Bienati “Era tutto previsto, ci vuole una soluzione europea”
di Diego LonghinTORINO — «La situazione di Volkswagen dimostra che la soluzione deve essere europea e non riguarda il singolo produttore. E non parlo di tornare indietro rispetto al regolamento sull’abbattimento delle emissioni di CO2 e sulla transizione del comparto verso l’elettrico. Piuttosto di rilanciarlo. Questa era una crisi annunciata». Massimiliano Bienati, capo programma trasporti di Ecco, think tank che con Bocconi ha promosso una conferenza sui rischi delle politiche a neutralità tecnologica nella transizione, spiega cosa servirebbe al settore auto.
Bienati, perché parla di crisi annunciata?
«Perché è dal 2017 che si parla della riduzione delle emissioni di CO2 ed è dal 2019 che sono stati fissati gli obiettivi. Si sa che nel 2025 ci sarebbe stato uno scalino importante. Non è stato un fulmine a ciel sereno. Pur solidarizzando con i lavoratori, tutta questa polemica intorno al regolamento europeo mi stupisce. I car maker hanno investito centinaia di miliardi. Il problema è che non si è lavorato per tempo sulle catene di fornitura, non si è ristrutturata la filiera, orientandola solo all’elettrico, come hanno fatto in Cina, ma con piattaforme miste. Ora si è arrivati al dunque e sarà più traumatico».
Rallentare la transizione per renderla meno traumatica?
«Sarebbe un pessimo segnale ai mercati. E non si tratterebbe solo di tornare indietro, ma di perdere altro terreno nell’innovazione, oltre a ritardare la mitigazione del problema climatico. Bisogna accelerare».
Servono risorse europee?
«C’è bisogno di denaro, questo sì. Il fondo europeo è una strada da intraprendere, ma quelli europei non dovrebbero essere soldi che servono per incentivare gli acquisti di auto, ma per innovare la catena produttiva, trasformare il settore e affrontare i problemi sociali. Misure che prenderanno forma con il Clean Industrial Deal».
Dite no agli incentivi per l’acquisto?
«Con i fondi della Ue si. Si usino le risorse nazionali. Il fatto che il governo abbia tagliato il fondo automotive aggrava la situazione in Italia. Mi chiedo come Urso potrà rilanciare la produzione nazionale, che o sarà elettrica o non ci sarà, senza quei fondi».