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Crisi Volkswagen, l'azienda vuole chiudere tre stabilimenti in Germania. Sindacati in rivolta

Daniella Cavallo, presidente del consiglio di fabbrica di Volkswagen, parlando ai lavoratori a Wolfsburg (reuters)
L’allarme del consiglio di fabbrica: “L’azienda vuole decine di migliaia di tagli. Nessuno è più al sicuro”. Mercoledì il primo incontro con le rappresentanze dei lavoratori
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BERLINO – È una bomba, la rottura di un tabù. E i sindacati sono già sul piede di guerra. Volkswagen ha intenzione di chiudere "almeno" tre stabilimenti in Germania e di tagliare decine di migliaia di posti di lavoro. La battagliera capa del Consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo, lo ha rivelato alla riunione dei dipendenti convocata per stamane, aggiungendo che i vertici del maggiore colosso automobilistico europeo "vogliono anche ridimensionare gli altri stabilimenti" e imporre pesanti sforbiciate a orari, stipendi, linee di produzione e turni. Un massacro che "riguarderà tutti gli stabilimenti: nessuno è più al sicuro".

Se confermato, il piano rappresenterebbe una rottura storica col passato: mai dalla sua fondazione, un secolo fa, Volkswagen ha chiuso una fabbrica in Germania. Il marchio "del popolo" impiega 120mila persone in dieci stabilimenti. Secondo Handelsblatt, i tagli draconiani sono stati ribattezzati dai sindacati il "piano avvelenato". Ma i vertici hanno dormito per anni mentre la Cina investiva in modo massiccio sull'elettrico. E fanno i conti enormi costi del lavoro e in particolare con concorrenti come la giapponese Toyota che produce due milioni di vetture in più con la metà dei dipendenti.

Mercoledì il primo incontro con i sindacati

L'azienda, per ora, tace, ma parlerà mercoledì, quando è previsto il primo incontro con il sindacato metalmeccanico IgMetall per il rinnovo del contratto. Ma a fronte della pesante crisi e delle intenzioni dei vertici di decurtare le buste paga fino al 18%, è del tutto utopistico pensare in un accordo: le rappresentanze dei lavoratori chiedono aumenti del 7%.

La crisi più grave del maggiore colosso automobilistico tedesco cade oltretutto in un momento drammatico, di totale caos politico. Basti pensare che il cancelliere Olaf Scholz aveva convocato per domani una riunione con sindacati e aziende per parlare di iniziative di rilancio dell'economia e il ministro delle Finanze Christian Lindner ha fatto sapere di aver organizzato un contro vertice con altre imprese per fare lo stesso. Le voci su una possibile crisi di governo ed elezioni anticipate a marzo sono ormai assordanti. In quel caso il salvataggio delle fabbriche della Volkswagen rischia di diventare il principale argomento di campagna elettorale.

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