ROMA — Il taglio del cuneo si trasforma e si allarga. Diventa, in parte, un taglio fiscale e non più contributivo. E si estende da 13 a 14,3 milioni di lavoratori dipendenti pubblici e privati. Lo conferma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, alla vigilia della trasmissione al Parlamento del testo della manovra approvata dal Consiglio dei ministri il 15 ottobre.
In attesa di vedere il testo della norma, Giorgetti assicura che il taglio si applicherà anche oltre i 35 mila euro di reddito e «fino ai 40 mila euro», ma con un décalage. Ovvero un taglio sempre più piccolo oltre la soglia dei 35 mila euro fino ad azzerarsi, per impedire quell’effetto che l’Ufficio parlamentare di bilancio definiva lo scorso anno “trappola dell…
ROMA — Il taglio del cuneo si trasforma e si allarga. Diventa, in parte, un taglio fiscale e non più contributivo. E si estende da 13 a 14,3 milioni di lavoratori dipendenti pubblici e privati. Lo conferma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, alla vigilia della trasmissione al Parlamento del testo della manovra approvata dal Consiglio dei ministri il 15 ottobre.
In attesa di vedere il testo della norma, Giorgetti assicura che il taglio si applicherà anche oltre i 35 mila euro di reddito e «fino ai 40 mila euro», ma con un décalage. Ovvero un taglio sempre più piccolo oltre la soglia dei 35 mila euro fino ad azzerarsi, per impedire quell’effetto che l’Ufficio parlamentare di bilancio definiva lo scorso anno “trappola della povertà”: basta un euro in più guadagnato, per via di uno straordinario o del rinnovo del contratto, per perderne 1.100.
Il décalage
Questo perché il taglio fino ad oggi era concepito come un taglio ai contributi previdenziali per fasce e non per scaglioni: taglio di 7 punti fino ai 25 mila euro e di 6 punti per i redditi tra 25 mila e 35 mila euro. Dal prossimo anno si cambia, «ma nessuno ci perderà», precisa Giorgetti. Anzi prenderanno qualcosa «altri 1,3 milioni di lavoratori», quelli con un reddito tra 35 mila e 40 mila euro lordi, appunto. Non saranno certo i 100 euro lordi medi al mese, tanto sbandierati dal governo, ma una cifra decrescente che consenta un atterraggio morbido a chi oltrepassa la soglia dei 35 mila.
Da taglio contributivo a taglio fiscale
Il governo non si limita a questo. Per superare le osservazioni critiche dello stesso Ufficio parlamentare di bilancio che di Bankitalia, cambia pure la natura dello “sconto”. Quella attuale di taglio ai contributi previdenziali mette «a rischio l’equilibrio previdenziale», osservava qualche giorno fa Via Nazionale. Specie ora che il taglio diventa strutturale e dunque permanente.
Lo Stato avrebbe dovuto coprire per sempre i contributi tagliati ai lavoratori beneficiari per non intaccare le loro pensioni. Ecco allora la soluzione. Fino a 20 mila euro di reddito resta un taglio ai contributi per ovviare all’altro problema dell’incapienza, ovvero di quei lavoratori le cui tasse sono azzerate dalle detrazioni e dunque non hanno spazio fiscale per altri sconti. Tra 20 mila e 40 mila euro di procede come un taglio fiscale, meno forte sopra i 35 mila e a scalare fino a 40 mila.
Il fiscal drag
Dovrebbe essere risolta, in parte, anche la questione della “retroazione fiscale” legata all’attuale taglio dei contributi che fa salire il reddito imponibile e quindi le tasse pagate. La misura quest’anno infatti è costata 15 miliardi lordi e 11 miliardi netti, generando 4 miliardi di Irpef in più. E compensata solo in piccola o piccolissima parte dall’accorpamento delle aliquote Irpef che si è spalmato su una platea ben più ampia dei soli lavoratori dipendenti.
I fringe benefit per la mobilità dei lavoratori
Di sicuro il doppio taglio a cuneo e Irpef, ora resi strutturali, vale la metà della manovra del governo Meloni per il secondo anno di seguito. Si aggiunge un’altra proroga di un anno della decontribuzione per le lavoratrici dipendenti con contratto a tempo indeterminato e due figli che dovrebbe essere allargato nel 2025 anche alle autonome. Si alza poi la soglia dei fringe benefit per i lavoratori che accettano di trasferirsi oltre i 100 chilometri: da 1.000 euro (o 2.000 se con figli) a 5.000 euro.