Una estrazione in più del Lotto e proroga delle concessioni: il governo fa cassa sui giochi. “Ma servono gare e riforma del settore”
di Raffaele RicciardiMILANO – Anche nella manovra per il 2025 il gioco si è conquistato un posto al sole. Ma a sentire chi rappresenta la categoria, ne avrebbe fatto volentieri a meno. La legge di Bilancio rende strutturale l’estrazione del venerdì di Lotto e SuperEnalotto, introdotta dall’estate 2023, ipotizzando di incassare 105 milioni di euro aggiuntivi, 50 dei quali destinati al Fondo per le emergenze nazionali. A questo si aggiunge una nuova proroga, alla fine del 2026 (da fine 2024), delle concessioni per la raccolta: si parla di Bingo, scommesse nella rete di agenzie, e delle cosiddette “macchinette” che stanno in sale o angoli dedicati dei pubblici esercizi. Il tutto accompagnato da una attualizzazione del valore delle concessioni che – secondo la relazione tecnica – porterà in dote complessivamente 466 milioni di euro (con gli apparecchi a pesare ben oltre la metà del totale).
Emmanuele Cangianelli, presidente di Egp, l’Associazione italiana esercenti giochi pubblici sotto il cappello della…
MILANO – Anche nella manovra per il 2025 il gioco si è conquistato un posto al sole. Ma a sentire chi rappresenta la categoria, ne avrebbe fatto volentieri a meno. La legge di Bilancio rende strutturale l’estrazione del venerdì di Lotto e SuperEnalotto, introdotta dall’estate 2023, ipotizzando di incassare 105 milioni di euro aggiuntivi, 50 dei quali destinati al Fondo per le emergenze nazionali. A questo si aggiunge una nuova proroga, alla fine del 2026 (da fine 2024), delle concessioni per la raccolta: si parla di Bingo, scommesse nella rete di agenzie, e delle cosiddette “macchinette” che stanno in sale o angoli dedicati dei pubblici esercizi. Il tutto accompagnato da una attualizzazione del valore delle concessioni che – secondo la relazione tecnica – porterà in dote complessivamente 466 milioni di euro (con gli apparecchi a pesare ben oltre la metà del totale).
Emmanuele Cangianelli, presidente di Egp, l’Associazione italiana esercenti giochi pubblici sotto il cappello della Fipe-Confcommercio, come avete accolto queste proroghe onerose?
Le concessioni hanno subito nove inasprimenti fiscali nell’arco di quattordici anni. In questo caso, se non altro, è un ‘male necessario’ connesso alla proroga delle concessioni, senza nuovi prelievi. Certo resta la sensazione di essere un bancomat per le Finanze pubbliche. Parliamo di un settore che nel complesso, tra tutte le tipologie di giochi, porta 11 miliardi di entrate; e con le gare previste per il prossimo anno su Lotto e gioco online, un altro miliardo e mezzo. Nel nostro ambito, quello che chiediamo è che si arrivi al riordino del settore e alle gare.
Cosa le ostacola?
Manca ancora l’intesa in Conferenza unificata tra Stato, Regioni e Comuni per definire regole comuni comune per la distribuzione dei punti di vendita e le misure di prevenzione del gioco minorile e compulsivo. Restiamo ancorati a quelle degli enti territoriali, distanze da luoghi sensibili e limitazioni orarie, che non funzionano. Basta andare nei punti di vendita con una certa continuità: da un lato è aumentata la tassazione e quindi molti hanno chiuso. Dall’altro molto gioco si è trasferito online, sui tablet online: è molto meno controllabile.
Sembra sia in atto una ‘balnearizzazione’ del settore…
In termini giuridici sì, ma noi vogliamo insistentemente andare ai bandi e cercare le risorse finanziarie per investire.
Cgil e Federconsumatori stimano che siano oltre 1,5 milioni i giocatori problematici a cui si aggiungono 1,4 milioni di giocatori con rischio moderato e 2 milioni a basso rischio: numeri enormi. Cosa offrite per ridurli?
Regole chiare darebbero agli operatori la possibilità di fare piani di investimenti tecnologici che, finché si ragiona con la logica delle proroghe, non arriveranno. Filtri all’accesso, IA per verificare l’età di chi gioca e segnalare potenziali problemi all’esercente: sono presidi che le imprese possono sviluppare solo se c’è un orizzonte sostenibile di investimento. Nello stesso obbligo concessorio si devono prevedere interventi per limitare il gioco compulsivo: i concessionari hanno la possibilità di intercettare i giocatori patologici per informarli e indicargli i supporti di cui hanno bisogno.
Nel 2023 gli italiani hanno giocato quasi 150 miliardi di euro, l’8,5% in più dell’anno prima. La spesa, cioè al netto delle vincite, è stata di oltre 20 miliardi. Fatto salvo il periodo del lockdown, settore non pare conoscere: non è giusto contribuire al bilancio pubblico?
Parlare delle somme giocate è fuorviante, perché sono effetto della crescita dell’online: ha una restituzione in vincite più alta e quindi genera un effetto moltiplicatore sulla spesa perché chi vince gioca di nuovo. Se guardiamo alle somme spese, la crescita post-lockdown è in linea con quella dell’economia. Quanto al nostro contributo, è già previsto nell’affidamento concessorio stesso: più cresce l’attività, maggiore è l’onere versato. Non è un caso se il mercato si è molto concentrato negli ultimi dieci anni: non è stato così redditizio.