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Irpef, Paese sbilanciato: il 90% delle tasse è pagato dal 40% degli italiani

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Il report del Centro studi Itinerari Previdenziali e Cida:“La Manovra colpisce chi contribuisce di più”. La spesa assistenziale cresce del 126% e pesa solo sul ceto medio
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ROMA – Il gettito Irpef nel 2023 è aumentato del 6,3% rispetto all’anno precedente, anche se meno del Pil nominale. Ma il problema è che, malgrado il miglioramento di crescita e occupazione, il 45,16% degli italiani non ha redditi e di conseguenza vive a carico di qualcuno. Su 42 milioni di dichiaranti, poi, il 75,57% dell'intera Irpef è pagato da circa 10 milioni di contribuenti, mentre i restanti 32 ne pagano solo il 24,43%. I dati emergono dall'ultimo Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate di Itinerari previdenziali e Cida.

«Emerge che il 40% della popolazione italiana si carica oltre il 90% delle tasse e il restante paga circa l'8% dell'Irpef. E' un Paese un po’ sbilanciato dove finanziare forme di welfare è sempre più complicato», rileva il presidente di Itinerari previdenziali, Alberto Brambilla.

Una situazione che, con la riforma fiscale, non potrà che peggiorare: «La nuova manovra, con tagli ai massimali delle detrazioni a partire dai 75.000 euro di fatto, rappres…

ROMA – Il gettito Irpef nel 2023 è aumentato del 6,3% rispetto all’anno precedente, anche se meno del Pil nominale. Ma il problema è che, malgrado il miglioramento di crescita e occupazione, il 45,16% degli italiani non ha redditi e di conseguenza vive a carico di qualcuno. Su 42 milioni di dichiaranti, poi, il 75,57% dell'intera Irpef è pagato da circa 10 milioni di contribuenti, mentre i restanti 32 ne pagano solo il 24,43%. I dati emergono dall'ultimo Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate di Itinerari previdenziali e Cida.

«Emerge che il 40% della popolazione italiana si carica oltre il 90% delle tasse e il restante paga circa l'8% dell'Irpef. E' un Paese un po’ sbilanciato dove finanziare forme di welfare è sempre più complicato», rileva il presidente di Itinerari previdenziali, Alberto Brambilla.

Una situazione che, con la riforma fiscale, non potrà che peggiorare: «La nuova manovra, con tagli ai massimali delle detrazioni a partire dai 75.000 euro di fatto, rappresenta – secondo l’analisi di itinerari previdenziali – un aumento di tassazione per chi contribuisce di più». «Si trasmette così un messaggio allarmante: che in Italia non conviene eccellere, produrre o innovare. Conviene, invece, evadere e occultare», osserva Brambilla.

Se i contribuenti che sostengono il Paese tendono a diminuire, al contrario la spesa per assistenza aumenta in misura esponenziale, e quindi diventa un carico sempre meno sopportabile. In 10 anni la spesa per il welfare è aumentata del 30% «a causa di una vertiginosa spesa in assistenza, pari a +126%». «Di fatto, nel nostro sistema fiscale il peso per chi produce e contribuisce è ormai insostenibile. - dice Stefano Cuzzilla, presidente del Cida - Mentre l'inflazione ha mangiato il 24% del potere d'acquisto in 15 anni, questa minoranza continua a sostenere sanità, assistenza sociale e servizi per tutti, spesso senza alcun beneficio diretto. Mi chiedo fino a quando sarà disponibile a farlo».

Il sistema Italia, in definitiva, si regge sulle spalle di un ceto medio sempre più sparuto: considerando anche spesa assistenziale e welfare degli enti locali, vengono redistribuiti in totale 240,56 miliardi di euro su circa 661 di entrate, al netto dei contributi sociali. In pratica, viene redistribuito l'86,33% di tutte le imposte dirette (circa 278 miliardi) a beneficio soprattutto del 53,19% degli italiani delle prime tre fasce di reddito. Ma gli autori dell’Osservatorio si chiedono quanto possa essere considerato credibile che «quasi la metà degli italiani viva con circa 10mila euro lordi l'anno».

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