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Banche e manovra, Patuelli: “Non ci saranno maggior costi per la clientela"

Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (agf)

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Sulla legge di Bilancio il presidente dell’Abi spiega che “il posticipo delle detrazioni non è un tema nuovo”, ma “le banche hanno già una tassazione più elevata degli altri settori”. “Sottrarre le banche dalla propaganda politica”
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FIRENZE – Ufficialmente ancora l’Abi non commenta la normativa che riguarda “i sacrifici “ delle banche, come li ha definiti il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Ma in realtà al seminario per i giornalisti a Firenze il presidente Antonio Patuelli si è espresso con una certa chiarezza sul tema, ricordando per l'ennesima volta che la tassazione sulle banche è superiore a quella degli altri settori (si spinge, considerando tutti i tipi di imposte, al 59%, contro una media del 55), ma anche che «non è la prima volta che viene disposto il posticipo delle detrazioni». Patuelli ha aggiunto, rispondendo a una domanda, che non si aspetta che ci sia una ricaduta in termini di «aumento di tariffe e costi dei servizi" per i clienti: i costi "saranno assorbiti nei conti economici" degli istituti di credito.

Riferendosi più in generale ai rapporti con il governo, pur ribadendo che l’Abi non è mai a favore o contraria a nessun esecutivo perché «come scrive Einaudi nella “difficile arte d…

FIRENZE – Ufficialmente ancora l’Abi non commenta la normativa che riguarda “i sacrifici “ delle banche, come li ha definiti il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Ma in realtà al seminario per i giornalisti a Firenze il presidente Antonio Patuelli si è espresso con una certa chiarezza sul tema, ricordando per l'ennesima volta che la tassazione sulle banche è superiore a quella degli altri settori (si spinge, considerando tutti i tipi di imposte, al 59%, contro una media del 55), ma anche che «non è la prima volta che viene disposto il posticipo delle detrazioni». Patuelli ha aggiunto, rispondendo a una domanda, che non si aspetta che ci sia una ricaduta in termini di «aumento di tariffe e costi dei servizi" per i clienti: i costi "saranno assorbiti nei conti economici" degli istituti di credito.

Riferendosi più in generale ai rapporti con il governo, pur ribadendo che l’Abi non è mai a favore o contraria a nessun esecutivo perché «come scrive Einaudi nella “difficile arte del banchiere” le banche devono essere indipendenti», Patuelli ha chiesto di «sottrarre i temi bancari dalla propaganda politica. Le banche sono organismi assai complessi e delicati. I decisori stanno in tre città: a Bruxelles, Francoforte e Parigi». E si è anche augurato che nessun governo cerchi di interferire nelle decisioni della Bce.

Maggiori remunerazioni per i depositi vincolati

Il presidente dell’Abi ha anche sottolineato come in futuro si prospetti la possibilità di ottenere remunerazioni più alti per i depositi bancari. Data infatti la maggiore concorrenza dei titoli di Stato, visto che la Bce ne acquista di meno, «le banche, a fronte degli attesi aumenti della domanda di mutui e di prestiti per le imprese avranno bisogno di più depositi a tempo». Non dunque di depositi “a vista”, «perché l’equilibrio delle banche tra raccolta e prestiti è fondamentale, abbiamo ancora il ricordo delle crisi degli anni passati», ha ricordato Patuelli. Ma è legittimo invece attendersi una maggiore remunerazione per i depositi vincolati.

Sì alla tassazione sui bitcoin

Patuelli si dice d'accordo sulla proposta, contenuta nella manovra, di alzare al 42% la tassazione sulle criptovalute. «In attesa del testo definitivo - ha spiegato - mi domando perché ci dovrebbe essere una tassazione agevolata su una forma di liquidità incontrollata. Capisco che qualcuno protesti, perché si era abituato" a questa agevolazione.

Ma meno tasse sui conti correnti

Di contro, l’Abi chiede invece una riduzione della tassazione sui conti correnti, a tutela del risparmio (come del resto dispone la Costituzione): «Il conto corrente è gravata da due imposte di cui non si parla mai. Sarebbe bene porsi il problema della pressione fiscale, a partire da questa imposizione patrimoniale che è il bollo». «Una delle voci delle entrate dello Stato che è cresciuta di più – ha sottolineato Patuelli – è l'imposta sugli interessi e i premi corrisposti da istituti di credito che, nei primi 8 mesi del 2023, aveva portato allo stato 1,082 miliardi di euro e che nel 2024 erano pari 4,289 miliardi. Nessun altra voce è salita di più: un aumento del 296,4%».

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