✕

Non ci sono fondi per il dissesto. La manovra dimentica l’Emilia-Romagna

(ansa)

Ascolta l'audio

Previsti stanziamenti soltanto dal 2027. E i sindaci si spaccano sui tagli agli enti locali. Ali: “Stangata da 4 miliardi”
1 minuti di lettura

Roma - Neppure un euro in due anni. La manovra dimentica la lotta al dissesto idrogeologico. E quindi l’Emilia-Romagna alla prese con la ricostruzione dopo l’alluvione del maggio 2023 e quelle di quest’anno.

Le caselle vuote compaiono all’articolo 92 della legge di bilancio che istituisce un Fondo nazionale “destinato al finanziamento degli interventi di ricostruzione e delle esigenze connesse alla stessa”. Per il 2025 e il 2026 non sono previste risorse. Arriveranno. Tempo declinato al futuro: i primi soldi, infatti, si vedranno solo nel 2027, quando è previsto uno stanziamento di 1,5 miliardi. Poi la dotazione sarà più asciutta: 1,3 miliardi a partire dal 2028.

Lo schema fa già discutere. E precipita sulle ultime settimane che precedono le elezioni regionali previste per il 17 e 18 novembre. “Ci preoccupa che nella stesura della Finanziaria non ci sia nessuna risorsa né sul 2025 né sul 2026, ma solo su 2027 e 2028: noi ne abbiamo bisogno adesso”, ha incalzato ieri la presidente face…

Roma - Neppure un euro in due anni. La manovra dimentica la lotta al dissesto idrogeologico. E quindi l’Emilia-Romagna alla prese con la ricostruzione dopo l’alluvione del maggio 2023 e quelle di quest’anno.

Le caselle vuote compaiono all’articolo 92 della legge di bilancio che istituisce un Fondo nazionale “destinato al finanziamento degli interventi di ricostruzione e delle esigenze connesse alla stessa”. Per il 2025 e il 2026 non sono previste risorse. Arriveranno. Tempo declinato al futuro: i primi soldi, infatti, si vedranno solo nel 2027, quando è previsto uno stanziamento di 1,5 miliardi. Poi la dotazione sarà più asciutta: 1,3 miliardi a partire dal 2028.

Lo schema fa già discutere. E precipita sulle ultime settimane che precedono le elezioni regionali previste per il 17 e 18 novembre. “Ci preoccupa che nella stesura della Finanziaria non ci sia nessuna risorsa né sul 2025 né sul 2026, ma solo su 2027 e 2028: noi ne abbiamo bisogno adesso”, ha incalzato ieri la presidente facente funzioni dell’Emilia-Romagna, Irene Priolo.

Eppure il prossimo biennio è quello più “caldo” per avviare gli interventi necessari a mettere in sicurezza un territorio martoriato. La Regione chiede infatti da tempo che dai piani speciali per la ricostruzione, che pesano per 4,5 miliardi in 12 anni, venga stralciata una serie di interventi più urgenti. E quindi, subito, 877 milioni in tre anni, necessari per realizzare casse di espansione, allargare il letto dei fiumi e alzare gli argini. Negli scorsi giorni, la stessa Priolo, riprendendo una proposta del governatore leghista Luca Zaia, aveva chiesto un “piano Marshall” sulla ricostruzione per consolidare un Paese sempre più fragile. E proprio a Bologna, due giorni fa, anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva invocato “un impegno straordinario” e “misure rapide”.

La manovra, al contrario, tira il freno a mano. E surriscalda il fronte degli enti locali chiamati a pagare un conto salato per tenere in piedi la Finanziaria. Dopo il giudizio positivo del presidente dell’Anci, Roberto Pella, e del delegato alla finanza locale, Alessandro Canelli, entrambi espressione del centrodestra, il vicepresidente dell’associazione dei Comuni italiani, Mattia Palazzi, in quota Pd, ha ribaltato la valutazione. "Servono correttivi e vanno recuperati tagli che mettono a dura prova la tenuta dei servizi e degli investimenti”, ha tuonato.

Negativo anche il giudizio della Lega delle Autonomie locali italiane (Ali) che quantifica in più 4 miliardi “la stangata” per Regioni, Comuni e Città metropolitane. E il presidente, Roberto Gualtieri, avvisa il governo: “Non staremo certo a guardare, faremo sentire la nostra voce”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti