È scontro sul debito dell’Italia, Giorgetti: “Se rinasco faccio l’economista dell’Fmi”
dal nostro inviato Paolo MastrolilliIl ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, e la direttrice generale del Fmi Kristalina Georgieva
Washington — Il richiamo dell’Fmi all’Italia sul debito ha irritato così tanto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, da spingerlo a chiedere un chiarimento alla direttrice generale Kristalina Georgieva. Lei ha accettato, riconoscendo gli sforzi già in corso per aggiustare i conti. Dietro le quinte, però, fonti autorevoli allargano le braccia e commentano: cosa potevamo dire di diverso? I numeri sono numeri. Per l’Italia, come per tutti i paesi membri con debito elevato. Il problema non sparisce ignorandolo, anche se Roma fa il possibile per risolverlo, e se l’Fmi evitasse di prenderne atto verrebbe meno al proprio mandato.
Mercoledì il Fondo ha pubblicato il Fiscal Monitor, in cui ha notato che il debito italiano salirà f…
Washington — Il richiamo dell’Fmi all’Italia sul debito ha irritato così tanto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, da spingerlo a chiedere un chiarimento alla direttrice generale Kristalina Georgieva. Lei ha accettato, riconoscendo gli sforzi già in corso per aggiustare i conti. Dietro le quinte, però, fonti autorevoli allargano le braccia e commentano: cosa potevamo dire di diverso? I numeri sono numeri. Per l’Italia, come per tutti i paesi membri con debito elevato. Il problema non sparisce ignorandolo, anche se Roma fa il possibile per risolverlo, e se l’Fmi evitasse di prenderne atto verrebbe meno al proprio mandato.
Mercoledì il Fondo ha pubblicato il Fiscal Monitor, in cui ha notato che il debito italiano salirà fino al 2029, arrivando al 142,3%. Il giorno dopo, presentando l’Outlook per l’Europa, Helge Berger ha risposto così ad una domanda su cosa dovrebbe fare Roma: “Il rapporto debito-pil dell’Italia è calato molto rispetto al picco del 2020, però è vero che resta ancora molto alto. Se guardate le nostre stime, salirà ancora leggermente nei prossimi cinque anni. Diamo il benvenuto all’aggiustamento di bilancio su cui il governo e l’Ue si sono accordati, ma per i paesi come l’Italia che hanno un elevato debito è cruciale essere un po’ più ambiziosi, invece di ridurre solo gradualmente i deficit”.
Giorgetti, nel frattempo atterrato a Washington dopo aver limato la manovra, si è infuriato, perché ritiene che l’Fmi non abbia tenuto conto degli sforzi già compiuti. Quindi, durante una cena della Niaf al Café Milano, si è sfogato: “Quando rinasco voglio fare l’economista del Fondo”.
Venerdì ha visto Georgieva a un evento e le ha chiesto un chiarimento. “Durante l’incontro – secondo il ministero del Tesoro – l’Italia ha ricevuto elogi per il suo impegno a perseguire il consolidamento di bilancio, promuovendo allo stesso tempo la crescita economica”. In serata poi Giorgetti ha presieduto la riunione del G7, che ha varato il prestito da 50 miliardi di dollari all’Ucraina basato sugli interessi dei beni russi congelati. Nelle stesse ore il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin ha incontrato alla Casa Bianca l’inviato speciale per il clima Podesta, con cui ha discusso in particolare il ritorno al nucleare.
L’interpretazione del Mef è che il commento di Berger sul debito fosse generale, ma è stato strumentalizzato dai media per colpire il governo. Infatti ieri Giorgetti ha incontrato le agenzie di rating S&P, Fitch e Moody’s, che hanno espresso giudizi incoraggianti (anche l’agenzia Dbrs in serata ha parlato di “miglioramento della traiettoria fiscale” confermando il rating e alzando l’outlook da stabile a positivo). La verità però è che la domanda veniva dai media italiani, era specifica sull’Italia, e nella risposta Berger ha citato il nostro paese. Quindi nei corridoi si ribadisce che l’Fmi non poteva fare altro.
Il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, ha commentato così: “L’Italia, come altri paesi europei, ha un quadro di riferimento di regole equilibrato, con un ritmo di aggiustamento e riduzione del debito, indispensabile, che è ragionevole e consente di combinarlo con riforme e investimenti altrettanto necessari”.