Economia

Pensioni minime, verso aumento di 6 euro nel 2025

Pensioni minime, verso aumento di 6 euro nel 2025

Confermata la rivalutazione del 2,7%, oltre all’incremento legato all’inflazione

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MILANO – Dal prossimo anno le pensioni minime arriveranno a 620,92 con un aumento di poco più di 6 euro dai 614,77 euro attuali. Sarebbe questo l’orientamento del governo tradotto in norma nell’ultima Legge di Bilancio. Gli assegni minimi – oltre all’aumento legato all’inflazione (intorno all’1%) – dovrebbero vedere confermata anche la maggiorazione del 2,7% prevista nel 2024 e ora confermata anche per il prossimo anno.

L'intervento sulle pensioni minime dovrebbe riguardare oltre 1,8 milioni di assegni. Il trattamento minimo prima dell'incremento (598,61 euro) avrà quindi l’adeguamento dell'inflazione (1% al momento), arrivando a 604,6 euro. Su questi 604,60 sarà calcolato il 2,7% per arrivare così a 620,92 euro euro. In pratica si mantiene l'incremento avuto l'anno scorso e oltre a questo si recupera l'inflazione.

Dovrebbero poi essere confermate le regole previste a partire da quest'anno per l'accesso a Ape sociale, Opzione donna e Quota 103. in particolare per l'ultima misura la stretta sulle regole, ovvero il calcolo interamente contributivo per l'assegno, il limite di quattro volte il trattamento minimo fino all'arrivo all'età di vecchiaia e l'allungamento delle finestre mobili, i ha fatto sì che le richieste crollassero.

La possibilità di usare i fondi integrativi per arrivare all'importo dell'assegno sociale necessario per andar in pensione di vecchiaia a 67 anni per chi ha versato contributi solo a partire dal 1996 ed è quindi interamente nel calcolo contributivo che dovrebbe essere introdotta nella manovra riguarderà probabilmente pochissime persone dato che proprio chi ha stipendi più bassi tende a iscriversi meno alla previdenza integrativa. Sembra invece tramontata per l'opposizione della Ragioneria la possibilità di usare il Tfr versato nei fondi pensione per anticipar la pensione a 64 anni raggiungendo un assegno pensionistico pari ad almeno tre volte l'assegno sociale.

Ci saranno inoltre incentivi fiscali per chi deciderà di restare al lavoro pur avendo maturato i requisiti per la pensione anticipata con Quota 103 e chiederà di avere in busta paga la quota di contributi a carico del dipendente (il 9,19%) avendo l'assegno pensionistico che terrà conto di quanto non versato.

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