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Tre scenari sul futuro del Green Deal

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Le politiche ambientali non sono più la priorità della Commissione europea. E questo è un rischio per la competitività europea
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Sylvie Goulard è presidente del Deutsch Französisches Institut e vice presidente dell’Institute for European Policymaking at Bocconi. E’ stata, tra l’altro, europarlamentare, ministro della Difesa francese e vice governatrice della Banca di Francia. Insegna alla SDA Bocconi ed è co-chair dell’iniziativa franco-britannica sulla biodiversità.

Aure Keraron è una studentessa della doppia laurea tra HEC Paris e AgroParisTech.

Il Policy Brief alla base di questo articolo è disponibile sul sito di IEP@BU e sarà presentato in un evento digitale il 29 novembre alle ore 15.


Gli scienziati chiedono un’azione immediata e decisa: l'Unione europea ha ridotto le sue emissioni di gas serra (GHG) del 32,5 per cento dal 1990, ma gli sforzi di implementazione e riduzione delle emissioni devono essere immediatamente intensificati e ampliati per rispettare gli impegni presi a livello internazionale.

Per limitare il riscaldamento globale a circa 1,5°C ed evitare le conseguenze catastrofiche del mancato r…

Sylvie Goulard è presidente del Deutsch Französisches Institut e vice presidente dell’Institute for European Policymaking at Bocconi. E’ stata, tra l’altro, europarlamentare, ministro della Difesa francese e vice governatrice della Banca di Francia. Insegna alla SDA Bocconi ed è co-chair dell’iniziativa franco-britannica sulla biodiversità.

Aure Keraron è una studentessa della doppia laurea tra HEC Paris e AgroParisTech.

Il Policy Brief alla base di questo articolo è disponibile sul sito di IEP@BU e sarà presentato in un evento digitale il 29 novembre alle ore 15.


Gli scienziati chiedono un’azione immediata e decisa: l'Unione europea ha ridotto le sue emissioni di gas serra (GHG) del 32,5 per cento dal 1990, ma gli sforzi di implementazione e riduzione delle emissioni devono essere immediatamente intensificati e ampliati per rispettare gli impegni presi a livello internazionale.

Per limitare il riscaldamento globale a circa 1,5°C ed evitare le conseguenze catastrofiche del mancato raggiungimento di questo obiettivo, le emissioni globali di gas climalteranti devono "raggiungere il picco entro il 2025 al più tardi e ridursi del 43% entro il 2030".

Anche la biodiversità è in declino: negli ultimi 40 anni sono scomparsi circa 20 milioni di uccelli dall’Europa ogni anno.

La perdita di biodiversità è così intensa che gli scienziati parlano della sesta estinzione di massa sulla Terra, con conseguenze per la salute umana, le catene del valore agroalimentare e la stabilità. Non è più una questione ecologica, ma una questione che riguarda anche le aziende private e i governi. Ci troviamo, dunque, a un punto di svolta decisivo.

Il Green Deal europeo è un pacchetto di iniziative senza precedenti proposto dalla Commissione Europea nel dicembre 2019 per affrontare questa urgenza. Risponde a vari obiettivi attraverso misure concrete e normative ambiziose, tra cui la transizione energetica, la neutralità climatica, la transizione agricola, la protezione della biodiversità, la ristrutturazione edilizia, lo sviluppo di una industria a emissioni zero, e una transizione equa. Include sforzi per affrontare in modo completo e globale le questioni legate alla biodiversità e al clima. Tra le altre cose, il pacchetto "Fit for 55" ha portato a una dozzina di normative ambiziose per ridurre le emissioni di gas climalteranti almeno del 55 per cento entro il 2030 rispetto al 1990, come la riforma del Sistema di Scambio delle Emissioni (Ets).

Anche la legislazione sulla “deforestazione importata” ha dimostrato la volontà europea di tenere conto del suo impatto sulle emissioni di gas climalteranti di altri paesi, vietando l'importazione di prodotti derivati dalla deforestazione o dal degrado forestale.

Tuttavia, non tutte queste iniziative ambiziose annunciate sono state davvero realizzate. Alcune sono state attenuate o bloccate dal Parlamento Ue o dal Consiglio europeo, come la direttiva sulla Prestazione Energetica degli Edifici, che mira a ristrutturare gli edifici a prestazioni peggiori, o la legge sul ripristino della natura, dopo accesi dibattiti e blocchi in Parlamento e Consiglio.

Il ritiro della direttiva sulla sostenibilità dei pesticidi, che mirava a ridurre l'uso e il rischio di pesticidi chimici entro il 2030, ha mostrato un chiaro stallo nella regolamentazione della transizione del settore agricolo.

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Questo rallentamento o dietrofront è dovuto principalmente alla crescente resistenza alle politiche verdi in Europa, il cosiddetto "greenlash". Questo è preoccupante, poiché mette a rischio l'attuazione del Green Deal e il suo futuro, quando alcuni paesi e deputati sfruttano questa resistenza per mettere in discussione alcune delle sue normative, come la legislazione contro la deforestazione o il divieto di auto a combustione interna dopo il 2035, mentre alcune normative non sono ancora state adottate.

Tutto questo potrebbe portare a un'assenza di trasposizione delle misure del Green Deal a livello nazionale, all'abbandono di altre iniziative del Green Deal e, più in generale, a politiche ambientali ambiziose a livello dell'Ue.

Quale futuro per le politiche ambientali dell'UE?

Ursula von der Leyen, nelle sue linee guida politiche per i prossimi cinque anni da presidente della Commissione europeo, ha chiaramente indicato che il suo focus è sulla competitività, la sicurezza, la sicurezza alimentare e su una politica industriale "pulita".

Il Green Deal viene menzionato nel suo programma e nelle lettere di missione a diversi commissari, ma non sembra essere più in cima all’agenda politica. Sebbene sia citata la volontà di "attuare il quadro esistente", l'enfasi è posta sulla semplificazione e sulla riduzione degli oneri per le imprese, il che potrebbe diventare una ragione per ritardare o attenuare la legislazione.

Il nuovo vicepresidente esecutivo per una transizione pulita, giusta e competitiva, Teresa Ribera, è incaricata di garantire il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal.

A questo punto, si possono ipotizzare tre scenari per il futuro del Green Deal:

Per ragioni tattiche, Ursula von der Leyen non insiste più sul Green Deal perché l'insieme delle regole è già in atto. La Commissione si concentra sulla sua attuazione, piuttosto che proporre nuove regole. L'uso della parola 'pulito' non cambia l'impegno.

Consapevole delle nuove resistenze, la Commissione dimostra pragmatismo nella fase di attuazione. Alcuni ritardi possono essere tollerati, o si fanno perfino alcuni passi indietro tattici per evitare che si radicalizzi l’opposizione al Green Deal. Tuttavia, la Commissione rimane fedele agli obiettivi principali e riesce a includere nelle prossime prospettive finanziarie abbastanza fondi per accompagnare la transizione verde, in particolare nel campo agricolo.

Lo scenario più preoccupante sarebbe quello in cui il Green Deal viene effettivamente smantellato, grazie a ritardi concessi per aggirare o persino dimenticare le regole. Gli atti di attuazione sono attenuati, l'applicazione non viene eseguita correttamente. Gli Stati membri sono autorizzati a non rispettare le regole.

Questo smantellamento sarebbe uno degli errori principali che gli europei potrebbero commettere. Le critiche diffuse non dovrebbero portarci a sottovalutare o marginalizzare il desiderio di molte persone di agire o a negare la necessità di accelerare la transizione.

L’opposizione a determinate politiche climatiche non significa un'opposizione generale alla politica climatica. E non giustifica fare marcia indietro su certe scelte o rallentare nell’attuazione di politiche già decise a livello europeo. Piuttosto, mette in discussione il modo in cui queste politiche sono implementate.

Allungare la vita a industrie inquinanti come quella delle auto a combustione potrebbe sembrare una mossa positiva in una prospettiva a breve termine, poiché tutti comprendono che i posti di lavoro sono in pericolo. Tuttavia, sarebbe il modo migliore per distruggere la competitività a lungo termine della nostra industria e perdere terreno mentre Stati Uniti e Cina sono impegnati in una trasformazione profonda.

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