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Saltano le nuove assunzioni, sciopero dei medici contro la manovra. La sanità si ferma il 20 novembre

Confermato lo stanziamento aggiuntivo per il fondo sanitario nazionale di 2,4 miliardi in più rispetto al 2024 (dei quali 1,3 messi nella manovra). I professionisti decidono per l’astensione contro le misure del governo
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Roma – Salta il piano di assunzioni e vengono ridimensionate varie misure. Alla sanità arrivano una serie di piccoli finanziamenti per tante voci ma non c’è un intervento realmente strutturale per il 2025 nella manovra. E medici ospedalieri e infermieri, a poche ore dalla presentazione del testo che ritengono penalizzante, annunciano uno sciopero per il 20 novembre.

Del resto, i soldi che inizialmente sembravano disponibili per il Fondo sanitario nazionale, cioè 4,7 miliardi in più del 2024 (uno stanziato l’anno scorso e gli altri quest’anno) sono diventati 2,4 (sempre compreso quanto messo nella Finanziaria precedente). Nella manovra infatti si parla di “finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato incrementato di 1.302 milioni di euro per l’anno 2025”.

Oltretutto, parte della cifra dell’anno prossimo deve essere utilizzata per pagare il contratto dei medici. È una manovra piccola, che tra l’altro viene fatta nell’anno in cui si vede in aum…

Roma – Salta il piano di assunzioni e vengono ridimensionate varie misure. Alla sanità arrivano una serie di piccoli finanziamenti per tante voci ma non c’è un intervento realmente strutturale per il 2025 nella manovra. E medici ospedalieri e infermieri, a poche ore dalla presentazione del testo che ritengono penalizzante, annunciano uno sciopero per il 20 novembre.

Del resto, i soldi che inizialmente sembravano disponibili per il Fondo sanitario nazionale, cioè 4,7 miliardi in più del 2024 (uno stanziato l’anno scorso e gli altri quest’anno) sono diventati 2,4 (sempre compreso quanto messo nella Finanziaria precedente). Nella manovra infatti si parla di “finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato incrementato di 1.302 milioni di euro per l’anno 2025”.

Oltretutto, parte della cifra dell’anno prossimo deve essere utilizzata per pagare il contratto dei medici. È una manovra piccola, che tra l’altro viene fatta nell’anno in cui si vede in aumento preoccupante della spesa farmaceutica, di oltre il 15%, che significa tra 3 e 3,5 miliardi. Solo la spesa per comprare i medicinali si mangerà un bel pezzo di fondo. Per il piano assunzioni, annunciato dal ministro Orazio Schillaci, che avrebbe dovuto, in un triennio, portare nel sistema sanitario 30 mila professionisti, non ci sono quindi risorse. Nel pomeriggio “fonti ministeriali” fanno sapere che “le assunzioni rientrano nel piano di investimenti biennale”. Verranno quindi effettuate nel 2026, si assicura.

Il fondo sanitario nazionale sale a 136,4 miliardi, come aveva detto la premier Giorgia Meloni, e nel 2026 dovrebbe arrivare a 140 (ma va visto il peso dei contratti).

Lo sciopero il 20 novembre

I sindacati Anaao Assomed, Cimo-Fesmed e Nursing Up, che insieme rappresentano la gran parte degli ospedalieri e anche una parte degli infermieri proclamano lo sciopero nazionale di 24 ore il 20 Novembre, quando era già prevista una manifestazione. E’ forse un record, in sanità, uno sciopero deciso a così poco tempo dalla presentazione del testo della manovra. “Il testo della Legge di Bilancio per il 2025 conferma la riduzione del finanziamento per la sanità rispetto a quanto annunciato nelle scorse settimane e cambia le carte in tavola rispetto a quanto proclamato per mesi”.

I tre sindacati, parlano di “smantellamento del sistema sanitario nazionale” e “lampante privatizzazione della sanità” e spiegano come “l’aumento di 1,3 miliardi del Fabbisogno sanitario nazionale nel 2025, ben distante dai 3,7 miliardi annunciati, non è sufficiente a ridare ossigeno a un Sistema sanitario nazionale boccheggiante”.

E ancora: “Non possiamo restare in silenzio dinanzi all’ennesima presa in giro del personale sanitario e dei cittadini, dinanzi alle giravolte del Ministero dell’Economia che vanificano gli sforzi del Ministero della Salute e al voltafaccia di coloro che lavorano per spingere il personale sanitario ad abbandonare la sanità pubblica”.

Su posizioni opposte la Federazione degli Ordini degli infermieri. La presidente Barbara Mangiacavalli esprime “soddisfazione per l’incremento dell’indennità di specificità infermieristica, che ammonta a 35 milioni di euro per il 2025 e a 285 milioni di euro a decorrere dal 2026. È una misura da tempo sostenuta dalla Federazione, che valorizza le competenze e le attività svolte dagli infermieri nel Servizio sanitario nazionale”.

Le misure, più soldi al privato e piano pandemico

La prima delle misure vede un nuovo aumento dello 0,5% del tetto per comprare prestazioni dalla sanità privata. In tutto sono 65 milioni per il 2025 e 123 milioni dall’anno successivo. Arrivano poi 50 milioni (150 nel 2026 e 300 dal 2027) per aggiornare il Piano pandemico. Alle Regioni che adempiranno alle indicazioni date per ridurre le liste di attesa verranno dati 50 milioni euro dall’anno prossimo e 100 da quello successivo.

Soldi al personale

Vengono messi anche 50 milioni (15 per i medici e 35 per gli infermieri anche nel 2026) per aumentare le indennità a chi lavora al pronto soccorso. Per i medici, poi, è previsto uno stanziamento di 50 milioni nel 2025 e 327 negli anni successivi. Serve ad aumentare l’indennità di specificità dei camici bianchi, che in realtà avevano incassato la promessa di una detassazione di una parte dello stipendio che sarebbe stata più vantaggiosa, perché avrebbe fatto incassare circa 200 euro a testa netti al mese.

Anche gli infermieri attendevano lo stesso incremento stipendiale. E invece, spiegano i sindacati, “la manovra prevede un aumento dell’indennità di specificità medica sanitaria di 17 euro nette per i medici e 14 euro netti per i dirigenti sanitari per il 2025, 115 euro nel 2026 per i medici e zero per i dirigenti sanitari, mentre nelle tasche degli infermieri arriverebbero per il 2025 circa 7 euro e per il 2026 circa 80 euro, e non va meglio per le altre professioni sanitarie. Peraltro si parla di risorse legate, per la maggior parte, a un contratto la cui discussione inizierà solo tra almeno due anni, e che arriveranno nelle tasche degli interessati chissà quando.Insomma in sostanza briciole che offendono l’intera categoria”.

Per attrarre più giovani specializzandi nelle discipline più in crisi (come anestesia, pronto soccorso, chirurgia generale e toracica, geriatria, igiene, malattie infettive, radioterapia e altre ancora) la parte fissa del trattamento economico aumenta del 50%. Una crescita del 5% riguarda tutti gli specializzandi. La misura costa 150 milioni ma entra in vigore dal 2026. Altri 10 milioni sono destinati ad aumentare i fondi per le cure palliative.

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