ROMA — Nella manovra delle proroghe anche il comparto previdenziale viene quasi tutto rinnovato per un anno. Vale per i tre canali flessibili di uscita anticipata: Ape sociale, Quota 103 e Opzione donna, con i paletti, le finestre, i ricalcoli e i vincoli dell’anno scorso. Non vale per le pensioni minime che aumentano meno dell’ultimo biennio: solo tre euro in più rispetto ad oggi, a 618 euro al mese, sempre che l’inflazione da recuperare sia dell’1% (ancora non fissata). Altrimenti anche meno.
Tra le novità però ce ne sono tre non trascurabili. La beffa per i giovani, quella per i pensionati italiani all’estero e un regalo non da poco per i dipendenti pubblici che possono restare in servizio fino a 70 anni con quasi il 10% dello stipendio in più.
Giovani traditi
Veniamo ai giovani traditi due volte dal governo Meloni. Una prima volta nella manovra dell’anno scorso quando il vincolo per i post-1996 – i “contributivi puri” che hanno iniziato a lavorare dopo la riforma Dini – pe…
ROMA — Nella manovra delle proroghe anche il comparto previdenziale viene quasi tutto rinnovato per un anno. Vale per i tre canali flessibili di uscita anticipata: Ape sociale, Quota 103 e Opzione donna, con i paletti, le finestre, i ricalcoli e i vincoli dell’anno scorso. Non vale per le pensioni minime che aumentano meno dell’ultimo biennio: solo tre euro in più rispetto ad oggi, a 618 euro al mese, sempre che l’inflazione da recuperare sia dell’1% (ancora non fissata). Altrimenti anche meno.
Tra le novità però ce ne sono tre non trascurabili. La beffa per i giovani, quella per i pensionati italiani all’estero e un regalo non da poco per i dipendenti pubblici che possono restare in servizio fino a 70 anni con quasi il 10% dello stipendio in più.
Giovani traditi
Veniamo ai giovani traditi due volte dal governo Meloni. Una prima volta nella manovra dell’anno scorso quando il vincolo per i post-1996 – i “contributivi puri” che hanno iniziato a lavorare dopo la riforma Dini – per uscire a 64 anni con 20 di contributi versati fu alzato da 2,8 a 3 volte l’assegno sociale: senza una pensione da almeno 1.603 euro (ai valori attuali) niente pensione anticipata.
Ebbene la promessa dell’esecutivo era di consentire a queste generazioni – tra Gen X, Millennials e GenZ, cioè i nati dagli anni Settanta in poi – di raggiungere quel valore soglia di tre volte l’assegno sociale sommando al valore della pensione maturata la rendita di una pensione integrativa.
Nella manovra di quest’anno la misura c’è, ma vale solo per la pensione di vecchiaia, per quanti cioè arrivano a 67 anni con 20 di contributi versati, ma non hanno il minimo di 534 euro, pari all’assegno sociale. Tutto fuorché un aiuto ai Millennials. La misura, scrive lo stesso governo nella relazione tecnica, sarà effettiva solo nel 2026. E all’inizio interesserà appena 100 persone all’anno, poi fino a 600. Per un costo irrisorio: attorno a un milione di euro.
Pensionati all’estero senza indicizzazione
Ai pensionati all’estero – «in via eccezionale e solo per il 2025» – viene negata la rivalutazione degli assegni all’inflazione, tranne che agli importi minimi. Si tratta di 353.514 pensioni, di cui 293 mila salve perché di importo basso (132 euro in media al mese). Le altre 61 mila resteranno ferme un giro, contribuendo per 12 milioni lordi (circa 7,8 milioni netti) al bilancio dello Stato.
Tutti al lavoro
Il bonus Maroni per trattenere lavoratori privati e pubblici al lavoro viene invece rafforzato perché negli ultimi due anni è stato un flop: appena «2 milioni di minori contributi quest’anno e ancora inferiori nel 2023», significa poche decine di beneficiari.
Ecco la trovata del governo: applicare il bonus non solo a chi ha i requisiti per Quota 103 e resta al lavoro (62 anni e 41 di contributi), ma anche a chi ha i requisiti dell’anticipata (42 anni e 10 mesi, un anno in meno per le donne). Questi lavoratori potranno tenersi in busta paga il 9,19% in più, pari ai contributi non versati a Inps, fino al compimento dei 67 anni. Seconda novità: il 9,19% non sarà tassato, quindi finirà lordo nelle tasche dei pensionandi.
Statali al lavoro fino a 70 anni
Quest’incentivo va contro la narrazione della destra, soprattutto la Lega, degli ultimi cinque anni: abolire la Fornero, uscire prima possibile. Il mantra ora è restare quanto più a lungo. Ecco perché cambia anche la norma per i lavoratori pubblici. Il limite ordinamentale dell’età si alza dai 65 anni ai 67: nessuno può obbligare un pubblico a uscire prima di questa età.
E per chi vuole, se l’amministrazione ha bisogno, anche in qualità di “tutor” alle nuove generazioni, può allungare fino a 70 anni: inclusi poliziotti, prefetti, diplomatici. Chi poi resta pur avendo maturato i 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne) si prenderà anche il bonus Maroni: circa il 10% in più di stipendio. Interessati al bonus, secondo il governo: 1.300 persone l’anno prossimo (20 milioni di spesa), poi circa 10-12 mila all’anno dal 2031 (355 milioni).
Le pensioni molto minime
Per l’aumento delle minime ci sono 290 milioni nel 2025 e 175 milioni nel 2026. Saliranno del 2,2% il prossimo anno e dell’1,3 nel 2026 dal 2,7% dell’anno scorso, a cui sommare l’inflazione. Ma il governo precisa che il mini aumento da 3 euro va rapportato «all’avvio di un programma di potenziamento dei pensionati in condizioni disagiate». Quale non si sa.
Le mamme con quattro figli e più
Infine un piccolo regalo alle mamme con quattro o più figli, l’1,3% delle lavoratrici. Potranno anticipare l’uscita pensionistica di 16 mesi anziché 12 come ora (700 mila euro stanziati il prossimo anno).