“Chiedevo troppo a me e agli altri, ma un coach mi ha aiutato”
di Patrizia CapuaSeguire la propria passione senza mai distogliere lo sguardo dalla concretezza. Ed è stato così che Charlène Castellano ha fatto tesoro della sua laurea in Architettura ma il lavoro l’ha cercato altrove. Fino a diventare manager di primo piano in un’azienda che è appaltatore globale nel settore immobiliare e commerciale. La Gse, Global solutions & engineering, gruppo francese dell’edilizia industriale sostenibile, supporta ogni tipo di progetto, dalla ricerca del suolo alla consegna dell’edificio, gli aspetti gestionali, le tempistiche, i costi e la qualità. Opera come general contractor in tutta Europa e Cina. Con la branch del nostro paese da 20 anni, si occupa di design e build ‘chiavi in mano’ per utilizzatori finali, sviluppatori immobiliari e investitori. Castellano, business development director, a nove mesi dalla nascita del suo primo figlio, Gabriele, rientrata dalla maternità, mentre cercava un bilanciamento tra lavoro e vita privata, ha ricevuto ai primi di ottobre una …
Seguire la propria passione senza mai distogliere lo sguardo dalla concretezza. Ed è stato così che Charlène Castellano ha fatto tesoro della sua laurea in Architettura ma il lavoro l’ha cercato altrove. Fino a diventare manager di primo piano in un’azienda che è appaltatore globale nel settore immobiliare e commerciale. La Gse, Global solutions & engineering, gruppo francese dell’edilizia industriale sostenibile, supporta ogni tipo di progetto, dalla ricerca del suolo alla consegna dell’edificio, gli aspetti gestionali, le tempistiche, i costi e la qualità. Opera come general contractor in tutta Europa e Cina. Con la branch del nostro paese da 20 anni, si occupa di design e build ‘chiavi in mano’ per utilizzatori finali, sviluppatori immobiliari e investitori. Castellano, business development director, a nove mesi dalla nascita del suo primo figlio, Gabriele, rientrata dalla maternità, mentre cercava un bilanciamento tra lavoro e vita privata, ha ricevuto ai primi di ottobre una nuova proposta di crescita, un’altra sfida. “Andrò a ricoprire un ruolo trasversale nella gestione delle quattro business unit: logistica, progetti per industria, datacenter e parcheggi multipiano”. Soprattutto questi ultimi sono il must della Goldbeck, azienda familiare tedesca molto presente nel Nord Europa che nel 2019 ha acquisito dall’investitore Towerbrook Capital, il controllo della Gse. “Ci stiamo affacciando a questo mercato per Goldbeck, i multipiano in Germania sono il suo forte, fuori terra, costruiti con moduli standard, stiamo cercando di incrementarli sulla piazza italiana”. Il gruppo Goldbeck che nel 2023 ha realizzato un fatturato totale di oltre 6 miliardi di euro, ha 12 mila dipendenti e 111 filiali in Europa. Il fatturato Italia 2023 ha toccato i 120,991 milioni di euro.
La passione per l’immobiliare
Nata in Francia, a Chambery, paese natale della mamma, il 13 giugno 1990, Charlène Castellano è cresciuta accanto ai nonni a Gudo Visconti, un borgo di neanche duemila abitanti della provincia milanese. Negli anni dell’università, al Politecnico di Milano, si è cercata dei lavoretti, “ho fatto la gelataia, la cameriera, la commessa”. Il suo sogno di fare l’architetto si è scontrato con la realtà. “Dopo la laurea mi sono accorta che eravamo tanti e non avendo nessun tipo di aggancio nel settore ho deciso che quella non era la mia strada”. Sempre attirata dal settore immobiliare tuttavia ha sperimentato due stage legati alla vendita di nuove costruzioni fuori Milano. “Questi passaggi mi hanno formata. In una delle società, la Bricks, piccolina, ho incontrato un’assistente che mi ha spiegato il metodo di lavoro, l’archiviazione, come prepararsi alle riunioni; può sembrare banale ma mi ha aiutato molto, all’università non avevo imparato nulla di tutto questo”. La seconda esperienza è stata nel settore lusso, la vendita di immobili di pregio. “Sono rimasta poco, erano abbastanza disorganizzati”. Chiamata da Bruno Vettore, un cacciatore di teste, zainetto in spalla se n’è andata a Firenze a lavorare per un’altra società del lusso. “Lionard tratta ville e castelli. L’obiettivo era aprire una filiale a Milano, ho seguito i lavori di ristrutturazione, poi ho deciso che quel campo non faceva per me”. Target, la tappa successiva, era una società di real estate in zona Cinque giornate, che si occupava di locazione di uffici a banche multinazionali. “La competenza ormai acquisita mi ha permesso di svolgere anche mansioni di responsabilità”. Ora, la sera prima di addormentarsi Charlène Castellano non legge romanzi o saggi, ma capitolati d’appalto.
L’ingresso in Gse
Su Linkedin agli inizi del 2018 ha trovato un annuncio di Gse. “Quasi un parto il mio ingresso, in quel momento il fatturato non era granché, dopo nove mesi sono entrata nella società come figura junior a supporto dell’ex direttore commerciale Valentino Chiarparin, oggi promosso country manager, e di Robert de Marchi”. Inserita in un percorso di formazione, all’inizio era un gruppo di dieci, per un anno ha lavorato alla casa madre di Avignone, poi via via si è spostata a Barcellona, in Germania e in Romania, per alcune sessioni di apprendimento in ciascuna delle sedi aziendali. “Oggi siamo diventati settanta, con gli esterni un centinaio. Grazie al mercato della logistica cresciuto in questi anni, le mie competenze si sono notevolmente sviluppate. All’inizio lavoravo anche nei week end, ho scoperto che la logistica non è Dhl che mi porta il pacco a casa, ma una filiera, un insieme di processi non facili. Per me era una cosa nuova, ci ho messo tempo per capire i meccanismi: mi sono concentrata, sono ambiziosa, volevo arrivare”. La manager è passata da assistente a direttore commerciale della filiale italiana alla testa di un team di sei persone. “Chiarparin mi ha detto: vai, o nuoti o anneghi. Ma è stato molto presente e in caso di dubbi o perplessità la sua porta era sempre aperta”. Pur avendo abdicato alla professione di architetto, la sua formazione universitaria le ha tuttavia assicurato innegabili vantaggi. “Da noi non tutti sono specialisti, ma se vado a vendere un capannone e di fronte ho un ingegnere, è certo che avere una base tecnica mi è molto utile”. La presenza femminile nel gruppo Gse è al 40 per cento del totale, in Italia il 30 per cento. Sul piano salariale non ci sono discriminazioni tra donne e uomini. “Gse non fa differenza, quello che conta è l’impegno e i risultati. C’è spazio di crescita in base alle proprie capacità. L’uguaglianza tra i sessi è garantita anche al livello di età diverse: ci sono giovani che ricoprono cariche alte, e non solo nei ruoli di back office. Da noi la legale interna è donna, il responsabile delle risorse umane è un uomo”. Sul piano della produttività aziendale in questi anni Gse ha registrato una importante curva di incremento. “Tendiamo ad alzare l’asticella, abbiamo avuto uno sviluppo esponenziale durante il Covid: mai cassa integrazione, lavorato molto in team, i cantieri fermi al massimo per due settimane. In quel periodo abbiamo firmato diversi contratti importanti. Ora siamo a un ribilanciamento: la logistica decresce ma aumentano le richieste dell’industria per sedi, polo produttivo e data center. Per questi progetti c’è grande domanda”. La manager ha aggiustato un poco il tiro sull’impegno senza riserve per la professione. “Ho lavorato fino al 23 dicembre, ho partorito il 5 gennaio. Dipende dalla mia indole. Ma sul rientro la Gse sia in Italia sia in tutto il gruppo non dà pressioni. La ragazza che lavora con me è andata in maternità a giugno e tra non molto ricompatteremo il team”. Charlène Castellano è legata al mondo del basket, “abbiamo giocato tanto io e il mio compagno Emanuele, project manager in una società competitor della mia. Andiamo al campetto, Gabriele gattona, gioca pure Aurora, la figlia undicenne di Emanuele. Sennò facciamo passeggiate in montagna. Cerchiamo di stare in famiglia. La domenica a colazione pancakes con Aurora che mi dà una mano. Mio padre Franco, manager in pensione per il mercato privato di Poste Italiane per il Nord-Ovest, e mia madre Pascale, ex impiegata in una banca di finanziamenti francese, li ho riassunti io perché fanno i nonni”. Questa estate Charlène ha girato la Sardegna in macchina, “è stato difficile con un neonato, ho spostato mezza casa, ma la seconda settimana siamo andati in montagna”. Il posto del cuore resta l’isola di Fuerteventura, alle Canarie. “Ci torniamo spesso quando possiamo, è ancora incontaminato e ci allontana dalla vita frenetica e dal telefono”.
I difetti della manager
La manager denuncia un suo difetto. “Quando mi è stata data la gestione delle persone, pretendevo tutto e subito dagli altri. Cosa sbagliata, non tutti siamo uguali. La società mi ha proposto di farmi seguire da una coach, un percorso lungo più di un anno, mi ha molto provato ma è stato davvero utile. Mi avevano avvisata: non è una chiacchera al bar”. Si riconosce una virtù, “sono multitasking, si passa da un progetto all’altro con grande rapidità”. Le sue paure di oggi: “non riuscire a conciliare il lavoro con l’attività di mamma. Ma non mi sono mai fatta la domanda: non temi di non trovare più il tuo posto dopo essere mancata per sei mesi per la maternità? Ho cambiato tante società, so fare il mio lavoro e non ho mai avuto paura di restare senza”.