ROMA — Il taglio di 5.660 posti per gli insegnanti e di 2.174 unità di personale tecnico, amministrativo e ausiliario non sorprende i sindacati: «Non dico che ce lo aspettavamo - afferma la segretaria della Flc Cgil Gianna Fracassi - ma avevamo chiaro che, a fronte di un taglio lineare del 5% per tutti i ministeri, per quello dell’Istruzione era molto facile che si andasse agli organici».
Quali saranno le conseguenze?
«Per gli insegnanti che fanno da supporto per il potenziamento dell’autonomia scolastica, che sono circa 14 mila, si tratta di una riduzione di oltre un terzo. Le scuole saranno costrette a tagliare tutte quelle attività di sostegno ai ragazzi, a cominciare da q…
ROMA — Il taglio di 5.660 posti per gli insegnanti e di 2.174 unità di personale tecnico, amministrativo e ausiliario non sorprende i sindacati: «Non dico che ce lo aspettavamo - afferma la segretaria della Flc Cgil Gianna Fracassi - ma avevamo chiaro che, a fronte di un taglio lineare del 5% per tutti i ministeri, per quello dell’Istruzione era molto facile che si andasse agli organici».
Quali saranno le conseguenze?
«Per gli insegnanti che fanno da supporto per il potenziamento dell’autonomia scolastica, che sono circa 14 mila, si tratta di una riduzione di oltre un terzo. Le scuole saranno costrette a tagliare tutte quelle attività di sostegno ai ragazzi, a cominciare da quelle di potenziamento didattico. Pagheranno gli studenti, soprattutto i più deboli».
E per gli Ata?
«C’era già una grandissima sofferenza negli organici, che rendeva difficili tutte le attività, da quelle di sorveglianza a quelle di segreteria. Il fatto di averli ridotti ulteriormente significa mettere ancora più in difficoltà le scuole, tra l’altro, anche rispetto al Pnrr: sappiamo che le segreterie sono oberate dai progetti. e i collaboratori aggiuntivi che erano stati inseriti con contratti a termine non sono stati confermati. A rischio anche la sicurezza delle scuole».
Sul fronte dei precari, come si pone la legge di Bilancio?
«Non investe sugli organici, e non prevede alcuna stabilizzazione. I dati sono già abnormi, con circa 250 mila supplenti, su un corpo docente di poco più di un milione: un insegnante su quattro è precario, ma la manovra non dà nessuna prospettiva».
Non ci sarà nessun passo avanti neanche con il nuovo contratto?
«Per il nostro non è stato aperto il tavolo, né per gli insegnanti né per i presidi. Non c’è nemmeno l’atto d’indirizzo dei ministri per il triennio 2022-2024. Ma agli Ata va ancora peggio, perché quel pochissimo che la manovra aggiunge sugli stipendi, lo 0,22%, è limitato agli insegnanti.
Il 31 ottobre voi sarete in piazza.
«La lettura della legge di Bilancio ci ha dato piena conferma delle ragioni che ci avevano spinto alla protesta. Non è accettabile la svalorizzazione della scuola e di chi ci lavora che questo governo sta mettendo in campo. Il ministro dice di aver restituito autorevolezza gi insegnanti, e invece fa cassa con i loro stipendi, e soprattutto li mantiene precari: una situazione di cui anche la Commissione Ue ci ha chiesto conto, aprendo pochi giorni fa la procedura d’infrazione».