo che la maggioranza non ha tempo per litigare. Come a dire a Forza Italia: non andiamo allo scontro. Convinto, il leader della Lega, della bontà delle parole del “suo” ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: è stato proprio lui, durante la conferenza stampa di presentazione della manovra, a dire che l’innalzamento della soglia della flat tax è “una delle cose che si potranno fare se il concordato andrà particolarmente bene”. Ma la previsione del decreto fiscale ha rimesso tutto in discussione. Per questo il Carroccio è tornato alla carica. “Insistiamo sulla flat tax”, hanno sottolineato ieri sera fonti del partito.
Le tensioni sul tesoretto devono misurarsi con il contenuto del forziere che si riempirà con i soldi del concordato. Rischia di scontentare i contendenti. Per soddisfare le richieste di Tajani e Salvini servirebbero in tutto circa 5 miliardi. Ma le stime degli operatori del settore parlano di un incasso tra 1 e 2. L’incasso magro sarebbe un problema soprattutto per Forza Italia dato che il taglio dell’aliquota di due punti, dal 35% al 33%, e l’estensione dello scaglione da 50 a 60 mila euro costano in tutto 4 miliardi. E ne servono 2,5 solo per la riduzione, sempre di due punti, dell’aliquota, tenendo lo scaglione fermo, con il tetto a 50 mila euro. Ecco perché l’ipotesi più accreditata al momento è il taglio di un solo punto, a scaglione invariato. I conti, però, vanno fatti anche con le rivendicazioni della Lega. E il forziere è troppo piccolo per accontentare tutti gli appetiti.
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