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Acri-Ipsos, quasi la metà delle famiglie riesce a risparmiare. Ma una su cinque è in rosso

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Diverse le attitudini tra anziani, che mettono da parte i soldi per far fronte alle spese impreviste, e i giovani, che lo fanno per concedersi svaghi. Ma sono anche più sensibili all’impatto ambientale degli investimenti
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ROMA – I più anziani (Boomers e Gen X) risparmiano per «far fronte a spese impreviste», i più giovani (Gen Z e Millennials) per concedersi «viaggi e svaghi». La cultura del risparmio, da sempre fortissima in Italia, è cambiata nei cento anni che l’Acri, l’Associazione delle Casse di Risparmio, celebra il 31 ottobre, con gli interventi del presidente Giovanni Azzone, del presidente dell’Abi Antonio Patuelli, del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, e del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.

Un cambiamento è rappresentato sicuramente dal balzo in avanti delle “cicale”, cioè chi non risparmia perché «preferisce godersi la vita senza preoccuparsi troppo del futuro», passate dal 7% dell’anno scorso al 12%, mentre si riduce la quota di chi dichiara di non vivere tranquillo se non mette da parte qualche risparmio.

ROMA – I più anziani (Boomers e Gen X) risparmiano per «far fronte a spese impreviste», i più giovani (Gen Z e Millennials) per concedersi «viaggi e svaghi». La cultura del risparmio, da sempre fortissima in Italia, è cambiata nei cento anni che l’Acri, l’Associazione delle Casse di Risparmio, celebra il 31 ottobre, con gli interventi del presidente Giovanni Azzone, del presidente dell’Abi Antonio Patuelli, del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, e del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.

Un cambiamento è rappresentato sicuramente dal balzo in avanti delle “cicale”, cioè chi non risparmia perché «preferisce godersi la vita senza preoccuparsi troppo del futuro», passate dal 7% dell’anno scorso al 12%, mentre si riduce la quota di chi dichiara di non vivere tranquillo se non mette da parte qualche risparmio.

Più benessere, ma anche più famiglie in difficoltà

Ma non risparmiare non per tutti è una scelta: quasi una famiglia su cinque dichiara di aver speso più di quanto guadagna, o di essere stato costretto a ricorrere a prestiti negli ultimi 12 mesi. Anche se nell’insieme dall’indagine che, come ogni anno, l’Acri ha commissionato all’Ipsos, emerge una situazione migliore rispetto all’anno scorso e anche rispetto al periodo precedente alla pandemia: il 49% delle famiglie dichiara un tenore di vita migliorato o più facile da mantenere, contro il 44% nel 2018.

Aumentano però anche le famiglie in forte difficoltà: la quota di chi dichiara di trovarsi in una situazione grave per ragioni legate al lavoro sale dall’8% dell’anno scorso al 10%. Ma più in generale prevale la prudenza, e la sensazione che sia meglio concentrare le spese su quello che serve piuttosto che concedersi svaghi o acquisti voluttuari.

Aumentano infatti le spese per i beni “di sopravvivenza”, e si riducono quelle per le attività fuori casa e di divertimento: calano tra il 15 e il 14% le spese per viaggi e vacanze, ristoranti e pizzerie, cinema, teatro e concerti. E non si crede più neanche tanto nelle lotterie, o nel Superenalotto. Mentre esplode la spesa per prodotti medicinali e farmaceutiche (+39%), per la prevenzione delle malattie, dalle visite di controllo ai vaccini (+33%) e i prodotti alimentari e per la casa.

I giovani più sensibili all’impatto ambientale

Risparmiatori, ma non investitori: il 63% degli italiani preferisce tenere i risparmi liquidi. Tra chi investe, però, avanza di due punti percentuali la quota di chi sceglie prodotti un po’ più rischiosi (passa dal 7 al 9%) mentre si riduce nella stessa misura (dal 38 al 36%) quella di chi preferisce strumenti finanziari “sicuri”. Gli investimenti immobiliari ormai sono lo strumento d’investimento preferito di meno di un italiano su tre (28%).

Tra le generazioni, sono i più giovani (Generazione Z) a considerare maggiormente le attività d’investimento con impatto positivo su ambiente, società , mettendo il rendimento in secondo piano. La valutazione della rischiosità dell’investimento rimane invece al primo posto per i boomers.

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