Crisi e addio al segreto bancario non fermano gli “Gnomi” svizzeri: record di denari in pancia alle banche elvetiche
di Franco ZantonelliUna vera e propria montagna di soldi da gestire, che ammonta a oltre 10 volte il Pil della Svizzera. Stiamo parlando di 9000 miliardi di franchi, poco meno di 9500 miliardi di euro che, alla fine dello scorso maggio, rappresentavano i capitali in deposito presso le banche svizzere. Come rileva il Corriere del Ticino di Lugano, citando il Barometro bancario dell’Associazione svizzera dei banchieri, in un anno gli averi in gestione sono aumentati dell’8%. Come dire che, alla fine, c’è sempre da festeggiare per gli iconici Gnomi della Banhofstrasse di Zurigo come, per una tradizione velata di leggenda, vengono definiti i banchieri elvetici.
In effetti, la crescita degli averi affidati alle banche svizzere, il 45% dei quali di propri…
Una vera e propria montagna di soldi da gestire, che ammonta a oltre 10 volte il Pil della Svizzera. Stiamo parlando di 9000 miliardi di franchi, poco meno di 9500 miliardi di euro che, alla fine dello scorso maggio, rappresentavano i capitali in deposito presso le banche svizzere. Come rileva il Corriere del Ticino di Lugano, citando il Barometro bancario dell’Associazione svizzera dei banchieri, in un anno gli averi in gestione sono aumentati dell’8%. Come dire che, alla fine, c’è sempre da festeggiare per gli iconici Gnomi della Banhofstrasse di Zurigo come, per una tradizione velata di leggenda, vengono definiti i banchieri elvetici.
In effetti, la crescita degli averi affidati alle banche svizzere, il 45% dei quali di proprietà di cittadini stranieri, è avvenuta nonostante, nel marzo del 2023, la piazza finanziaria della Confederazione sia andata incontro a un rovescio devastante, con il quasi fallimento di Credit Suisse, salvato in extremis da Ubs, grazie a un centinaio di miliardi di franchi messo sul tavolo dalla Banca Nazionale Svizzera. In quell’occasione molti risparmiatori subirono un salasso complessivo di 16 miliardi di franchi, vedendosi azzerate dalla Finma, equivalente svizzero della Consob, le obbligazioni subordinate AT1. Una vicenda tutt’ora oggetto di numerose cause legali, sia in Europa che Negli Stati Uniti. Di più. Secondo lo studio Baumgartner Mächler di Zurigo, Ubs, sborsando 3 miliardi di dollari, avrebbe pagato molto meno del suo valore reale il moribondo Credit Suisse.
Il botto dello scorso anno, come detto, non ha influito, apparentemente in alcun modo, sulla reputazione delle banche svizzere. La stessa Ubs, la cui azione, nel marzo del 2023 era di poco superiore ai 17 franchi, oggi ne vale oltre 28. Fatto sta che chi, nel 2009, quando la stessa Ubs rischiò il fallimento a causa dello scandalo dei subprime statunitensi, prevedeva un ridimensionamento del sistema bancario svizzero, è stato seccamente smentito dalle cifre. Neppure gli scandali per evasione fiscale e riciclaggio, nei quali sono finiti quasi tutti gli istituti elvetici, alcuni dei quali costretti a chiudere come la luganese Bsi e la Wägelin di San Gallo, sono riusciti a mandare al tappeto gli Gnomi svizzeri. I quali, di fronte alla mala parata, hanno prima rinunciato al segreto bancario, per poi accettare lo scambio di informazioni fiscali con i partner più importanti, in particolare con l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Di modo che, in poco tempo, la Svizzera, le cui banche non accettano più capitali non dichiarati al fisco, è uscita dal ghetto dei paradisi fiscali. E anche questo aspetto, se guardiamo ai dati dell’Associazione svizzera dei banchieri, non è stato penalizzante. Si pensi solo al fatto che, nel 2011, nel pieno della crisi finanziaria internazionale, quando le banche svizzere, con l’alibi del segreto bancario erano un rifugio sicuro dei capitali in fuga e per questo additate all’esecrazione, avevano in gestione 5245 miliardi di franchi, quasi la metà di quelli di oggi.
Quello che ha pagato, in questi anni, sono stati un savoir faire e una competenza unanimemente riconosciuti, oltre alla consapevolezza della necessità di ridimensionare l’investment banking che, per citare Omero, “infiniti lutti addusse” ai banchieri svizzeri. E poi, a dare una mano, c’è sempre la forza del franco che, ancora oggi, è considerato un bene rifugio, alla stregua dell’oro e del mattone.