La manovra lenta di Giorgetti. Ma Forza Italia e Lega già preparano l’assalto
di Giuseppe ColomboRoma - Fa finta di niente. Tira dritto. Eppure sa, Giancarlo Giorgetti, che la manovra è ancora aperta. E proprio per questo alle cinque del pomeriggio, quando la legge di bilancio non ha ancora il bollino della Ragioneria, sbandiera il taglio del cuneo fiscale allargato: nel 2025 - annuncia - “ne godranno un altro milione e trecentomila lavoratori e lavoratrici”, in aggiunta ai 13 milioni di quest’anno.
Una toppa sui ritardi. E sul rischio di non riuscire a trasmettere la Finanziaria a Montecitorio entro sera. Come era nei piani fatti al mattino, quando ai tecnici del ministero dell’Economia ha chiesto di accelerare: “Fatemi partire tranquillo per Washington”, si è raccomandato in vista della riunione del Fondo monetario internazionale. Ma l’appello è caduto nel vuoto.
Roma - Fa finta di niente. Tira dritto. Eppure sa, Giancarlo Giorgetti, che la manovra è ancora aperta. E proprio per questo alle cinque del pomeriggio, quando la legge di bilancio non ha ancora il bollino della Ragioneria, sbandiera il taglio del cuneo fiscale allargato: nel 2025 - annuncia - “ne godranno un altro milione e trecentomila lavoratori e lavoratrici”, in aggiunta ai 13 milioni di quest’anno.
Una toppa sui ritardi. E sul rischio di non riuscire a trasmettere la Finanziaria a Montecitorio entro sera. Come era nei piani fatti al mattino, quando ai tecnici del ministero dell’Economia ha chiesto di accelerare: “Fatemi partire tranquillo per Washington”, si è raccomandato in vista della riunione del Fondo monetario internazionale. Ma l’appello è caduto nel vuoto.
La toppa, dunque. Dal palco dell’evento organizzato dalla Lega a Genova per festeggiare i due anni di governo. È qui che il ministro dell’Economia lancia il titolo del taglio delle tasse. Funzionale anche al Carroccio per tenere il passo di Giorgia Meloni, che di buon mattino è comparsa sui social per rivendicare i risultati del suo mandato a Palazzo Chigi. Alla misura identitaria della manovra, Giorgetti aggiunge un secondo annuncio: il bonus fiscale per i neo assunti che accettano di trasferire la residenza oltre i cento chilometri salirà a cinquemila euro.
Ma il tentativo di coprire la manovra lenta si rivela insufficiente. "Ultimi aggiustamenti tecnici, il testo sarà trasmesso oggi”, fanno sapere da via XX settembre alle sette di sera. La presidenza della Camera è preallertata, ma il testo deve passare prima al vaglio del Quirinale. Passa un’ora e tira aria di un’ulteriore accelerazione: “Il testo è chiuso”, dicono sempre dal Mef. E da Montecitorio trapela la possibilità che la manovra possa arrivare a tarda sera. Ma due ore dopo, gli auspici si sgretolano: “Arriverà domani mattina”.
Nell’attesa, la maggioranza è già pronta con la lista delle modifiche. Forza Italia si schiera contro il tetto agli stipendi dei manager: “Non siamo felicissimi, lo dico con chiarezza»”, dice il senatore Dario Damiani.
E poi c’è la Lega. Con l’estensione della flat tax appesa al nodo dell’Iva, i leghisti puntano ad estendere la rateizzazione dell’acconto di novembre per i lavoratori autonomi. "Quest’anno l’obiettivo è non solo rendere strutturale la misura, ma anche estenderla ai contributi Inps”, rivendica il presidente della commissione Attività produttive della Camera, Alberto Gusmeroli. Lo strumento è pronto: un emendamento al decreto fiscale che accompagna la manovra.
Nell’idea della maggioranza non sarà una Finanziaria blindata. E un primo calendario fa già presagire un iter travagliato. L’obiettivo del governo è portare il testo nell’emiciclo di Montecitorio entro il 18 dicembre. Poi la palla passerà a Palazzo Madama. I senatori della maggioranza sono stati già avvisati: tutti pronti a tornare il 27 e 28 dicembre. Anche quest’anno vacanze di Natale a singhiozzo.
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